Collegamento Ballarò - Foto Andrea Jakomin/blogTAORMINA ©2015
Collegamento Ballarò - Foto Andrea Jakomin/blogTAORMINA ©2015

“Ballarò” e la finestra su Taormina – Nella serata di ieri la trasmissione televisiva della Rai, “Ballarò”, si è collegata con la città di Taormina dove da piazza IX Aprile c’erano un gruppo di lavoratori che hanno espresso il loro dissenso nei confronti della Naspi e del rinnovo del contratto nazionale del turismo. I rappresentanti sindacali hanno mostrato tutta la loro contrarietà e soltanto la Federalberghi, da oltre un anno, ha firmato il contratto. In una delle piazze principali della terrazza che si affaccia sul Mediterraneo, è intervenuto anche il presidente di Confindustria alberghi, Sebastiano De Luca, che ha parlato delle difficoltà delle strutture alberghiere a causa di numerose tasse come l’imposta di soggiorno. Al di là della vicenda ben nota nella realtà taorminese, nella giornata di oggi Taormina, Roma e Milano sono al centro delle proteste sindacali. Le manifestazioni del lavoratori impiegati nel settore turistico hanno scelto tre località simbolo dell’Italia. La Perla dello Jonio, nonostante tutto, rappresenta il simbolo del turismo siciliano; Milano ospiterà l’Expo e quindi gli addetti al settore si moltiplicheranno nei prossimi sei mesi; e lo stesso si verificherà a Roma con l’annuncio del Papa del “Giubileo della Misericordia”.

Andrea Miano, Filcams Cgil Messina: «La Naspi penalizzerà gli stagionali» – Lo sciopero nazionale del comparto indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil per il rinnovo del contratto, che interessa quasi un milione di addetti a mense, dei bar e ristoranti, agenzie di viaggio, alberghi, tour operator, stabilimenti balneari, si scaglia contro la Naspi, ovvero il nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Per i sindacati si tratta di un campanello d’allarme fatto scattare dalle normative presenti nel Jobs Act. Andrea Miano, esponente della Filcams Cgil Messina, ha messo in luce i due grandi argomenti della manifestazione: «Oggi andiamo ad affrontare due grandi problemi che in questo momento affliggono il settore del turismo. Abbiamo il problema della Naspi, la nuova assicurazione sociale per l’impiego, che penalizzerà pesantemente gli stagionali. Poi c’è sul tavolo il rinnovo del contratto nazionale del turismo. Riguardo alla piattaforma che hanno presentato gli albergatori, sia come Cgil, Cisl e Uil, abbiamo dichiarato che si tratta di una proposta inaccettabile perché va a cancellare dei diritti. Vogliono caricare sui lavoratori il rinnovo di questo contratto cancellando diritti acquisiti negli ultimi anni, come gli scatti d’anzianità. Ci aspettiamo che le organizzazioni di settore ci ascoltino e ascoltino i lavoratori del turismo».

Giuseppe Grillo, Filcams Cgil Catania: «Le aziende aggirano gli ostacoli e non applicano l’articolo 18» – È chiaro che la manifestazione sarà un modo per protestare contro il Jobs Act e per Andrea Miano i giochi non sono ancora chiusi: «La partita non è finita, come ha detto la nostra Segretaria generale, Susanna Camusso. La nostra idea è che nei contratti di secondo livello, man mano che li andremo a rinnovare nelle aziende, in qualche maniera potremmo cercare di arginare gli effetti devastanti del Jobs Act». Giuseppe Grillo, esponente della Filcams Cgil Catania, ha aggiunto che «per quanto riguarda il Jobs Act, le aziende stanno aggirando l’ostacolo e stanno facendo associazioni in partecipazione, cessano i rapporti di lavoro con i propri dipendenti e li passano a un’altra azienda. Quindi non viene più applicato l’articolo 18». Per gli esponenti siciliani della Cgil si tratta di una furbata. «La dimostrazione – aggiunge Miano – sta nel fatto che le famose 79 mila assunzioni che l’Inps certifica dal passaggio al Jobs Act, altro non sono che trasformazioni contrattuali. In quelle richieste non c’è un’assunzione nuova. I contratti collettivi nazionali non si toccano. Indietro sui diritti acquisiti non torniamo. Ciò che i lavoratori hanno conquistato negli anni con sacrificio e sudore, sicuramente non può essere cancellato né dalla crisi né dalla voglia che hanno le aziende di aggirare la globalizzazione scaricando sui lavoratori tutti i costi».

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