Lettere al direttore

È ora di smetterla con le polemiche e le dichiarazioni roboanti in cui il nulla si mischia al niente. Soprattutto perché oggettivamente, economicamente e politicamente, Taormina ha una posizione di debolezza rispetto alla Regione. Urlare “qui comando io, questa è casa mia” dopo che per anni hai chiesto al dirimpettaio di farsi carico delle tue spese, denota la povertà di argomentazioni e l’incapacità di fare politica seriamente. A buon intenditor poche parole!!!

In questi momenti invece è necessario creare alleanze e, come giustamente dice l’assessora Li Calzi, occorre fare sistema. Solo in questo modo si difende concretamente il proprio territorio, le risorse che in esso vi risiedono e le famiglie che vi lavorano. Mi aspetterei allora dalla classe politica taorminese, ma anche dalla società civile di Taormina, una proposta concreta su cui iniziare a discutere seriamente. Mi aspetto fatti e non proclami. Ecco allora la mia proposta, da migrante taorminese, che appunto forse perché lontano dalle beghe di paese, può dare un modesto ma spero concreto contributo per la soluzione del problema. A mio modo di vedere due sono gli aspetti principali che occorre affrontare:

– la soluzione da dare alla massa debitoria che incombe sull’attuale Comitato TaoArte;
– come costruire una proposta duratura nel tempo, sostenibile economicamente e valida dal punto di vista culturale per la futura Fondazione TaoArte.

Per quanto riguarda il primo punto, ritengo che NON si possa né si debba procedere alla liquidazione tout court del Comitato. Deve essere sfuggito ai più un piccolo particolare: nel momento in cui si liquida un soggetto giuridico (seppur non riconosciuto, quale appunto un comitato) il commissario liquidatore dovrà rimborsare la massa debitoria con le attività facenti capo al Comitato. Le attività di parte corrente sono, come noto, inesistenti. Si dovrà quindi procedere alla liquidazione del patrimonio che è formato da una parte “materiale” (mobili, strutture, dotazioni informatiche etc.) e da una parte “immateriale” degli asset attivi: i due marchi Taormina Arte e Taormina Film Festival. Occorrerà cioè mettere in vendita tramite asta i due marchi. Qualcuno può già immaginare chi li comprerà: un signore e una signora a nome delle rispettive associazioni. È questo quello che si vuole?

Immaginate una Fondazione priva dei due marchi e le manifestazioni del Film Festival e il cartellone denominato Taormina Arte gestiti da privati magari già noti ai taorminesi. Occorre evitare nel modo più assoluto il rischio della vendita degli asset attivi attraverso la liquidazione del Comitato Taormina Arte; sono quindi dell’idea che si possa tentare la strada del concordato preventivo al fine di attuare un passaggio pilotato da Comitato a Fondazione.

C’è margine per cercare di attuare un concordato che avrebbe l’obiettivo di:
a) stabilire un piano di rientro spalmato in almeno tre anni;
b) definire una riduzione percentuale della massa debitoria condivisa sia dai creditori sia dal debitore;
c) pattuire con il creditore più forte (lo Stato) un rientro nel tempo per i debiti erariali e contributivi (che sono, fra l’altro, alquanto ingenti).
d) preservare gli attivi immateriali che in tal modo potranno essere trasferiti alla nuova fondazione come capitale di dotazione

Questa soluzione necessita di un impegno straordinario, una tantum, da parte anzitutto degli Enti che, in quanto soci dell’attuale Comitato, sono i debitori finali (come da codice civile, articoli 36 e seguenti). Ma un analogo impegno può e deve essere richiesto anche alla Regione Sicilia. Se è pur vero che la Regione non ha alcun obbligo “giuridico” di intervenire nel ripianamento del debito, ha però la convenienza a finanziare una parte del piano di rientro perché in tal modo si verrebbero a preservare i marchi che farebbero parte del patrimonio di dotazione della futura Fondazione, in cui la Regione avrebbe un ruolo di primo piano, proprio nella sua nuova veste di socio fondatore utilizzando l’articolo 88 della L.R. 2 del 26/3/2002.

Sintesi per quanto riguarda i debiti del Comitato Taormina Arte: avviare un accordo con i creditori; in base alla quantificazione dei debiti post accordo e alla durata del piano di rientro, i tre enti debitori (Comune di Messina, Taormina e ex provincia di Messina) impegnano in bilancio per un triennio la loro quota di risorse per ripianare i debiti; la Regione, mediante l’imminente normativa “Sblocca-Sicilia” che dovrebbe essere emanata entro maggio attiva un fondo straordinario per la propria quota di intervento a ripianamento dei debiti e finalizzato a non disperdere i marchi e gli asset immateriali di Taormina Arte.

Veniamo adesso alle tematiche relative alla costituenda Fondazione. Fondamentale è la predisposizione di un progetto di start up  inteso come programma culturale, quantificazione delle risorse economiche e finanziarie necessarie alla messa in opera del cartellone, individuazione delle risorse professionali necessarie all’operatività della fondazione, scelta del modello organizzativo, individuazione degli obiettivi di qualità e di pareggio del bilancio. Una volta salvati i marchi, occorrerà redigere uno statuto che definisca chiaramente che la funzione di socio fondatore lo assumono gli enti nella misura in cui conferiranno sia il patrimonio di dotazione sia il capitale di gestione per almeno un triennio. Se il Libero Consorzio di Messina vorrà essere socio fondatore dovrà concretizzare dal punto di vista economico questa sua aspirazione. Lo stesso dicasi per tutti gli enti pubblici (Regione, Comune di Taormina, etc.)

Invece di fare polemica sterile e perdente con la Regione, va colta positivamente la disponibilità dell’assessora Li Calzi circa la possibilità di dare in concessione il teatro Greco-Romano alla futura fondazione quale capitale di dotazione. È una scelta che, se confermata, sarebbe di grande portata politica, ma soprattutto un concreto contributo al rilancio di Taormina Arte. Immagino quindi che la stessa Taormina dia, quale capitale di dotazione, il palazzo dei congressi in concessione gratuita alla fondazione. Sono fortemente convinto, anche per la mia esperienza di ex assessore al comune di Parma, che il rapporto pubblico privato nel mondo della cultura sia la strategia vincente. Immagino quindi uno statuto della fondazione che preveda un ruolo attivo e importante per i privati che vorranno essere partner di una istituzione che ha delle enormi potenzialità dal punto di vista del marketing nazionale ed internazionale.

Mi immagino anche che, in base a precisi parametri economici inseriti nello statuto, si debba riconoscere una presenza qualificata di privati nel Consiglio di amministrazione, al fine di supportare con professionalità, esperienza e contributi economici la crescita e l’affermarsi della fondazione. Poiché però il privato deve essere certo che il suo investimento sia produttivo dal punto di vista anzitutto culturale e quindi di ritorno di immagine, penso sarà difficile per i primi anni che possano dare un contributo tangibile, dal momento che aspetteranno giustamente di vedere se hanno a che fare con una nuova realtà seria e credibile. Pertanto occorre attrezzarsi affinché la fase di start up triennale della fondazione venga gestita con un capitale di gestione quasi esclusivamente pubblico. Su questa diponibilità a investire nella fondazione, si misura la reale credibilità del comune di Taormina.

È disponibile la comunità di Taormina ad investire una parte consistente della tassa di soggiorno per il piano di start up della futura fondazione della durata di almeno tre anni e con importi annui che, temo, non potranno essere inferiori, per la quota del comune di Taormina, a 400/500.000 euro?

È disponibile la Regione ad investire in un piano di start up di almeno tre anni per una cifra non inferiore ai 2.000.000 di euro annui (tenuto conto che nella finanziaria di quest’anno il contributo verrà ulteriormente ridotto a poco più di 600.000 euro, salvo ulteriori sorprese in fase di approvazione in sede di ARS)?

È disponibile il Libero Consorzio di Messina a spendere annualmente per i prossimi tre anni almeno la stessa cifra del comune di Taormina per avere lo status di socio fondatore della fondazione Taormina arte?

A queste domande è chiamata a rispondere la politica con atti e delibere concrete. Sintesi per quanto riguarda la futura Fondazione: approvazione di uno statuto basato sulla collaborazione pubblico-privato e in cui la qualifica di socio fondatore si acquisite nella misura in cui si partecipa al capitale di dotazione (Regione con la concessione del Teatro Greco Romano e comune di Taormina con la concessione del Palazzo dei congressi); predisposizione di un programma culturale almeno triennale; approvazione di un business plan che quantifichi le risorse economiche necessarie per la fase di start up; impegno almeno triennale degli enti pubblici per la fornitura del capitale di gestione; bando pubblico per la scelta del direttore artistico da pagare solo al raggiungimento degli obiettivi concordati.

Si inizi finalmente a discutere di proposte, ma soprattutto si inizi a deliberare atti concreti. Dal consiglio comunale di Taormina di giovedì mi aspetto un atto concreto di indirizzo e di proposta da rivolgere alla Regione e agli altri Enti interessati. Iniziamo a fare sistema anzitutto a Taormina coinvolgendo tutti a partire dagli albergatori, dagli imprenditori, dalle associazioni, ai sindacati ai singoli cittadini. Questa è una proposta e come tutte le cose è perfettibile, ma almeno spero possa essere un concreto contributo per riportare la discussione sul piano delle scelte amministrative

Giuseppe Caltabiano

© Riproduzione Riservata

Commenti