L’arrivo del peschereccio portoghese e il barcone che si capovolge – La scorsa notte un peschereccio con a bordo 700 migranti si è capovolto nel Canale di Sicilia, a circa 60 miglia dalle coste della Libia. Al momento, anche se non si possiedono dati certi, si tratta del più grande naufragio della storia delle migrazioni. Dovrebbero essere soltanto 28 i superstiti. Potrebbe essere un’ecatombe. Come una guerra, il Mediterraneo ha inghiottito centinaia di corpi in una volta sola. In queste ore le motovedette della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza e della Marina Militare stanno effettuando i soccorsi. Ma, purtroppo, c’è poco da soccorrere. Il peggio è accaduto. Il peschereccio, secondo le prime informazioni, aveva lanciato nella giornata di sabato le prime richieste di aiuto in quanto aveva difficoltà di navigazione. Un sos che ha spinto la sala operativa del Comando generale della Capitaneria di porto a dirottare un mercantile portoghese in prossimità del mezzo in difficoltà. Forse, ma al momento si tratta soltanto di un’ipotesi, i migranti, una volta avvistato il mercantile, si sono portati su un lato del peschereccio e l’hanno fatto capovolgere.

Come un’autostrada pericolosa – Un gesto disperato, qualche passo verso la ricerca della vita (e di una nuova opportunità) si è trasformato in un percorso verso l’abisso, verso la morte. Il Mediterraneo e le sue acque blu, limpide, riflettono senza pietà l’orrore della guerra e della disperazione che ormai da troppo tempo stanno tormentando le zone africane e mediorientali. In questo flusso continuo e incessante di persone che fuggono dal Medio Oriente e dal Nord Africa, il Mediterraneo è diventata una sorta di autostrada pericolosa. Una di quelle arterie piena di lavori in corso e senza illuminazione che facilitano gli incidenti e i morti. Quelle in cui troviamo una miriade di vasi con fiori e qualche lapide. I lavori in corso, volendo usare una metafora, sono le continue toppe che l’Unione Europea e il mondo occidentale in generale cercano di porre in questa tragica situazione. Non ci sono altri fondi per l’operazione Triton e non esiste una strategia condivisa dalle nazioni per affrontare l’evento storico.

Europa, un paziente in riabilitazione con poche forze per assumere decisioni – Si coprono le buche con un pizzico di asfalto, ma con le prossime piogge tutto sarà come prima, anzi anche peggio. L’assenza di illuminazione, invece, è rappresentata dalla mancanza di prospettive e idee. Si spera che qualcosa cambi, prima o poi. Ma la speranza dovrebbe essere una prerogativa di chi non ha nelle proprie mani le redini del potere. Chi, invece, guida nazioni ed è a capo di autorevoli istituzioni internazionali dovrebbe fare qualcosa in più. Dovrebbe pensare a quale Europa si vuole costruire da qui ai prossimi 30 anni, al futuro e alla funzione economica e sociale del mar Mediterraneo e ai rischi dell’instabilità provocata dai fanatici islamisti dell’Isis. Purtroppo niente di tutto questo è ancora successo. L’Europa e l’Occidente sono storditi dalla lunga crisi economica del 2008. E’ una febbre violenta che ha tenuto il paziente ammalato nel letto per diversi anni. Adesso è arrivato il momento della riabilitazione che, a quanto pare, sarà più lunga del previsto. E come un malato che sta guarendo e cerca di riprendere i ritmi di sempre, anche l’Europa non ha quella forza necessaria per assumere decisioni concrete e decise in una situazione del genere.

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