Alessandro Baccei

Le resistenze contro Baccei – L’assessore regionale al Bilancio, non ci sta. Non vuole farsi logorare dalla classe politica siciliana che sembra non voler rinunciare ai propri privilegi. In tempi non sospetti, infatti, l’uomo inviato dal governo nazionale, per far quadrare i disastrati conti delle casse sicule, aveva avanzato proposte di ridimensionamento dei costi della politica da inserire nella Finanziaria. Niente di tutto ciò è avvenuto. L’Anci da una parte e la maggior parte dei politici dall’altra hanno messo in azione una campagna denigratoria nei confronti dell’azione dell’assessore della giunta Crocetta. E proprio il governatore, più di una volta, ha dimostrato di essere infastidito dalle proposte di Baccei. Ormai le parole si sprecano, perché i numeri non lasciano spazio a fraintendimenti. La Sicilia è sull’orlo del baratro e quindi serve un ridimensionamento. Non si può girare in Mercedes, soprattutto con la situazione delle strade e autostrade dell’isola. Meglio utilizzare un’utilitaria per coloro i quali non hanno badato a spese in questi decenni e hanno contribuito al disastro attuale.

I risparmi in caso di adeguamento alla norma nazionale – Quindi non si capisce per quale misterioso motivo i consigli comunali siciliani non dovrebbero adeguarsi a quelli nazionali. L’assessore Baccei, a tal proposito, ha chiesto una relazione all’assessorato delle Autonomie locali in cui vengono messe in evidenza le cifre che potrebbero essere risparmiate se la Sicilia si allineasse al resto d’Italia. Le parole magiche sono: «Adeguamento norma nazionale gettoni e componenti consigli comunali». Tutto ciò comporterebbe un taglio di 1.482 poltrone di assessori e consiglieri, con un risparmio di 48 milioni di euro all’anno. Una vera e propria bestemmia per Palazzo dei Normanni, che in questi anni ha affossato proposte simili tra una commissione e l’altra. Risale, infatti, al 2011 una norma che aveva ridotto stipendi e componenti dei consigli comunali, ma il testo non è stato mai recepito dalle istituzioni siciliane. Il problema è sempre lo stesso: i deputati dell’Ars non vogliono indispettire i propri “sani portatori” di voti e quindi hanno sempre rimandato la spending review della classe politica.

Un sistema solo siciliano – Come rivelato dall’edizione odierna della “Repubblica”, uno studio svela che «tra i 390 comuni siciliani sono in carica 1.122 assessori e 6.413 consiglieri». Cifre sproporzionate rispetto al resto del Paese. Ad esempio un comune con meno di mille abitanti come Gallodoro, elegge ben 12 consiglieri, mentre la norma nazionale ha fissato il tetto a 10. Nei grandi comuni, come ad esempio Catania, vengono eletti 45 consiglieri, mentre dovrebbero essere 35. E Palermo ne elegge 50, ovvero due in più di metropoli come Roma e Milano. Un paradosso tutto siciliano, ma se la regione dovesse recepire la norma nazionale, verrebbero abolite 289 poltrone di assessori e 1.193 di consiglieri comunali. Da quel momento non si risolveranno tutti i problemi della Sicilia, ma da qualche parte bisognerà iniziare per ricostruire questa terra, che sembra trovarsi al suo anno zero. In un discorso del genere, infine, va ricordato che i problemi, con buona pace di chi ha il “vaffa” come programma politico, non scompariranno dopo l’applicazione della norma nazionale. Però le istituzioni risparmierebbero denaro importante e aumenterebbero la loro credibilità tra i cittadini.

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