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Agorà, una questione globale – La pista di pattinaggio in piazza IX Aprile ha avuto vita breve, anzi brevissima. Le cittadine e i cittadini di Taormina, e in generale tutti quelli che considerano la Perla dello Jonio un punto di riferimento culturale e storico, possono tirare un sospiro di sollievo. L’agorà di Taormina, con l’ordinanza di «immediato spostamento» voluta dal sindaco Eligio Giardina, non è salva da tentativi di economicizzazione. Ci mancherebbe altro. Questa non è una questione politica, ma culturale nel senso più ampio del termine. L’agorà come bancomat delle città, come luogo svuotato dai suoi secoli di vita e riempito da eventi mordi e fuggi che rischiano di compromettere la sua integrità per sacrificarla sull’altare dell’iper-capitalismo. Nell’età contemporanea l’agorà non è più l’anima della città. Ha perso la sua funzione umana. In questo luogo i cittadini si trasformano in meri consumatori. Proprio come nei centri commerciali, parlano poco e spendono molto. Niente cultura, ormai rintanata sempre tra quattro mura. L’agorà attuale è lo specchio della nostra società: vuota e priva di una visione verso il futuro.

Oltre i battibecchi della classe politica – Per parafrasare il filosofo tedesco Ernst Jünger, potremmo dire che non si riesce ad andare “oltre la linea”. No, non è un problema di Taormina. È una questione globale e in un mondo che ha accorciato le distanze (almeno nelle apparenze), non potrebbe essere altrimenti. Questa pista di pattinaggio montata in fretta e furia in nottata offre un’occasione unica. Quella di riflettere sull’agorà e sul significato di questa parola in una città come Taormina, che non è un luogo come altri. E non si tratta di campanilismo, ma è una constatazione storica. Al di là di ciò, in piazza IX Aprile è successo di tutto. Sono arrivate anche le forze dell’ordine, dopo le proteste di qualche esponente delle opposizioni. I consiglieri Pinuccio Composto e Alessandra Caltabiano hanno manifestato il loro dissenso. Giusto così, fa parte della democrazia. L’opposizione fa il proprio mestiere, ma una vicenda del genere non può non far sorgere alcune domande che si pongono al di là delle polemiche. Interrogativi che dovrebbero aiutare a comprendere come si è potuti arrivare a questa presa di posizione.

Politica ed economica sulla pista – Nell’autorizzazione dell’installazione della pista di ghiaccio Ixtraice, si legge che sarebbe dovuta rimanere in piazza per un mese e per la precisione fino al 31 maggio. Una pista che avrebbe dovuto garantire, in vista della mostra di Picasso dal 4 luglio al 13 settembre 2015, l’impegno dell’associazione culturale “Woodstock” per la «copertura intera della facciata della chiesa Sant’Agostino, con pubblicità dell’evento». Un modo per cercare di rendere esteticamente più presentabili i lavori in corso alla chiesa, ma a quale prezzo? Il documento porta le firme del vicesindaco e assessore al Turismo, Ivan Gioia, e del dirigente responsabile area Giovanni Coco. È chiaro che una decisione del genere destabilizza la maggioranza politica e in particolar modo il sindaco che, in questi mesi, sta cercando di rimodulare la sua squadra per ottenere un nuovo slancio. È strano che un qualcosa del genere si sia verificato proprio in questo momento così delicato per la vita politica taorminese. Che sia stata un’imboscata o meno nei confronti del sindaco, sarà il tempo a dircelo. Oppure se la questione sia strettamente economica, ancora, non è dato saperlo. Sta di fatto che ci sono molte ombre sulla pista di pattinaggio, che come obiettivo potrebbe avere quello di far scivolare qualcuno.

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