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Taormina aderisce al progetto “I Art” – Il progetto “I Art” è stato avviato grazie ai finanziamenti dell’assessorato ai Beni culturali. È un’idea complessa e contemporanea che coinvolge più di cento comuni siciliani. Il tema principale è quello di riadattare l’identità e la cultura della Sicilia alla contemporaneità. Per decenni il concetto di “cultura” è stato astratto e futile, ma in seguito alla violenta crisi finanziaria del 2008 è diventato un potenziale volano per la ripresa economica e occupazionale. L’idea è nata nella città di Catania e poi si è diffusa nel resto della Sicilia. “I Art” dovrà creare una rete internazionale di artisti legati dal concetto di “identità”. È un progetto che prevede laboratori con arti performative, un festival “I Art” che comprende circa 120 eventi, oltre 100 titoli di rassegna cinematografica, la creazione di 23 centri culturali e un festival della musica. Anche il comune di Taormina ha aderito al progetto che, in generale, prevede «la realizzazione di una rete dell’arte contemporanea siciliana nei comuni aderenti al progetto, che riesca a coinvolgere artisti emergenti e celebri, associazioni, compagnie e organizzazioni di tutte le province siciliane, operanti nel campo dell’arte contemporanea, anche le università e le accademie, il cui obiettivo è stimolare la crescita culturale e l’aggregazione artistica a livello regionale, coinvolgendo il sistema delle identità locali».

Un profilo professionale e meritocratico – Entrare a far parte del polo diffuso per le identità e l’arte contemporanea in Sicilia, vuol dire emanare un avviso pubblico per cercare un esperto di tradizioni popolari e identità locali. Un’azione che il comune della Perla dello Jonio ha avviato, come si può scorgere dall’albo pretorio, con trasparenza. Ricercare una professionalità del genere, in una città come Taormina, non è certo qualcosa che può passare in secondo piano. Anche se il compenso ammonta a 2 mila euro, il lavoro che andrà a svolgere “l’esperto di tradizioni popolari e identità locali” ricadrà sull’immagine di un luogo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. È chiaro che serve un curriculum di un certo livello che non include qualche “aiutino” da parte delle segreterie di partito. Se così fosse, si potrebbe pensare che la parola “meritocrazia” può essere un buon argomento durante le campagne elettorali, ma nei restanti mesi dell’anno torna a essere una parolaccia. Già, la meritocrazia. Leggendo l’oggetto dell’incarico presente nell’avviso pubblico questo termine sembra il grande protagonista.

Nell’oggetto dell’incarico ci sono richieste ben precise – «Il soggetto aggiudicato svolgerà le seguenti funzioni: ricerche storico antropologiche sulle identità territoriali, a partire dal loro patrimonio culturale immateriale, in armonia con i principi della Convenzione Unesco del 2003 secondo la metodologia Reil; mappatura delle celebrazioni, espressioni e saperi del territorio di riferimento; produzione di schede e materiale fotografico e audiovisivo relativo alle risorse identitarie mappate». Inoltre «il candidato o la candidata al ruolo deve possedere ottime capacità organizzative, comunicative e relazionali». Parole che non lasciano spazio a dubbi. Serve un curriculum vitae che faccia rima con professionalità e non con appartenenze politiche o aspetti simili. “Ma daccili sti dumila euro pi du misi”, potrebbe essere un pensiero condiviso da molti. Però se la crisi economica, anche da un punto di vista filosofico, ci ha insegnato qualcosa è che da momenti di difficoltà si può ripartire mettendo da parte gli errori del passato. Si, questo modo di pensare dovrebbe essere accantonato. Sennò poi è troppo facile lamentarsi dell’assenza della mappatura storica in qualche sito di interesse turistico e artistico. Servono competenze, anche se si tratta di duemila euro (che, tra l’altro, in un periodo del genere è meglio non banalizzare).

Competenze culturali e tecniche – C’è in gioco l’immagine di Taormina e la capacità di mettere in relazione la sua identità e la tradizione con l’epoca contemporanea. L’idea generale del progetto, come sottolineato nella presentazione che si è svolta a Palermo, è quella di fare della Sicilia e dei suoi comuni un punto di riferimento per l’arte e la cultura. Si comprende bene che una città a vocazione culturale come Taormina non può permettersi di trasformare un simile incarico in una postazione adibita al folto sottobosco della politica. Al di là delle competenze antropologiche e storiche, come si apprende dall’avviso pubblico diramato dal comune, c’è una precisa richiesta di produrre «schede e materiale fotografico e audiovisivo relativo alle risorse identitarie mappate». Questo vuol dire avere confidenza con i nuovi mezzi di comunicazione (da non confondere con il possedere un profilo social) e ottime capacità di promuovere video e materiale fotografico. È un’occasione per rilanciare Taormina e il suo brand. Meglio lasciare in un angolo la “manciugghia”.

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