Una pre-sfiducia per il governatore – La via Crucis di Rosario Crocetta sembra non avere fine. Il presidente della regione sta affrontando il periodo più delicato da quanto è stato eletto. Prima la Finanziaria che è stata stravolta e sembra non mettere d’accordo le forze politiche dell’Ars, poi l’ombra del commissariamento a causa dei conti disastrati della regione e le solite liti tra le varie correnti del Partito Democratico e adesso è stata affossata la riforma delle province, dopo il via libera a un emendamento dei grillini che abrogava il testo della giunta regionale. Crocetta cade al primo articolo e staremo a vedere se sarà in grado di rialzarsi. Il voto segreto è stato un chiaro segnale al governatore. Più che contro la riforma, infatti, la votazione era una sorta di pre-sfiducia per l’ex sindaco di Gela. Nel segreto dell’urna gli stellati, insieme alle opposizioni, hanno vinto una battaglia destinata a lasciare il segno. La riforma delle province, del resto, era uno dei cavalli di battaglia del governo e questo voto potrebbe far venire i nodi della questione al pettine.

Nel Pd è questione di responsabilità – Fausto Raciti, segretario del Partito Democratico della Sicilia, ha invitato tutti i colleghi di partito ad assumersi le proprie responsabilità: «Il voto dell’Ars sulla riforma delle province lascia un segno in questa legislatura, bisogna aprire una riflessione molto seria, a questo punto serve un vertice di maggioranza alla presenza del presidente Crocetta: ci si deve guardare negli occhi, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità». Già, ma per chi suona la campana delle responsabilità? Stando alle dichiarazioni dell’altro democratico, Fabrizio Ferrandelli, il rumoroso scampanellio è indirizzato al presidente Crocetta. «Ritengo che l’esperienza Crocetta è già chiusa e che sia doveroso per i siciliani guardare avanti», ha chiosato il deputato. Dopo l’attacco del governatore a Faraone, si accende un’altra miccia sul sentiero della via Crucis di Crocetta. E va bene che questo percorso dovrebbe essere illuminato, secondo la tradizione liturgica cristiana, da lumini. Però, in un contesto laico, si rischia di esagerare. Troppi fuocherelli innocenti potrebbero far scoppiare un incendio da qui a breve.

La “Magna Grecia” e gli allegri risarcimenti – E a proposito di incendi, come non parlare della situazione economica e finanziaria della Sicilia. Un dramma che il presidente Crocetta ha ereditato da gestioni decennali che non si sono poste nessuno scrupolo nel salvaguardare gli interessi delle generazioni future. Il “Sole 24 Ore” ha parlato di un debito pari a 7 miliardi 525 milioni 547 mila euro. Come mette in luce il quotidiano finanziario italiano, «si tratta di mutui accesi nel passato, fino ad oggi. Al 31 dicembre 2013 il debito si aggirava sui 5 miliardi. Successivamente, nel novembre 2014 per finanziare la spesa corrente è stato necessario un indebitamento per 606 milioni 97 mila euro. L’ultimo finanziamento è stato contratto per saldare il debito della pubblica amministrazione con le imprese nel settore sanitario, per un miliardo 776 milioni 547 mila euro». E anche se Crocetta continua a dare garanzie sul bilancio e sui conti, se le trattative romane non dovessero andare nel migliore dei modi, la regione potrebbe chiedere un altro mutuo per portare il bilancio in pareggio. Debiti alle stelle e continue richieste di mutui. La Sicilia continua a rappresentare la “Magna Grecia” e non nel senso classico ed ellenico del termine. Le analogie con il Paese dell’Unione Europea si sprecano e visto che Tsipras ha avuto il coraggio di chiedere un risarcimento di 279 miliardi di euro ai tedeschi per l’occupazione nazista, i pupari siciliani potrebbero chiedere i danni alla dominazione angioina.

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