Il laboratorio siciliano – La Sicilia è il laboratorio politico dell’Italia. Questa frase l’abbiamo sentita in qualsiasi contesto mediatico e anche nei discorsi che di solito si fanno tra amici. E a proposito di luoghi comuni, nella “terra del gattopardo” si creano alleanze, si fanno esperimenti che in seguito si concretizzano anche a Roma e a Milano. Si tratta di una tendenza bipartisan, ovvero sia il centrodestra che il centrosinistra mettono in pratica nuove idee da esportare nel resto del Paese. Nel cantiere Sicilia la coalizione conservatrice appare, almeno in questo ultimo periodo, distante dagli orientamenti milanesi, veneti e romani decisi da Silvio Berlusconi. Per una volta è come se il laboratorio Sicilia fosse stato messo da parte. L’ex cavaliere ha stretto un’alleanza, in vista delle elezioni regionali e amministrative, con la Lega Nord di Matteo Salvini. “Nulla di strano, è quello che accade da almeno vent’anni a questa parte”, diranno in molti. In realtà il patto con il leader del Carroccio non ha nulla a che vedere con le intese di Arcore tra gli amici Bossi e Berlusconi.

Berlusconi e l’alleanza con Salvini – L’ex presidente del Consiglio mal sopporta l’atteggiamento di Salvini, il suo estremismo e la sua svolta nazionalista sulla scia di Marine Le Pen, ma ha stretto questa intesa solo per non affondare e non essere definitivamente travolto da un’altra sconfitta elettorale. I falchi, del resto, sono dietro l’angolo. E allora meglio stringere un patto con Salvini e provare a conquistare qualche regione e amministrazione. Per il futuro si vedrà. I rapporti con il Nuovo Centro Destra e l’Udc sono rinviati, rimandati a data da destinarsi. Una decisione in controtendenza rispetto alle politiche adottate da Forza Italia negli ultimi mesi, che ha deciso di dialogare con il governo su alcune riforme istituzionali. La strada che vorrebbe percorrere Berlusconi è questa, ma i numeri e i sondaggi impongono altre prese di posizione. E allora è meglio camminare a braccetto con Salvini. Però in questa tattica c’è un’anomalia che si chiama Sicilia. Nel laboratorio della politica nazionale i rapporti tra il nuovo soggetto creato da Salvini e il resto del centrodestra non sono buoni.

Anomalia siciliana o settentrionale? – Salvini, soprattutto in terra sicula, rappresenta un voto di protesta che attira più ex grillini che moderati ed elettori centristi. Il centrodestra, da Palermo a Catania fino a Siracusa, è distante dal nazionalismo alla Salvini. Il segretario leghista è una calamita per personaggi dell’estrema destra e trasformisti in cerca di un posto al sole. Così, se nel resto d’Italia il centrodestra si è alleato con la Lega, in Sicilia l’esponente di Forza Italia, il senatore Vincenzo Gibiino, ha confermato i colloqui in corso con Ncd e Udc per riproporre lo schema di centrodestra in vista delle amministrative di fine maggio in Sicilia, a partire da Agrigento, dove guarda con favore alla candidatura del deputato regionale Udc, Lillo Firetto, già in campo con alcune liste civiche. Una grande anomalia che confonde le carte della politica. Quale centrodestra si andrà a costituire a livello nazionale, quello siciliano o quello settentrionale? La tradizione darebbe ragione all’esperimento della Sicilia, ma in realtà c’è un fattore che influenza più di altri le scelte dell’opposizione e che potrebbe far apparire “illusorie” le prese di posizione dei dirigenti del centrodestra siciliano. E quel mister X si chiama Rosario Crocetta, che con le sue decisioni politiche ha accelerato l’alleanza tra le forze politiche conservatrici siciliane. Quelle che a Roma e Milano non hanno ottimi rapporti, ma qui si. E la conferma è arrivata dallo stesso Gibiino, che all’agenzia “Ansa” ha detto: «Certo ci sono anomalie: Ncd a Roma è al governo e a Palermo è all’opposizione, mentre l’Udc sostiene entrambi i governi. Ma qui in Sicilia c’è Crocetta: sta facendo così male da mettere in imbarazzo persino il Pd».

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