Cinquantunesimo Ciclo di Rappresentazioni classiche al Teatro greco di Siracusa, organizzato dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico che ogni anno raccoglie consensi di pubblico e di critica e che anche per questa edizione prospetta circa 120 mila spettatori provenienti da tutto il mondo. Quest’anno il nuovo sovrintendente della Fondazione Inda, Gioacchino Lanza Tomasi, propone la Trilogia del mare: Supplici di Eschilo, Ifigenia in Aulide di Euripide e Medea di Seneca, tre commedie classiche che si alterneranno nella cornice del Teatro greco di Siracusa dal 15 maggio al 28 giugno. Il calendario completo delle rappresentazioni può essere scaricato e stampato con gli  orari degli spettacoli e i prezzi dei biglietti dal sito della Fondazione. Le supplici di Eschilo, rappresentata per la prima volta al teatro di Dioniso in Atene, probabilmente nel 463 a.C., inaugura la stagione 2015.

Protagonista e regista di questa nuova versione teatrale Moni Ovadia,  interprete d’eccezione nel ruolo della prima corifea, Donatella Finocchiaro.  Breve trama: Danao ed Egitto, figli di Belo, re d’Egitto,entrano in conflitto. Il primo è padre di cinquanta figlie e il secondo di cinquanta maschi che vogliono prendere per spose le figlie di Danao. Sia Danao che le figlie rifiutano il matrimonio e fuggono su una nave che li porta ad Argo, patria della loro progenitrice Io. I Pelasgi che occupano l’Argolide accettano di dare asilo ai fuggitivi e respingono un tentativo degli Egizi, sopraggiunti a loro volta, di impadronirsi delle cugine. Nelle tragedie successive che completavano la trilogia, e di cui ci sono arrivati pochissimi frammenti, Danao era costretto a cedere e le nozze si celebravano; ma la stessa notte ognuna delle figlie di Danao, su ordine del padre, sgozza il proprio marito. Una sola delle Danaidi, Ipermestra, risparmia il suo sposo, Linceo. Dall’unione tra Ipermestra e Linceo discende la dinastia dei re di Argo e da quel giorno i Pelasgi diventano i Danai. Le Supplici di Eschilo facevano parte di una trilogia composta da Supplici, Figli di Egitto e Danaidi, seguita da un dramma satiresco Amirnone.

Seconda tragedia scelta Ifigenia in Aulide di Euripide rappresentata per la prima volta in Macedonia tra il 407 e il 404 a.C. e poi, postuma,  al teatro di Dioniso di Atene nel 403 a.C. a cura del figlio del poeta, Euripide il Giovane, sarà interpretata in questa rappresentazione da Lucia Lavia, figlia di Gabriele Lavia e Monica Guerritore, la regia è firmata dal grande Federico Tiezzi, tra gli altri interpreti Sebastiano Lo Monaco nei panni di Agamennone.  Breve trama: La flotta greca sta per salpare dal porto di Aulide, sotto il comando di Agamennone, per vendicare l’affronto di Paride, il rapitore della bellissima Elena, moglie di Menelao. All’inizio della tragedia il re racconta a un vecchio servo che la dea Artemide, adirata con i Greci, blocca la flotta con una bonaccia e che l’indovino Calcante ha annunciato che per placare la collera della dea è necessario sacrificare Ifigenia, figlia di Agamennone. Agamennone ha mandato una lettera per fare giungere la figlia in Aulide con in pretesto di darla in sposa ad Achille, ma poi si è pentito e vorrebbe che il vecchio portasse un messaggio segreto alla sua famiglia dicendo di tornare indietro.

La lettera però viene intercettata da Menelao e a ciò segue un violento alterco tra lui e Agamennone, interrotto da un messaggero che annuncia l’arrivo di Ifigenia in compagnia della madre Clitemnestra. Agamennone non ha il coraggio di rivelare alle due donne la terribile verità, ma Clitemnestra la scopre casualmente attraverso le parole di Achille. Anche Achille, nel vedere che il suo nome era stato usato per un atto tanto infame, s’infuria e proclama di voler difendere la ragazza. Scoperto l’inganno, Clitennestra affronta il marito biasimandolo aspramente, mentre Ifigenia chiede pietà con parole toccanti. Agamennone però è irremovibile: il sacrificio si dovrà fare per ragion di stato. Anche Achille, tornato dall’accampamento, conferma la terribile notizia: ha tentato di parlare in favore della ragazza, ma la sua voce è stata soffocata dalle grida dell’assemblea e lui stesso ha corso il rischio di essere linciato. Tuttavia, promette di imbracciare le armi per difendere Ifigenia. Nel vedere l’importanza che la spedizione ricopre per i greci e per evitare uno spargimento di sangue tra l’esercito , Ifigenia cambia improvvisamente atteggiamento e offre volontariamente a propria vita, calmando la madre e respingendo l’aiuto di Achille. Così si avvia al sacrificio con coraggio, lasciando la madre sprofondata nella sua disperazione. Poco dopo arriva un messaggero che riferisce il miracolo: proprio quando il sacrificio stava per compiersi, Artemide ha salvato Ifigenia facendola sparire e mettendo una cerva al suo posto sull’altare.

ll vento torna a spirare, la flotta può finalmente salpare verso Troia. Clitemnestra sospetta che il racconto del messaggero sia un sotterfugio per placare il suo dolore, mentre Agamennone parte per la guerra pieno di speranze. Terza e ultima scelta per il 2015 Medea di Seneca per la regia di Paolo Magelli con Valentina Banci. Breve trama: Ripudiata da Giàsone, cui aveva consentito la conquista del vello d’oro grazie alle sue arti magiche e ai suoi crimini, Medea medita un’atroce vendetta ai danni dell’eroe che l’ha abbandonata per contrarre nuove nozze con Creùsa, figlia di Creonte, re di Corinto. Dopo aver eliminato con la magia sia la rivale sia il re, Medea mette in atto l’intento di punire il traditore Giàsone uccidendo i figli avuti da lui. Al padre annichilito dal dolore l’eroina, fuggendo su un carro alato, lascia l’amara consapevolezza che non vi sono dèi negli alti spazi del cielo, ove al loro posto si colloca l’entità infera della madre che toglie la vita alla sua prole. Nel riscrivere questo mito atroce e notissimo Seneca si misurò certamente con la tradizione teatrale latina, per noi perduta, all’interno della quale doveva occupare un posto di rilievo la Medea di Ovidio. Rispetto al celebre modello euripideo le innovazioni sono di notevole rilevanza: sin dall’inizio dell’azione la protagonista è preda di un furor incoercibile che la spinge alla sovversione di ogni ordine, fisico ed etico; l’antagonista Giàsone è spinto dalla pietas per i figli a ripudiare la terribile compagna ed è reso debole dalla consapevolezza delle proprie colpe, la più grave delle quali è l’aver sfidato il mare con la prima nave violando le leggi della natura per acquisire il vello d’oro, simbolo e garanzia del regnum; nel compiere il misfatto estremo Medea si pone in gara con i delitti realizzati da virgo e postula l’esigenza che il suo nemico sia al contempo vittima e spectator, sì da confermare con il proprio strazio l’esito felice della performance.

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