Cleo Li Calzi e Lorenzo Zichichi - Foto Andrea Jakomin/blogTAORMINA ©2015

«Figli e figliastri» – Era la prima settimana di maggio 2014 quando la Fondazione Piccolo di Calanovella annunciava l’imminente chiusura e puntava il dito contro la regione Sicilia. Nel comunicato stampo diramato in quel periodo si poneva l’attenzione sulla probabile chiusura della Villa e delle attività culturali legate sia al poeta Lucio Piccolo di Calanovella, a suo fratello Casimiro e a Bent Parodi di Belsito. Nel comunicato stampa venivano riportate le seguenti dichiarazioni: «L’’approvazione della Tabella H e la cospicua elargizione di denaro a figli e figliastri di questo o quel deputato regionale è il colpo di grazia che uccide la Fondazione. Suona poi come un’offesa e una beffa l’assegnazione fattaci di 22 mila euro, cifra irrisoria per un ente che gestisce un museo e un parco di 20 ettari, aperto tutto l’anno e che al suo interno presenta gioielli di inestimabile valore culturale, come il celebre ‘cimitero dei cani’, esempio unico in Europa”. “Cifra ancor più irrisoria se si tiene conto che, con la legge regionale n. 51 del 13 luglio del 1995, la Regione siciliana si è obbligata ad assegnare alla Fondazione Piccolo un contributo annuale di 300 milioni delle vecchie lire e cioè di circa 154 mila euro. Contributo, disatteso negli ultimi anni dalla stessa Regione, che ha, dunque, violato quanto disposto dalla Legge 51, inserendo poi, inspiegabilmente, l’ente nella Tabella H e quindi, sottoponendolo alle forche caudine degli umori dei deputati regionali e ai loro interessi di bottega».

Quell’emendamento che favoriva solo quattro istituzioni culturali – Una richiesta d’aiuto alla regione Sicilia e un tentativo di sensibilizzazione alle cittadine e ai cittadini dell’isola. È noto a tutti che la cultura, dallo scoppio della crisi economica del 2008, è stato uno dei settori più colpiti e ridimensionati. Il problema dei fondi e dei costi non riguarda solo la Fondazione di Capo D’Orlando, che rappresenta, è bene ricordarlo, un importante patrimonio culturale, librario, naturalistico e artistico. Ma qualche mese dopo, come riportato dal quotidiano online “Meridio News”, all’Ars si era discusso dei «fondi dell’Irfis che dovrebbero servire a ristrutturare i debiti delle istituzioni culturali». Secondo l’articolo di legge che era stato presentato dal governo regionale, potevano usufruire di questi interventi le fondazioni liriche e altre istituzioni culturali pubbliche. Ma con un emendamento la giunta aveva inserito soltanto quattro istituzioni culturali: la fondazione Piccolo di Calanovella di Capo d’Orlando, il museo Mandralisca di Cefalù, il museo delle Marionette di Palermo e il museo del Papiro di Siracusa. Una decisione che, forse, poteva essere una conseguenza delle proteste che la Fondazione Piccolo aveva manifestato in più occasioni.

Le proteste all’Ars – Una presa di posizione, quella della giunta di Rosario Crocetta, che non era andata giù al Movimento Cinque Stelle. La parlamentare Gianina Ciancio, a tal proposito, si era chiesta: «Perché solo a queste quattro istituzioni private?». In un periodo di ristrettezze economiche è difficile, per non dire impossibile, ottenere un simile “favore”. Perché questo assist alle quattro istituzioni culturali e a tutte le altre (sono tantissime in Sicilia) non è stato conferito nulla? Le opposizioni all’Assemblea Regionale Siciliana, qualche mese fa, chiedevano di dare la possibilità di ristrutturare i propri debiti a tutte le istituzioni culturali private della Sicilia, oppure si sarebbe dovuto lasciare questa prerogativa solo alle istituzioni culturali pubbliche. Contro questa decisione della giunta, appoggiata dal Partito Democratico, si schierarono il Nuovo Centro Destra e il Movimento Cinque Stelle. Le proteste, però, non servirono a nulla e così solo la fondazione Piccolo di Calanovella di Capo d’Orlando, il museo Mandralisca di Cefalù, il museo delle Marionette di Palermo e il museo del Papiro di Siracusa hanno avuto la possibilità di accedere al credito Irfis per ristrutturare i crediti.

La famiglia Zichichi e i beni culturali in Sicilia – Trascorrono i mesi e la vicenda si sposta da Palermo a Taormina. Si, perché nel mese di aprile è stata inaugurata, dentro una parte significativa del Teatro greco-romano, la mostra di Casimiro Piccolo e Carin Grudda. Un’esposizione che è stata aperta al pubblico il 2 aprile e chiuderà i battenti il 30 novembre. Primavera, estate e una parte dell’autunno. Quasi tre stagioni per il progetto ideato dalla Fondazione Famiglia Piccolo di Capo d’Orlando e allestita da “Il Cigno GG Edizioni” di Lorenzo Zichichi, figlio del noto scienziato ed ex assessore ai Beni culturali della prima giunta Crocetta. Un nome collegato all’ormai celebre “cerchio magico” del governatore. Un personaggio che avrebbe voluto inaugurare, in Sicilia, statue e vie dedicate ad Archimede e ad altri insigni personaggi. Non se ne fece nulla, ma ciò che rimane è la voglia di fare i conti matematici più semplici. Anche in Sicilia, dopo tutto, due più due fa sempre quattro. Lorenzo Zichichi, in questi anni, ha dovuto ingoiare “bocconi amari”: dalle vicende della mostra in Giappone dove gli furono sequestrate le opere d’arte, perché la regione Sicilia non pagava, fino all’episodio di Elvira Sellerio e quello inerente la vittoria di un appalto da 2,4 milioni presentata da una cordata di aziende di cui faceva parte la “Cigno edizioni”. Zichichi jr, travolto dalle polemiche e dalle accuse di conflitto di interessi nel periodo in cui il padre era assessore, fece un passo indietro. E infine, il figlio dello scienziato, ha dovuto negare più volte, sottolineando che si fa sempre «molta confusione», i rapporti societari con l’imprenditore Gaetano Mercadante, ex patron di Novamusa, arrestato in passato con l’accusa di non avere versato alla regione 40 milioni di proventi per la vendita di biglietti nei siti archeologici.

Il bancomat Teatro greco-romano – Oggi Lorenzo Zichichi e la “Cigno Edizioni” sono tornate ad avere un ruolo di primo piano in Sicilia e per essere precisi a Taormina, dove si approfitta della bellezza del Teatro greco-romano per promuovere e far pagare un biglietto per qualcosa che difficilmente verrebbe vista da un numero così grande di persone. Già, perché il Teatro di Taormina, tra i musei e i siti archeologici italiani più “frequentati”, occupa la quarta posizione con 698 mila visitatori l’anno. Una miniera d’oro per chiunque. Il biglietto intero, per entrare al Teatro antico e visitare il sito archeologico, costa 8 euro. Però per chi vuole visitare anche la mostra di Casimiro Piccolo e Carin Grudda, deve pagare un supplemento di 2 euro. Dieci euro per visitare tutto. Ma, come ribadito in questi giorni, sorge un dubbio: la mostra è allestita all’interno del Teatro greco-romano e quindi è impossibile percorrere e scorgere tutto il sito archeologico. Per quale motivo si devono pagare sempre 8 euro, considerando che i visitatori non possono andare in una parte significativa e panoramica dell’antica struttura? Si tratta di un fatto eccezionale, che sponsorizza in maniera eclatante la Fondazione Piccolo e penalizza in maniera altrettanto eclatante il Teatro greco-romano. A proposito di figli e figliastri…

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