Una vita da salesiano – Don Giovanni Battista Mazzali e i salesiani. Un legame forte e intenso da sempre. Negli anni della gioventù era legato all’oratorio salesiano “Edoardo Agnelli”. Nato a Torino il primo febbraio del 1947, undici anni dopo, dal 1958 al 1963, ha frequentato la scuola media e il ginnasio dell’Istituto Missionario Cardinal Cagliero di Ivrea. Novizio a Villa Moglia, ha preso i primi voti il 16 agosto del 1964. Dopo il tirocinio ha frequentato il Saint Patrick’s College di Maynooth in Irlanda, dove ha completato gli studi teologici. Ordinato sacerdote il 7 dicembre del 1974 a Bivio di Cumiana, ha conseguito la licenza in teologia presso la Pontificia Università Lateranense e la Laurea in Lingue presso l’Università di Torino. Dopo le prime esperienze pastorali a Ivrea e a Castelnuovo Don Bosco, si è trasferito in Liguria ad Alassio come insegnante e successivamente come direttore dal 1987 al 1990, anno in cui è stato nominato ispettore della Ligure-Toscana. In seguito il Cg24 gli aveva affidato l’incarico di economo generale e nel 2008 è stato eletto nuovo ispettore dell’Ispettoria salesiana siciliana.

L’Ispettoria siciliana: da don Mazzali a don Ruta – Un incarico che ricoprirà fino al 2014, quando gli subentrerà don Pippo Ruta. Si tratta di un cinquantacinquenne di Modica che in passato è stato direttore dell’istituto S. Francesco di Sales e ancor prima dell’istituto teologico “S. Tommaso” di Messina, di cui è stato anche docente e preside. Ha prestato servizio all’oratorio di Barcellona Pozzo di Gotto ed è entrato nel noviziato di Lanuvio nel 1974 per prendere i voti il 12 settembre 1975 e la professione perpetua il 12 settembre 1982 presso la Casa generalizia. È nel 1986 che viene ordinato sacerdote e dopo ottiene la laurea in Teologia catechetica presso la Pontificia Università Salesiana. Don Ruta prende il posto di don Mazzali, che ha guidato l’Ispettoria siciliana per sei anni. Un mandato appena superiore a quello di un presidente del Consiglio e inferiore di dodici mesi a quello di un presidente della Repubblica. Anni definiti sul sito dell’Ispettoria salesiana sicula come «particolarmente difficili» a causa della situazione regionale.

Colui che avrebbe cercato di «ripulire» le casse dell’ordine – Momenti delicati, particolari. Ma stando alle indagini svolte dagli inquirenti, dopo la misteriosa vicenda dell’eredità del “marchese di Dio”, Alessandro Gerini, ex senatore della Democrazia Cristiana, don Mazzali aveva già vissuto periodi cupi. Il riferimento è alla transazione tra la Fondazione Gerini e i suoi nipoti con il faccendiere di Aleppo, Carlo Moisè Silvera, che si era accreditato come rappresentante degli eredi. Tra vari intrecci e raggiri, come raccontato in alcuni speciali su BlogTaormina, emerge anche l’avvocato milanese Renato Zanfagna. Si inizia a parlare di truffa ai salesiani, ma l’aspetto incredibile che emerge dalle indagini è che nell’elenco degli imputati per la frode da 100 milioni di euro spunta il nome di don Mazzali. È in quel momento che la procura di Roma chiude l’inchiesta e sollecita il suo rinvio a giudizio in concorso con l’avvocato Renato Zanfagna e il faccendiere Carlo Moisè Silvera. Come documentato dal “Corriere della Sera”, «due mesi dopo la presentazione di una denuncia da parte della Santa Sede, il capo dell’ufficio Giuseppe Pignatone e il sostituto Paola Filippi ribaltano l’impostazione iniziale e individuano in queste tre persone coloro che avrebbero cercato di “ripulire” le casse dell’ordine fondato da don Giovanni Bosco».

Truffa alla sua congregazione – L’imbarazzo per don Mazzali è grande, ma aumenta e, forse, si trasforma in vergogna quando è la Gendarmeria vaticana che, svolgendo un’indagine interna, dimostra la falsificazione delle autorizzazioni per chiudere la trattativa del 2007. Nella relazione si mette in luce come la lettera firmata il 19 maggio 2007 dal segretario generale dei salesiani, Marian Stempel, per concedere il nulla osta all’accordo, era stata modificata in più punti, addirittura aggiungendo il paragrafo che obbliga la «Direzione generale Opere Don Bosco» al versamento dell’indennizzo. In sostanza don Mazzali è stato accusato di aver contraffatto i documenti per sbloccare l’elargizione di 100 milioni di euro. Don Mazzali e l’intricata vicenda romana, che a cascata ha influenzato, da un punto di vista economico, anche le altre ispettorie. Si tratta dello stesso don Mazzali che ha ottenuto in seguito l’incarico siciliano. Don Mazzali è il salesiani che, durante la riunione di marzo 2015 tra gli ex allievi di Taormina, viene citato da Nino Crimi, presidente degli ex allievi dei salesiani, il quale ricordava: «Era il 18 gennaio 2013 quando avevo scritto una email all’ex ispettore della Sicilia don Gianni Mazzali, nella quale lo invitavo a venire a Taormina per parlarci faccia a faccia. Purtroppo questo incontro, nonostante vari contatti, non è avvenuto. E don Mazzali, alla mia quarta telefonata aveva risposto dicendo: “Sa, poi se vengo ci sono persone che non capiscono”». Intanto don Mazzali dovrà presentarsi al processo del 22 aprile per rispondere dell’accusa di truffa alla sua congregazione. Questa volta dovrà presentarsi, anche se in altra sede.

© Riproduzione Riservata

Commenti