I popoli che si affacciano sul Mediterraneo – Lo scrittore e drammaturgo nato a Gerusalemme conosce bene il mar Mediterraneo. È nato in un Paese, Israele, che si affaccia sul Mare Nostrum. La vicenda dei migranti che continuano a morire a centinaia non lascia indifferenti i popoli che si affacciano sul mare. Loro, più degli altri, guardano quelle acque blu sinonimo di viaggio, scoperta, relax, divertimento, poesia e pensieri e non riescono a capacitarsi come il Mediterraneo si sia trasformato in un cimitero liquido. Eppure è così. Ormai da diversi anni, queste acque distruggono la speranza. Proprio quella che molti di noi cercano guardando l’orizzonte blu durante momenti particolari delle nostre giornate. Spagnoli, greci, israeliani, nordafricani, turchi, tutti sono bagnati dalle acque del Mediterraneo, ma soltanto i siciliani si trovano al centro di questo mare e non solo dal punto di vista geografico. Come sottolineato dallo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, «la Sicilia contiene le memorie dei romani, dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei. La Sicilia è vicina anche geograficamente al nord Africa. La Sicilia può essere la Bruxelles del Mediterraneo».

«Creare l’identità mediterranea e il mercato comune mediterraneo» – Partendo dal presupposto che gli Stati Uniti non risolveranno i problemi del Mediterraneo, perché non hanno convenienze strategiche ed economiche, secondo l’intellettuale ebreo deve essere l’Italia a darsi da fare scrollandosi di dosso quei complessi di inferiorità che si trascina da troppo tempo: «Penso che l’Italia debba prendere un’iniziativa audace: creare l’identità mediterranea e il mercato comune mediterraneo. Naturalmente siete all’interno del mercato europeo. Ma ci sono anche Gran Bretagna, Francia, Germania, altri paesi forti. Dovete avere una vostra missione, dovete dire: noi siamo il centro del Mediterraneo. Voi dovete essere l’Italia, ha proseguito Yehoshua, non potete soltanto raccogliere questi flussi migratori, non è vostro compito. Voi dovete creare una situazione in cui i migranti non abbiano motivazioni per venire. I problemi vanno risolti nei paesi d’origine. Ad esempio avete una responsabilità con la Libia, perché l’avete colonizzata. Spesso vi sentite deboli, ma non lo siete».

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