La solita storia – La vicenda del pilone dell’autostrada Palermo-Catania investito da una frana, che ha provocato incredibili disagi in Sicilia, non sarebbe piaciuta a Leonardo Sciascia. Lo scrittore di Racalmuto non avrebbe apprezzato, perché si tratta di una storia “troppo” semplice. Non è “Una storia semplice” come quella scritta da lui, che in realtà era una vicenda complicatissima. Qua è tutto sin troppo chiaro, ripetitivo e monotono. La vicenda dei trasporti in Sicilia ha amminchiato tutti. Se ne parla in continuazione, anche fuori dalle campagne elettorali. Si organizzano manifestazioni e convegni, ma non cambia nulla. L’unica continuità tra questa storia e quella scritta da Leonardo Sciascia è che entrambe non ci lasciano l’opportunità di riflettere. E se quella dell’autore siculo si aggroviglia sin dalle prime pagine, la vicenda autostradale procede lenta e inesorabile. Nonostante questa differenza di velocità, il risultato è lo stesso: confusione e la voglia di porsi diversi interrogativi. È davvero una storia “troppo” semplice, perché il problema delle strade siciliane non abbandona mai l’attualità dell’isola.

«C’è solo da vergognarsi per il mancato utilizzo di fondi per mettere in sicurezza frane e città» – Da Palazzo Chigi non l’hanno presa bene e non poteva essere altrimenti. Non c’è bisogno di creare qualche giallo o inchieste complicate. La storia è ormai nota a tutti e da Roma Erasmo D’Angelis, Coordinatore della Struttura di missione di Palazzo Chigi, #italiasicura contro il dissesto idrogeologico, non ha usato mezzi termini: «La verità va detta tutta: quel versante franato che ha distrutto il viadotto Himera dell’autostrada Palermo-Catania poteva essere messo in sicurezza, e Anas e regione potevano e dovevano intervenire già dieci anni fa e nessuno lo ha fatto. Nemmeno a noi è mai arrivata la segnalazione del rischio. […] C’è solo da vergognarsi per il mancato utilizzo di fondi per mettere in sicurezza frane e città. Altro che tesoretto, noi siamo arrivati a scovare il doppio anzi il triplo della cifra scoprendo e recuperando risorse inviate dallo Stato e non spese, soprattutto al Sud, per contrastare il dissesto e costruire depuratori: sono oltre 5 miliardi negli ultimi 15 anni, che facciamo spendere solo oggi. Questa è l’Italia da cancellare».

Ignoranza amministrativa – Ognuno dovrebbe prendersi le proprie responsabilità, ma ciò che emerge con drammatica evidenza è una classe dirigente incapace di fare il proprio mestiere. Le competenze scarseggiano e non si è in grado di utilizzare in maniera adeguata i fondi che arrivano da Roma o dall’Unione Europea. Il problema è l’ignoranza amministrativa. Nel frattempo, per cercare di ridimensionare i danni dell’ennesimo incidente, Trenitalia ha disposto la circolazione di due treni in più al giorno tra Catania e Palermo, mentre il sindaco etneo Enzo Bianco ha chiesto alla Ryanair un collegamento diretto tra le due città fin quando la Sicilia rimarrà spezzata in due. Già, perché è questo il danno più grande. Si prevede che la situazione non verrà risolta prima della fine dell’estate. Questo vorrà dire provocare danni incalcolabili al settore turistico della zona e alle attività produttive delle Madonie. È emergenza nella Sicilia centrale. È scattato l’allarme senza bisogno di chiamare in causa i terroristi islamisti. Da queste parti non c’è bisogno dell’Isis per distruggere strade, ponti e viadotti. Riusciamo benissimo da soli a far saltare i collegamenti da una città all’altra.

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