Una terra narrata da grandi personaggi – Che cos’è la Sicilia? Chiunque potrebbe rispondere a questa domanda, ma a differenza di altri luoghi disseminati sulla terra, questa regione ha il pregio di essere raccontata da grandi scrittori, poeti, artisti, musicisti, giornalisti, fotografi e registi. Cogliamo la Sicilia nei libri di Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, nelle poesie di Salvatore Quasimodo, nel teatro di Pirandello, negli articoli di qualche grande giornalista che ha posto l’attenzione sui particolari del luogo (Enzo Biagi e Indro Montanelli), nelle foto di baroni tedeschi e contemporanei fotografi di fama internazionale. La Sicilia la ascoltiamo anche tramite la musica e Franco Battiato, più degli altri, riesce a trasmettere l’essenza di questa terra. Poi c’è il cinema. Raccontare la Sicilia nei particolari lo può fare solo un siciliano. È per questo motivo che gli americani o chi per loro non riescono a cogliere le sfumature dell’isola e si fermano alle ammazzatine mafiose che li fa emozionare e li spinge a improbabili tour turistici. De gustibus! Al di là degli scimmiottamenti del Padrino di turno, la Sicilia viene raccontata in maniera autentica e reale da Giuseppe Tornatore. È lui, più di altri, a saper narrare questi luoghi. La sua sensibilità, la sua cultura. Il suo saper osservare la vita, la sua esperienza.

Quei particolari che rendono familiare la Sicilia – Lo si vede nei suoi film. La celebre tetralogia (Nuovo Cinema Paradiso, L’uomo delle stelle, Malena e Baaria, con un pizzico si sicilianità in Stanno tutti bene) ne è una dimostrazione. È in queste pellicole che chi è nato e cresciuto in Sicilia prova un po’ di malinconia e nostalgia per i tempi andati. Tornatore riesce a curare i particolari e così anche i volti possono apparire familiari. E non è un caso che Philippe Noiret, il proiezionista che diventerà cieco in “Nuovo Cinema Paradiso”, aveva quei tratti siciliani che permettevano di accostarlo a persone care appartenute al nostro vissuto. Leonardo Sciascia, dopo aver visto “Nuovo Cinema Paradiso”, chiamò Tornatore e con la voce colpita dalla malattia gli disse: «Fai sempre film sulla Sicilia». Il regista di Bagheria, nell’intervista rilasciata a Ninni Panzera e riportata sul libro “Giuseppe Tornatore, uno sguardo dal set”, dice di non aver seguito, per una serie di motivi, quel consiglio. Però, come ha scritto il segretario generale di Taormina Arte, in Tornatore «le radici siciliane emergono sempre e comunque, ora con segni tangibili ora in maniera silenziosa, quasi inavvertita».

Tornatore e il legame con la Sicilia – Sempre nella stessa intervista, per quanto concerne il legame tra la Sicilia e Tornatore, il regista aveva detto: «Il mio rapporto con la Sicilia è quello, contraddittorio e tumultuoso, di ogni siciliano che se n’è andato tardi. Sono nato a Bagheria e vi sono stato fino all’età di ventotto anni. Troppi per il principe Fabrizio Salina, che sosteneva si dovesse abbandonare la Sicilia prima del diciassettesimo compleanno, per impedire al nostro carattere di assimilare i difetti dei siciliani. Io, dunque, ho avuto il tempo per assorbirli tutti. E primo fra tutti, certamente, il credere che il luogo in cui siamo nati sia l’ombelico del mondo, se non il mondo stesso. Ultimo, ma non meno grave, l’effimero rifugiarci nel limbo dei ricordi una volta appurato che il mondo, in realtà, era sempre stato da un’altra parte e girava anche senza di noi. Ma, per quanto mi riguarda, è proprio stando da un’altra parte, lontano, che la mia memoria, o, se si vuole, la nostalgia, mi restituisce in tutta la sua purezza la Sicilia che mi porto nel cuore. Ed è per questa ragione che, appena vi metto piede, non vedo l’ora di partire. Per desiderare, il più presto possibile, di ritornarvi».

La Sicilia reale e l’affetto di Messina – Parole che mostrano un legame vero, autentico. Dichiarazioni che mettono in luce l’amore dei siciliani per la loro terra. Già, perché il pensiero di Tornatore è quello dello studente di Milano o dell’operaio di Pescara originari di Trapani e Catania. Ed è questa la grandezza del regista. Rendere importanti pensieri “semplici”, che toccano i ricordi, le emozioni, la storia e la nostra anima. Gesualdo Bufalino diceva che è «impossibile per uno scrittore siciliano non scrivere della Sicilia». E lo stesso, senza ombra di dubbio, vale per un regista. La Sicilia e i siciliani amano chi sa raccontare questi luoghi, i suoi sapori, le sue storie e contraddizioni. Gli autentici narratori dell’isola non sono mai banali, non si fermano al luogo comune. Scavano e trovano le ricchezze della terra. Si, la Sicilia vuole bene a Tornatore e c’è una città, più di altre, che quando uscì “Nuovo Cinema Paradiso” aveva dimostrato il proprio affetto al regista di Bagheria. Si tratta di Messina. Nel momento in cui il film aveva avuto scarsa fortuna nel resto d’Italia, nella Saletta Milani, nel 1989, ci fu grande entusiasmo e partecipazione. «Come dimenticare l’esercente cinematografico che pur di facilitare l’afflusso di spettatori si inventò l’ingresso gratuito e il pagamento all’uscita solo in caso di gradimento del film?». Questo è uno dei ricordi di Giuseppe Tornatore, come le sue affermazioni al Taormina Film Fest del 2013 sulla naturale vocazione cinematografica della Sicilia. «Un luogo cinematografico», che quando viene raccontato con talento riesce a oltrepassare qualsiasi barriera geografica e culturale. Ed è per questo motivo, caro Giuseppe Tornatore, che ti voglio bene. Perché sei riuscito a comunicare la Sicilia reale, quella dei nostri nonni e dei nostri padri.

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