L’integralismo non porta mai al raggiungimento di risultati positivi. L’ennesimo esempio di questa considerazione è legata al maxi-elettrodotto che dovrebbe collegare Sicilia e Calabria. L’elettrodotto Sorgente-Rizziconi è bloccato dal pilone numero 40 della linea di alta tensione tra le due regioni. Un progetto fermato dalla magistratura di Messina a causa di una denuncia di un’associazione che si definisce “ecologista”. Dopo questa presa di posizione, come evidenziato dal “Sole 24 Ore”, l’opera quasi ultimata è stata bloccata e ai siciliani tocca sopportare decine di tralicci vecchi e 87 chilometri di altre linee elettriche che quella nuova farà smontare. E poi c’è l’incremento della bolletta che fa spendere di corrente 600 milioni in più l’anno per l’inefficienza della rete. La Sicilia non è ben collegata con il Continente e questo comporta una spesa spropositata di energia. Un problema che dovrebbe essere risolto dopo la conclusione dei lavori del maxi-elettrodotto.

Al momento la Terna, la Spa dell’alta tensione, ha speso 700 milioni di euro per realizzare i lavori fermi al pilone numero 40. Si tratta di una linea che abolirà 170 chilometri di vecchi cavi che si trovano tra il territorio calabrese e quello messinese, pilone numero 40 situato a Saponara, sul fianco del monte Raunuso, permettendo. Qua una denuncia, quella della “Mediterranea natura”, ha fatto breccia nella Procura di Messina, che ha aperto un’inchiesta contro la Terna, la ditta che sta spostando i cavi, e contro la Sovrintendenza ai beni culturali, accusata di aver approvato il pilone prima che esistesse il piano del paesaggio. In attesa che si sblocchi la situazione, i messinesi possono soltanto immaginare la linea che collega Rizzìconi (Reggio Calabria) con Sorgente (Messina) dove c’è la vecchia grande centrale A2A di San Filippo del Mela. Non passerà nello Stretto (con cavi sottomarini, evita le correnti e le insidie dei fondali fra Reggio e Messina) e corre nel Tirreno

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