Corsi e ricorsi storici. Non c’è bisogno di scomodare Vico, ma la ciclicità con cui ogni anno politici e le istituzioni ripropongono la riapertura del Casinò di Taormina è quasi comica. Più di un anno fa l’Assemblea Regionale Siciliana aveva approvato un disegno di legge per la riapertura di un casinò a Taormina. In seguito questa proposta si perse nei meandri dei palazzi palermitani. Prima ancora vari politici avevano avanzato l’idea del Casinò e l’hanno utilizzata anche per fare campagna elettorale.

Qualche settimana fa è toccato a quattro senatori di Forza Italia (Marco Pagnoncelli, Sante Zuffada, Domenico Scilipoti e Giancarlo Serafini) avanzare una proposta di legge che chiede l’istituzione di una casa da gioco nel comune di Taormina. L’obiettivo è sempre lo stesso: «rianimare il turismo locale e ravvivare l’economia del luogo». L’ultima proposta è arrivata dal sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che nel corso del seminario “Il rischio e la Regola”, promosso dall’unità di ricerca sulle nuove patologie sociali dell’Università di Firenze, ha ipotizzato la riapertura del Casinò della Perla dello Jonio per contrastare l’offerta che arriva da Malta: «Pensiamo al caso di Taormina: la riapertura della casa da gioco servirebbe a contrastare l’offerta che arriva da Malta. Non dobbiamo lasciare soli i singoli casinò, né i singoli Comuni, ma cercare di fare una valutazione con il governo per i casinò perché possono essere un baluardo contro l’illegalità». Bene, anche per il 2015 si è proposta la riapertura del Casinò di Taormina. Ci vediamo nel 2016…

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