blogTAORMINA ©2015

E’ sempre una tentazione violare le leggi del tempo e provare a immaginare con quali occhi potrebbero guardare il mondo di oggi i grandi del passato che hanno tracciato solchi profondi nel campo della cultura, e attraversare la Milano di oggi, città di grandi pretese da capitale europea, non può non far pensare a uno dei suoi figli più rappresentativi. Mentre si apre una delle mostre che omaggerà la vita e le opere di Leonardo da vinci, forse in assoluto il più grande rappresentante italiano, gli occhi di Alessandro Manzoni non potrebbero che essere meravigliati dai cambiamenti straordinari che si sviluppano lungo i secoli.

Si scopre attraversando le strade di Milano che esistevano davvero il Forno delle Grucce, il Lazzaretto, la chiesa di S. Dionigi e il convento di padre Bonaventura e non sono solo il parto della fantasia del grande romanziere, che la scuola italiana ha il torto di non saper far apprezzare. Si scopre anche che lo skyline della città comincia ad assumere, insieme a tutti i monumenti e tutte le piazze la forma concreta di una simbologia tipicamente italiana. Picchi vertiginosi, accettabili altezze e statiche bassezze. Diventa l’emblema di un paese dai nobili natali, che ha praticamente creato tante delle bellezze che arricchiscono il pianeta e il loro esatto contrario, le bruttezze che ci contraddistinguono nell’immaginario degli altri e di cui spesso fintamente e inutilmente anche noi ci lamentiamo.

Tra non molto apriranno i cancelli dell’Expo di Milano, e anche in questo caso ci troviamo di fronte a un’allegorica rappresentazione del genio italiano e della creatività malefica del malaffare. Sta crollando tutto mi verrebbe da dire riferendomi ai vari crolli in giro per l’Italia; crollano i ponti che tagliano in due la Sicilia, crollano gli intonaci di scuole appena rifatte, e crolla l’umore generale che vede l’aumento di omicidi insensati. Crolli generali che sembrano prendere in giro l’ottimismo del primo ministro Renzi, ma allo stesso tempo ferve un’alacre attività di restauro e consolidamento. In una delle piazze più famose del mondo, anche il Duomo di Milano è pieno di ponteggi che costellano le pareti traforate di un gotico che nei lunghi anni della sua costruzione, si è trasportato fino al neogotico. Nelle strade della piazza oltre agli innumerevoli turisti che arrivano da ogni parte del mondo, tra i vari giocolieri e acrobati circensi, si esibisce un’artista magica che fa muovere un burattino, creando immagini poetiche e fantasiose con le bolle di sapone, e poco più in là è stesa la figura di un clochard con la lunga barba e la faccia appoggiata sulla nuda pietra del basamento di una delle colonne antistanti la Galleria. Se non fosse per l’indifferenza dei passanti, che si infilano nei bar senza nemmeno notarlo, potrebbe colpire la sua artistica posizione e la sua faccia scavata che forse avrebbe interessato il grande Leonardo.

Sono le antinomie italiane che esplodono alla grande nelle incongruenze di un Expò che prima di far parlare del notevole intuito e della sensibilità del tema che è stato scelto, ha fatto parlare e fa parlare delle dinamiche della corruzione e degli appalti truccati. Fa bene a sbandierare un po’ di orgoglio il capo del governo per i risultati che si sono ottenuti finora, ma in ogni caso i problemi sono ancora tutti là e il fatidico giorno dell’inaugurazione chissà se tutti i problemi saranno stati risolti. L’evento si preannuncia affascinante, esattamente come qualsiasi viaggio di vacanza nel “bel paese”, ma un sacco di ombre si allungano sull’apparato messo su, per evitare che si trasformi in un evento caotico, e che potrebbe addirittura indebolire le pretese di città modello di Milano. Come tutti i viaggi in Italia l’Expo di Milano è una grandissima occasione per crescere, ma che una serie di problemi potrebbe trasformare in una pubblicità negativa. Problemi per l’ampliamento della linea della metropolitana e disagi delle compagnie ferroviarie. La Brebemi, direttissima che collega Brescia, Bergamo e Milano, allo stato attuale sembra solo un grande spreco pubblico. Problemi legati ai biglietti, non tanto per il costo ma per la scelta di biglietti giornalieri, del tutto inutili vista la grandezza enorme degli spazi espositivi. Non è un piccolo particolare anche il fatto che tra gli sponsor principali della manifestazione, che ha come tema la nutrizione, come nutrimento del pianeta e della vita, nella sua declinazione di freschezza, ecosostenibilità, e varietà, ci sia una catena commerciale di alimenti che come prima aspirazione ha il dio denaro.

Segno poi inequivocabile delle italiche incongruenze si rivela la lentezza legata ai problemi degli appalti, che nonostante la fiducia di Raffaele Cantone, Presidente dell’Anac rivelano uno stato sconcertante. Ben 53 dei bandi, sui 65 presi in considerazione implicavano chiare evidenze di inopportunità o illegittimità. Milano in questo momento è la sintesi di un paese con aspirazioni di rinascita e di crescita, drammaticamente tenute al suolo come le corde che fermano un pallone aerostatico.

Il Manzoni sapeva, e lo ha dimostrato, delle straordinarie altezze cui può aspirare la ragione e il genio umano, ma anche delle nefandezze che è in grado di architettare quando smarrisce la retta via. Scendendo dal suo bel monumento, non direbbe di certo «Renzi chi era costui», perché ormai lo sanno anche i bambini, e forse sarebbe abbastanza comprensivo da non dire «questo Expo non s’ha da fare, ne domani né mai», ma forse lasciando la piazza Gae Aulenti, dove si respira il futuro, si sarebbe diretto al Palazzo Reale per godere della mostra su Leonardo Da Vinci, e nutrirsi un po’ del passato, e ci avrebbe ricordato. «Ma noi uomini siamo in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; sopportiamo, non rassegnati, ma stupidi, il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile».

© Riproduzione Riservata

Commenti