Innovazione e tradizione – L’Esposizione universale sarà una vetrina sul mondo. Un modo per promuovere le varie aree geografiche e far conoscere agli altri le proprie ricchezze alimentari. In questa ottica la zona del Mediterraneo potrebbe auto promuoversi per favorire l’esportazione dei suoi prodotti, in particolar modo nel mercato agroalimentare globale. Al momento l’Italia è il sesto Paese europeo per export agroalimentare, ma l’Expo 2015 di Milano potrebbe diventare un’occasione per scalare questa classifica. Vorrebbe dire veder riconosciuta la qualità dei prodotti, ma per raggiungere l’obiettivo, come ribadito da Giorgio Zerbinati, è necessario mettere fianco a fianco l’innovazione con la tradizione. Nell’ultimo periodo l’Italia è stata superata dal Belgio, doppiata da Germania e Olanda e insidiata dalle nazioni bagnate dal Mare del Nord. È naturale giocarsela con Francia e Spagna, ma trovarsi in una simile condizione è preoccupante.

Aumentare l’export dell’agroalimentare – Per fortuna, però, le esportazioni italiane sono in crescita. Dal 2010 a oggi sono in aumento del 7 per cento, ma non basta. Bisogna guardare avanti non dimenticandosi del passato. Una delle regole principali della vita, in questo contesto può essere la chiave del successo. Innovare i processi distributivi e produttivi e nello stesso tempo preservare le tipicità della Dieta Mediterranea e dei suoi territori. Mettere in moto questo meccanismo, del resto, vorrebbe dire portare l’export agroalimentare italiano a 50 miliardi entro il 2020, partendo dai 34 attuali. Una sfida non impossibile, considerando le potenzialità della zona. La particolarità geografica dell’Italia offre una ricchezza unica al mondo, che permette di legare ogni prodotto alla sua terra. Ma questo non è sufficiente. Per imporsi nel mondo globalizzato, rispettando le caratteristiche originarie dei prodotti, serve il supporto dell’innovazione, che vuol dire avere la bravura di produrre e commercializzare “cibi antichi”.

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