Foto Andrea Jakomin/blogTAORMINA ©2015

Taormina, tra bellezze e speculazioni edilizie – Il panorama visibile dal museo di Casa Cuseni è uno di quelli che non si dimentica. I viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo ne rimangono impressionati. Dai balconi dell’edificio si può ammirare il giardino della Casa e verso il mare si scorge la baia di Giardini Naxos, l’Etna e diversi palazzi e monumenti storici di Taormina. La terrazza che si affaccia sul Mediterraneo è una bellezza rara. Quando viene raccontata nelle rubriche di viaggio del mondo compaiono sempre le stesse immagini: il Teatro antico, la baia, il Corso Umberto, Palazzo Corvaja e altri monumenti del luogo. Poi, per il resto, è meglio far finta di nulla. La speculazione edilizia ha fatto gravi danni anche da queste parti. Da Casa Cuseni e in generale da qualsiasi altura taorminese ci si può rendere conto della “grande bruttezza”. Il riferimento, purtroppo, non è soltanto all’ex pensione Minerva. E a notarlo è stato il quotidiano israeliano “Haaretz”. Non è una novità e infatti il giornale mediorientale ha denunciato questo imbruttimento qualche anno fa. Un qualcosa che balza all’attenzione del turista e del singolo cittadino, che sempre con maggior fatica riesce a invaghirsi della bella Taormina.

Le parole di “Haaretz” su Taormina – «Taormina è una delle città più belle città della Sicilia, con una vista mozzafiato sul Mediterraneo in cima alla scogliera – fino a quando non si guarda verso il basso. In riva al mare, ai piedi della rupe, si erge in tutta la sua bruttura una fila di edifici e residence costruiti fino alla spiaggia, che rovinano per sempre la bellezza del luogo», c’è scritto sullo storico quotidiano di Israele. Ma Taormina non è l’unica città del Mediterraneo a mettere in pericolo la propria bellezza. Negli ultimi decenni questo mare è diventato vittima di se stesso, delle sue bellezze naturali e storiche. Un patrimonio che si è trasformato in miele per le mosche travestite da costruttori, i quali hanno pianificato senza alcun criterio e hanno distrutto buona parte delle spiagge. Era il lontano 2006 quando l’Onu scriveva un dossier ambientale, “Blue Plan”, per denunciare la situazione del Mediterraneo minacciato dalla pressione demografica e dall’inquinamento. «Danni enormi se non si sceglie la strada dello sviluppo sostenibile», c’era scritto nell’Unep (programma ambientale delle Nazioni Unite).

Dalla Croazia alla Spagna, è emergenza – Il Mediterraneo, uno dei 25 hotspots mondiali per la biodiversità, è minacciato dal cemento, dall’eccessivo traffico marittimo, dal turismo di massa e dal sovrappopolamento. L’analisi del dossier è inquietante e ci riguarda da vicino: «Attualmente  il cemento sottrae alla natura il 40 per cento dei litorali dove vive il 7 per cento di tutte le specie marine mondiali. Ma questa cifra è destinata a crescere: entro il 2025 oltre il 50 per cento delle coste sarà cementificato. Si tratterebbe dell’inevitabile risultato della pressione demografica che in riva al mare ogni anno cresce a un tasso dell’uno per cento. E’ facile immaginare – prevede ancora il Blue Plan – che la popolazione che abita le città costiere raggiunga la cifra di 90 milioni di abitanti entro il 2025 rispetto ai 70 milioni registrati nel 2000». La situazione è critica in tutti i paesi bagnati dal Mediterraneo: Israele, Cipro, Libano, Slovenia, Croazia e Grecia sono i più colpiti. Poi ci sono alcune famose regioni balneari di Francia e Spagna in cui l’abitato, negli ultimi due decenni, è aumentato del 50 per cento.

Aumenta la cementificazione e cresce il turismo di massa – Qualche anno fa la Knesset, per cercare di porre un argine a questo problema, aveva approvato una legge per la protezione ambientale costiera che aveva istituito un Comitato permanente per l’approvazione dei progetti per la costruzione di aree a ridosso del mare. È cambiato qualcosa in Israele? In parte si, almeno nel Paese mediorientale. Nel resto del Mediterraneo, però, la situazione è difficile. La Croazia, per esempio, sta sfruttando le sue coste e le proprie bellezze naturali fino allo sfinimento e verrà il giorno in cui i turisti inizieranno a trovare poco attraenti quei posti. Lo stesso vale per l’Andalusia e per l’Italia, dove le denunce delle varie organizzazioni servono a poco. La cementificazione prosegue e con lei aumenta anche il turismo di massa. Una conseguenza non casuale, mentre l’esclusività di questi luoghi sta diventando una favola presente solo in qualche guida turistica. Già, Taormina in un contesto così desolante è in cattiva compagnia.

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