Maria Grazia Cucinotta al SalinaDocFest 2015 - Foto Vito Costa/blogTAORMINA ©2015

Un trasferimento fortunato – Dal cluster Bio-Mediterraneo di Expo al Carlyle Brera Hotel di Milano. Chiuso il primo, la presentazione del SalinaDocFest 2015 si è dovuto spostare nel secondo. E proprio male non gli è andata. Cornice elegante, pieno centro di Milano, un buffet d’aperitivo all’inizio e uno per la cena alla fine. Come se si fosse in Sicilia, come se si fosse a Salina. Tutti prodotti dell’isola, prelibatezze tipicamente note a chi vive nella provincia dello Stretto: braciolettine alla messinese, involtini di peperoni, involtini di pesce spada, caponatina. Al Carlyle di Milano, ieri sera, si respirava l’aria del Mediterraneo. Anche perché il Mediterraneo era ovunque. Fuori dall’hotel, sei quadri con le fotografie di Giò Martorana ritraevano Salina. Dentro l’hotel, nell’elegantissima sala scelta per l’evento al piano rialzato, video, foto e prodotti tipici dell’isola. E tutta la prima parte della serata è stata dedicata alla cornice del festival, quasi a volerla riprodurre lì, quasi a voler far percepire ai presenti di essere già lì, a Salina, per il festival del documentario narrativo.

Una bellissima sorpresa – In questa trasposizione milanese delle Eolie, non poteva mancare quella che è stata la sorpresa della serata, un fuoriprogramma di bellezza ed eleganza messinese: Maria Grazia Cucinotta ha sottratto oltre un’ora alla registrazione di un programma tv per fare da madrina inaspettata della serata. Innamorata di Salina com’è lei, che tutti ricordiamo lì sull’sola al fianco di Massimo Troisi ne “Il postino”. <<Durante le pause delle riprese potevamo godere dell’incanto di Salina e ci andavamo a riposare al Signum>> – ha raccontato l’attrice riferendosi a uno degli hotel più rappresentativi dell’isola, patrocinatore della serata e accompagnato a Milano da altre strutture ricettive principali, come l’Hotel Ravesi. A Salina la Cucinotta torna appena può e il suo amore per quella terra si è materializzato ieri sera, con una presenza imprevista tutta nata dal cuore. Introduzione ideale, oltretutto, per un evento che di lì a poco si sarebbe concentrato anche sul cinema. Sebbene il documentario non sia un genere di grande fruizione o che nell’immaginario collettivo venga associato al grande schermo.

Un deserto di fecondità – Perché <<il documentario non lo guarda nessuno – ha spiegato contrariata Giovanna Taviani, fondatrice del SalinaDocFest – è un genere che non ha mercato, che tutti associano solo ai documentari del National Geographic, ma il documentario è molto di più ed è il genere del futuro>>. E’ energica la figlia di Vittorio Taviani, passionale. Se la Cucinotta la ricordiamo sulle ripide strade bruciate dal sole di Salina, lei è quella bimba che nel film del padre, Kaos, si rotola nelle sabbie bianche di Lipari. Un’esperienza che tutti i bambini di allora sognavano di ripetere. <<Da quando sono piccola Salina fa parte della mia famiglia – ha raccontato la regista -, perché mio padre e mio zio (i fratelli Taviani, ndr) hanno deciso di vivere lì e vogliono essere sepolti lì. Perciò per me era normale voler portare il cinema, il lavoro che faccio, su quell’isola>>. Poi ha raccontato le origini del SalinaDocFest: <<Quando ho deciso di fare il festival, e di farlo in un’isola così difficile, sembrava un’impresa ardua. Perché Salina è piccola e lontana, con collegamenti difficoltosi. Ma le Eolie sono le isole del cinema – ha spiegato -. Non solo Salina, anche Stromboli, Lipari, Vulcano. Le Eolie sono come la Sicilia: sono un deserto di fecondità e io voglio raccontare questo conflitto>>.

Una sete di realtà – Un conflitto tra bellezza e difficoltà, tra magia e dolore, tra vita e morte. Un conflitto che è il tema dell’edizione 2015 del SalinaDocFest, “Conflitti e Periferie”. <<Noi portiamo sull’isola i temi del dolore, del conflitto, dell’immigrazione. E li raccontiamo per come sono nella realtà. Il SalinaDocFest nasce dalla sete di realtà. Fin dall’inizio noi volevamo tornare a raccontare il nostro Paese, e il documentario ti permette di farlo in maniera più forte di qualsiasi altro genere. Perché il documentario è realtà, non è la finzione delle fiction. Coi documentari noi raccontiamo storie vere e con il SalinaDocFest lo facciamo in una cornice meravigliosa>>. L’appuntamento, dunque, è dal 16 al 20 settembre prossimi. In mezzo al Mediterraneo, tra i suoi odori, i suoi sapori e i suoi colori, la realtà di un Paese si trasferisce nel deserto di fecondità delle Eolie, nell’atmosfera magica e rude dell’isola di Salina.

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