«Anche se sono sano fra non molto la morte sarà per me un passaggio liberatorio» – Diego Dalla Palma e Taormina. Un rapporto speciale, unico tra due amanti della bellezza. L’ultima volta che abbiamo visto il noto truccatore e imprenditore nella Perla dello Jonio è stato durante la presentazione al Teatro antico della mostra di Casimiro Piccolo e Carin Grudda. Poi, come un fulmine a ciel sereno, è giunta la notizia tramite i social network. Nella sua pagina ufficiale facebook, infatti, Dalla Palma ha comunicato a tutti la volontà di programmare la sua morte. «Anche se sono sano (a parte l’allergia al glutine e qualche reumatismo) fra non molto la morte sarà per me un passaggio liberatorio». Di fronte a un mondo caratterizzato da «superficialità ed egoismo», il padre del make up made in Italy ha scelto di vendere tutti i suoi immobili: «Parte del ricavato (prevedo di donare un milione o un milione e mezzo di euro) desidero vada devoluta a strutture o iniziative che ospitano e accolgono orfani di ogni parte del mondo, madri con bimbi piccoli, vecchi senza speranza o malati e profughi che fuggono da guerre, pestilenze e carestie. Al fine di migliorare, per quello che posso, un mondo fatto di ignoranza, violenza e dolore».

La morte nell’arte – Parole che potrebbero far pensare a un travaglio interiore di Diego Dalla Palma e invece il noto personaggio sostiene di essere «sereno, determinato e per niente depresso». Affermazioni che celano molti argomenti e il primo è il tema della morte. Quando si parla di questo argomento ciò che viene in mente è l’immagine di una nave in mare aperto, che circondata da una fitta nebbia, vede passare accanto delle zattere con le persone morte che si recano verso un altro orizzonte. Al di là della mia visione epica, è un’antica tradizione allegorica quella di rappresentare il passaggio dalla vita alla morte con la navigazione, dalla tradizione egiziana, passando per quella greca e cristiana, solcare i mari è una metafora dell’ultimo viaggio. La morte e tutto ciò che provoca nel nostro vissuto può essere affrontato guardando qualche opera d’arte di Caspar David Friedrich. L’autore tedesco, uno dei principali protagonisti del romanticismo tedesco, può essere uno spunto di riflessione ed un punto di partenza per ogni viandante che vuole incamminarsi sulla strada della conoscenza della propria vita. Il pittore teutonico, nato in una città di mare, utilizza la nave come metafora dell’esistenza. Tra tutti i suoi dipinti, c’è “Sul veliero” che si trova all’Ermitage di San Pietroburgo.

Tirare le somme della propria esistenza – Il veliero di Friedrich è un vascello fantasma e una sfida, a vele spiegate, verso l’infinito. Nel mare immenso in cui naviga, il veliero sembra cullato dalla bonaccia della morte già descritta da Goethe in un suo versetto: «Sull’acqua regna silenzio profondo/immobile il mare riposa/inquieto il navigante guarda/attorno la liscia distesa/non un soffio da nessuna parte/quiete di morte, tremenda!/Sulla superficie immensa/non si muove neppur un’onda/». A differenza delle parole di Goethe, nel quadro di Friedrich, notiamo una coppia seduta a prua che scruta l’orizzonte e potrebbe simboleggiare un metafisico viaggio verso la città celeste. Traspare tristezza, malinconia, ma nello stesso tempo lo sguardo è rivolto verso un orizzonte in cui si intravede qualcosa. L’uomo, essere precario nell’immensità dell’universo, può avere dei risvolti imprevedibili di fronte la morte. Ed è quello che è successo anche a Diego Dalla Palma. Il volto noto dello spettacolo italiano, tramite la vendita degli immobili (uno di questi si trova a Taormina), ha detto che conta «di abitarci per una decina di anni, o poco più». Dalla Palma ha tirato le somme della propria esistenza e ha sottolineato che si tratta solo di «un pensiero luminoso, positivo e concreto per evitare, fra qualche anno, pietismi, dolori morali e fisici, umiliazioni, atroci torture e corse ad ostacoli continue. Purtroppo, ho ereditato il peggio di certe problematiche fisiche che hanno umiliato e reso infelici i miei genitori negli ultimi anni della loro vita. Quindi, ne devo tenere conto».

Exit, le battaglie del presidente Coveri e l’età della tecnica – E se fino ad ora abbiamo affrontato il tema della morte in quanto tale, a questo punto subentra anche il concetto di eutanasia. Diego Dalla Palma dice di essere iscritto da anni a Exit, «proprio perché voglio programmare lo spegnimento del mio esistere». L’associazione Exit Italia si batte da sempre contro l’accanimento terapeutico per il diritto all’eutanasia e il suo presidente è Emilio Coveri. Personaggio che in passato è stato indagato per «concorso in omicidio del consenziente». In poche parole era stato indicato come colui che organizzava viaggi in Olanda per le persone che volevano sottoporsi all’eutanasia. Un’indagine che è stata archiviata per il presidente di Exit. Un proscioglimento che ha aperto la strada per nuove battaglie. Lotte politiche, con i radicali in prima fila, e religiose, con la netta opposizione da parte della Chiesa cattolica. In un contesto del genere entra in gioco la parola tecnica, il farsi macchina dell’uomo che prova a fuggire da qualsiasi emozione, sensazione, dolore. Tutto ciò che provoca turbamento nelle nostre vite viene evitato in tutti i modi possibili. Ci allontaniamo dal dolore illudendoci di avere la meglio. Ma, appunto, è un’illusione. L’essere umano in quanto essere finito (e non infinito) non può non soffrire, perchè la sofferenza è uno dei tratti distintivi della vita. Da un punto di vista pedagogico la sofferenza è considerata come un momento di crescita. Certo, non tutte le sofferenze sono uguali. La sofferenza provocata da una malattia che indirizza verso la morte è qualcosa di delicato, fragile da affrontare. Hans Jonas, filosofo tedesco del Novecento, ha posto le basi per l’etica della responsabilità che si può sintetizzare con il seguente imperativo: «Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra. Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni non distruggano la possibilità futura di tale vita». Parole che potrebbero aprire infinite speculazioni filosofiche, ma in questo caso sono due le strade percorribili. Da un lato Jonas ha parlato di diritto a vivere, che include anche un diritto a morire; e dall’altro lato, secondo una diversa interpretazione, si teme che possa venire meno la qualità ecologica in grado di conservare il patrimonio genetico ereditato da milioni di anni di vita nel nostro pianeta.

Il distacco da Taormina  – «Io credo, assieme ad altri evoluzionisti contemporanei, che il destino ultimo della razza umana sia sconosciuto e non possa essere predetto e che nessuna strada possa essere scelta con la massima certezza di successo. Tutto ciò in cui possiamo sperare è di mantenere il nostro sentiero aperto in modo tale da poter seguire più corsi», diceva Jonas. Una riflessione che pone un grande punto interrogativo di fronte ai temi della bioetica e dell’eutanasia in particolare. Ciò che invece appare certo è che Diego Dalla Palma venderà la sua villa di Taormina. Una brutta notizia per la terrazza che si affaccia sul Mediterraneo, che perderà un personaggio unico inserito alla perfezione con l’essenza della città. Difficile, scorretto aggiungere altro.

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