Nico Torrisi, Federalberghi Sicilia
Nico Torrisi, Federalberghi Sicilia - blogTAORMINA ©2015

Solo la Federalberghi ha firmato il contratto – La manifestazione dei lavoratori del comparto turistico si è svolta questa mattina nelle tre località ormai note. Oltre Roma e Milano, si è scelto di mostrare il proprio dissenso a Taormina, la capitale del turismo siciliano. È stata l’occasione per sentir parlare della Perla dello Jonio in Italia. La trasmissione televisiva della Rai, “Ballarò”, ha dato spazio, tramite alcuni collegamenti da piazza IX Aprile, ai lavoratori e sindacalisti che hanno organizzato l’agitazione. Le sigle sindacali hanno espresso il loro dissenso nei confronti della Naspi e del rinnovo del contratto nazionale del turismo. E proprio su quest’ultimo tema si è dimenticato di sottolineare che la Federalbeghi è stata l’unica associazione, da oltre un anno e mezzo, a firmare il contratto. Nel furore generale, a quanto pare, questa notizia è sfuggita a qualcuno e il presidente Uras-Federalberghi Sicilia e vice-presidente nazionale Federalberghi, Nico Torrisi, ha tenuto a sottolineare che la Federalbeghi non c’entrava nulla con la manifestazione e che loro sono stati gli unici a rinnovare il contratto collettivo nazionale.

«Siamo preoccupati per lo stato di salute del turismo siciliano» – «Noi siamo assolutamente estranei all’oggetto di questa manifestazione. Abbiamo massima considerazione del personale che lavora presso le imprese alberghiere, al punto di essere stata l’unica Federazione che ha rinnovato il contratto collettivo nazionale in tempi non sospetti. È evidente che non abbiamo alcun tipo di coinvolgimento in questo sciopero, pur avendo massima considerazione dei lavoratori». Nico Torrisi ci tiene a «prendere le distanze in maniera chiara e assoluta, anche perché c’è stato chi ha approfittato di questo argomento per parlare di altro». Il presidente di Federalberghi Sicilia si dice preoccupato per la situazione del turismo regionale, perché non si riesce ancora a destagionalizzare: «Noi siamo preoccupati per lo stato di salute del turismo siciliano e da diversi anni si dice che è un periodo molto lungo, ma non si è riuscito a destagionalizzare. La Sicilia continua ad avere un certo appeal, ma i livelli di occupazione delle strutture alberghiere e i bilanci delle strutture sono molto lontani dall’essere accettabili per la sopravvivenza delle stesse imprese».

«Il turismo non è al centro dell’agenda né del governo nazionale che di quello regionale» – A una situazione così complicata vanno ad aggiungersi i problemi legati al trasporto siciliano. «La frattura in due della Sicilia, dopo la frana del viadotto Himera, creerà un danno enorme per tutti i tour turistici programmati. Con la regione spaccata in due, infatti, il rischio è che i tour diventino o della Sicilia occidentale o di quella orientale». Torrisi pone l’attenzione anche sulla tassa di soggiorno, ricordando la pratica ormai diffusa di utilizzare l’imposta in maniera sbagliata: «In molti comuni si continua a fare un uso sempre più sbagliato della tassa di soggiorno. Inizialmente doveva servire a fare promozione turistica, ma in molti comuni non si è fatto nulla. C’è stato un pessimo uso, non condiviso dell’imposta di soggiorno». Un altro tema fondamentale per gli albergatori è quello della pressione fiscale. «In Sicilia abbiamo grossi problemi come la questione delle infrastrutture e quella della tassazione che le imprese non possono più sostenere. Nonostante i colloqui con le istituzioni, purtroppo il turismo non è al centro dell’agenda né del governo nazionale che di quello regionale». Per Torrisi non c’è stata ancora un’inversione di tendenza e il turismo non viene considerato il volano principale per la Sicilia: «Non esiste l’assunzione di responsabilità, in Italia e in Sicilia, di fare del turismo la prima fonte di ricchezza del territorio».

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