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Le acque del Mediterraneo riflettono l’instabilità della zona – Proseguono gli sbarchi sulle coste siciliane. I profughi giungono senza sosta nell’isola e così è quasi dimenticato, passato in secondo piano, il gesto di qualche giorno fa da parte di quindici persone di fede musulmana che hanno gettato dal barcone e ucciso dodici cristiani. Gli arrestati sono stati portati nel carcere di Pagliarelli e provengono dal Mali, Senegal, Guinea Bissau e soprattutto dalla Costa d’Avorio. L’odio e la propaganda dell’Isis viaggiano sui barconi, questa ne è una dimostrazione. Purtroppo l’ideologia islamista corre veloce e come era prevedibile quelle barche della speranza, per alcuni, sono, per altri, strumenti per attaccare l’Occidente e diffondere il pensiero del Califfato. Se di solito questo è un periodo fortunato per le crociere nel mar Mediterraneo, con i continui sbarchi e i rischi, anche recenti, che corrono i pescherecci di Mazara del Vallo al largo delle coste libiche, queste acque si sono trasformate in una zona pericolosa. Niente di nuovo, perché se in nord Africa si combatte ormai da mesi e gli jihadisti continuano a minacciare l’Italia e il resto d’Europa, le acque del Mediterraneo non fanno altro che riflettere questa situazione di instabilità.

Le alleanze dell’Isis in Libia ed Egitto – L’Isis sta cercando in tutti i modi di perseguire in Nord Africa il suo obiettivo: creare un Califfato in che unisca i paesi del nord Africa, dell’Africa Occidentale, del Magreb e del Corno d’Africa in un unico Stato islamico. Un progetto ambizioso che non dovrebbe limitarsi a questa area geografica, perché in seguito il Califfato africano dovrebbe unirsi a quello del Levante in un unico Impero islamico che ingloberebbe anche parte dell’Europa: Spagna, Portogallo e buona parte dell’Italia. È un’idea medievale, sia in senso storico che nei modi di fare. Sono ben noti gli atti barbari commessi dall’Isis. Tutto, a quanto pare, passa da alcuni stati-chiave. In prima fila c’è la Libia e il califfo Abu Bakr al-Baghdadi ha iniziato a stringere alleanze con gruppi islamici del Paese. Un appoggio rilevante è rappresentato dall’Islamic Youth Shura Council, un gruppo estremista che controlla la città di Derna. Altra nazione strategica è l’Egitto. Qui il legame è con il gruppo terroristico egiziano Ansar Beit al-Maqdis che opera nel Sinai, conosciuto anche con il nome di Ansar Jerusalem. L’obiettivo degli islamisti, in questo caso, è rendere ingovernabile la regione del Sinai e impedire l’esportazione di gas e petrolio in Israele.

Centri siciliani al collasso. Profughi smistati nel nord Italia – Mentre in Algeria l’Isis si è alleato con i militanti del Jund al-Khilafah. Nuovi legami per estendere il proprio dominio e insidiare più paesi. Un atteggiamento ormai noto da mesi che sta mettendo in seria difficoltà la zona. Anche se non si tratta di gruppi terroristici che possono, da soli, essere considerati una preoccupazione reale, ciò che fa scattare l’allarme è la facilità di diffondere il proprio credo da parte dell’Isis. Interi gruppi e fazioni stanno aderendo al progetto del Califfato. Il nord Africa e il Medio Oriente sono, ormai, delle polveriere e sulle coste siciliane continuano a giungere le conseguenze di questa situazione. Non solo Lampedusa e Pozzallo fanno fatica a gestire i continui flussi migratori, ma anche le grandi città come Palermo e Messina, dove in queste ore si stanno smistando i profughi nei centri del nord Italia.

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