Interessante appuntamento venerdì 24 aprile, alle ore 18 presso la Fondazione Mazzullo di Taormina. Il magistrato Marzia Sabella e la giornalista Serena Uccello presentano il loro libro “Nostro Onore” (Einaudi). L’incontro è organizzato da Libreventi Taormina, in collaborazione con Fondazione Mazzullo e Acva-Associazione Antiracket Commercianti Valle d’Alcantara Giardini Naxos. Nella suggestiva cornice di Palazzo dei Duchi di S. Stefano, sede della Fondazione Mazzullo, l’evento sarà moderato da Antonella Ferrara, Presidente del Festival Internazionale del Libro Taobuk. Interverranno il giornalista Claudio Fava, Giuseppe Scandurra, Presidente Fai (Federazione Associazioni Antiracket) e Giancarlo Moschella, Presidente Acva.

«L’11 aprile del 2006 in un casolare alle porte di Corleone viene catturato, dopo quarantatré anni di latitanza, Bernardo Provenzano. Nel pool di investigatori che hanno coordinato le indagini c’è anche una donna, il pubblico ministero Marzia Sabella. Un libro, scritto con la giornalista Serena Uccello, in libreria per Einaudi dal titolo “Nostro Onore – Una donna magistrato contro la mafia” ne ripercorre ora la storia. La storia di quella cattura e la storia di vent’anni di inchieste alla procura di Palermo. Mafia certamente, dalle prime indagini, quelle del dopo stragi, fino ad arrivare a Provenzano, e fino a Matteo Messina Denaro, l’ultimo capo latitante. Ma pure il racconto, con una narrazione vibrante ma priva di enfasi e che sa cedere all’ironia, della quotidianità di chi lotta contro di essa. E sullo sfondo la cronaca di un ventennio complesso e del cambiamento del sentire comune verso la magistratura. “Nostro Onore” ci restituisce infatti un ritratto antieroico dei magistrati anche quando vivono eventi straordinari. Nei dieci capitoli del libro si intrecciano decine di grandi e piccoli vicende, nomi illustri e oscuri protagonisti dell’ordinaria amministrazione della giustizia, senza il timbro del saggio ma piuttosto attraverso una prosa fatta di immagini e voci dove caratterizzante è il punto di vista femminile. “Ho voluto provare – scrive Sabella – a restituire, a chi non la conosce, la storia ordinaria, e però straordinaria, di una somiglianza , di una vicinanza, di una relazione. Del magistrato con il popolo in nome del quale applica la legge…Perché l’onore, quello vero, è dato dalla sacralità del Codice e di chi, di quel Codice, difende le ragioni”».

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