Le colpe dell’Europa – La tragedia di domenica scorsa ha sconvolto l’Italia e tutta l’Europa. Nelle prime pagine dei principali quotidiani del vecchio continente si discute dell’infinita situazione delle migrazioni. Un flusso che appare interminabile e dopo le degenerazioni degli ultimi mesi in Nord Africa e in Medio Oriente, a causa del fanatismo e delle mire espansionistiche dell’Isis, sono previsti arrivi difficili da quantificare. Un esodo biblico che oltre a provocare migliaia di morti nelle acque del Mare Nostrum, potrebbe cambiare la fisionomia dell’Europa. È questo l’altro grande tema sul quale si sta discutendo nei paesi comunitari in queste ore. In Germania, per esempio, sul quotidiano “Die Welt” si pone una domanda ben precisa: «Siamo pronti ad accettare un’altra Europa?». Difficile, se non impossibile, contrastare queste migrazioni che non si sono fermate neanche con l’inverno e il brutto tempo. Per il giornale teutonico le colpe europee sono diverse. La responsabilità dell’Europa è legata all’incapacità di contrastare e risolvere, almeno in parte, un simile fenomeno e, andando più indietro nel tempo, alle colpe coloniali che molte nazioni continentali si trascinano dietro.

Quale Europa? – Alcuni paesi europei sono complici della miseria economica e culturale del Nord e del Centro Africa. Detto questo, di fronte a un continuo flusso difficile da controllare, il rischio è vedere stravolti i tratti distintivi dell’Europa. L’arrivo di milioni di disperati potrebbe modificare la struttura europea e quindi verrebbero modificati anche usi e costumi continentali. Non un cambio di pelle, ma una nuova cultura e un diverso modo di vivere rappresentato da persone abituate a vivere secondo norme ben diverse. Accanto alla riflessione del giornale tedesco, c’è il suggerimento di “Le Monde”. Il quotidiano francese si chiede se l’Australia potrebbe diventare un esempio da seguire. Da quelle parti nessuno, immigrato o rifugiato politico, viene ammesso nei confini senza visto. È una regola irrinunciabile. È dal 2013 che nessuna barca con a bordo migranti, soprattutto da Sri Lanka, Iraq, Iran, Afghanistan e Vietnam, viene accettata all’interno delle acque territoriali. Un «approccio radicale» che sta avendo i suoi effetti. Nessun migrante è morto in mare e nessuna imbarcazione è arrivata sulle coste australiane. Il progetto del Primo ministro, Tony Abbott, ha avuto successo.

La soluzione dell’Australia – In quindici mesi non c’è stato alcun morto in mare. E questo non vuol dire che nessuno ha provato a entrare in territorio australiano. Negli ultimi due mesi, come ha riferito il Dipartimento per l’immigrazione, hanno tentato di entrare ben 908 barche. Altro aspetto di questo piano riguarda gli arresti dei migranti. Molti vengono rispediti nei paesi di origine e altri, in base a degli accordi tra l’Australia e altri stati come Papua Nuova Guinea e Cambogia, vengono trasferiti in centri di detenzione. Ad esempio l’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, è la sede di un centro che ospita circa mille migranti. Le associazioni umanitarie, però, criticano l’Australia in quando violerebbe i diritti umani. Quindi, oltre ai grandi costi di un’operazione del genere, gli aspetti umanitari impedirebbero all’Europa di applicare un simile programma. Infine, sottolinea “Le Monde”, nessun Paese al confine con l’Unione Europea sarebbe disposto a stringere patti come quelli tra Australia e Cambogia. Insomma, l’Australia ha risolto il problema dei migranti, ma a quale prezzo?

© Riproduzione Riservata

Commenti