Cleo Li Calzi, assessore al turismo e spettacolo Regione Siciliana
Cleo Li Calzi, assessore al turismo e spettacolo Regione Siciliana - Foto Andrea Jakomin Blogtaormina ©2015

Giardina: «Quando va bene il turismo a Taormina, va bene il turismo in tutta la Sicilia» – L’inaugurazione della mostra (allestita da GG Il Cigno Edizioni, di Lorenzo Zichichi, figlio del noto scienziato) con al centro le opere dell’acquarellista Casimiro Piccolo e della scultrice tedesca Carin Grudda, ha caratterizzato l’ultimo pomeriggio del Teatro antico. Un’occasione per mettere in relazione e a confronto artisti unici, particolari ed europei. All’evento erano presenti delle personalità istituzionali di primo piano, come l’assessore al Turismo Cleo Li Calzi (era assente l’assessore ai Beni culturali Antonio Purpura), il Commissario straordinario della provincia regionale di Messina Filippo Romano, il sindaco di Taormina Eligio Giardina, il sindaco di Capo d’Orlando Enzo Sindoni, il presidente della Fondazione Piccolo Giuseppe Benedetto, la direttrice del Parco Archeologico di Naxos Maria Costanza Lentini e l’assessore alla Cultura del comune di Taormina Alessandra Caruso. In un clima teso per la vicenda Taormina Arte, il passaggio da Comitato a Fondazione e la funzione di luoghi centrali come il Teatro antico, era prevedibile uno scambio di opinioni. In seguito ai recenti sviluppi, il sindaco della Perla dello Jonio ha voluto ricordare ai presenti che «quando va bene il turismo a Taormina, va bene il turismo in tutta la Sicilia». Eligio Giardina si è rivolto, in particolar modo, all’assessore al Turismo, Cleo Li Calzi, e ha chiesto di «non dimenticarsi di Taormina e dell’accordo sulla politica dei biglietti del Teatro antico. L’impegno è stato preso e lo voglio ribadire ufficialmente».

Li Calzi: «Se volete stare in un sistema dovete imparare a crescere» – Mentre parla il sindaco compare qualche smorfia sul viso dell’assessore Li Calzi, ma Giardina ha tenuto a precisare che la città di Taormina «non può essere utilizzata soltanto per ospitare le mostre o mantenere puliti i servizi igienici». Il primo cittadino ha chiesto, anzi «preteso», che «quando le attività turistiche permettono di avere introiti notevoli, Taormina sia partecipe degli incassi del Teatro antico», soprattutto «considerate le precarie condizioni economiche di tutti i comuni siciliani». Non si è fatta attendere la replica dell’assessore regionale Li Calzi: «Noi non aiutiamo il comune di Taormina, non aiutiamo nessun sistema. Noi vi stiamo mettendo tutti in sfida. Cioè se volete stare in un sistema dovete imparare a crescere. Essere finanziati solo perché esistete non è più possibile, data la situazione. La Fondazione Piccolo è una di quelle realtà che ha detto “io ho qualcosa da valorizzare per rendermi autonomo dal punto di vista economico” e questa mostra è un modo per renderli economicamente sostenibili e indipendenti. È questa la filosofia che stiamo sposando, perché riteniamo che la cultura è un valore fondamentale e dobbiamo utilizzarla per fare sviluppo economico».

L’affondo della Li Calzi – «Io appartengo a quella classe piccolissima di politici – ha aggiunto la Li Calzi – che pensa che con la cultura si mangia e si fa mangiare se la si valorizza. Invece se pensiamo solo all’astrazione del bello, questo ci fa crescere culturalmente e socialmente, ma ci rende sottosviluppati dal punto di vista economico. E allora è qui che c’è lo sforzo principale. Coniugare la custodia dei beni e quindi la loro conservazione, con la valorizzazione e la fruizione turistica. […] Stiamo testando un metodo che può diventare regola per tanti altri luoghi, teatri e spazi all’aperto. Ritengo importante che ci siano dei gemellaggi come quello che unisce la mostra in un sito di Taormina e in un sito di Capo D’Orlando». Ma la stoccata dell’assessore della giunta Crocetta giunge quando afferma che la Sicilia (e non Taormina) è un brand internazionale e il Teatro antico è di proprietà della regione e se non lo dovesse concedere priverebbe la città della sua particolarità: «Affermo, sulla base di studi di marketing fatti, che la Sicilia è un brand internazionale e posizionato su mercati internazionali. Qualsiasi luogo della Sicilia non lo è. Noi dobbiamo “vendere” la Sicilia, che è fatta di posti eccezionali come Taormina, il cui Teatro greco ha un’unicità che dobbiamo rendere fruibile. Sul discorso dei profitti, invece, forse mi sono persa un passaggio. Pensavo che il Teatro greco era della regione, però forse abbiamo uno scoop (ha aggiunto con ironia). È della regione, se non lo concediamo… Taormina non sarà il centro del mondo. Non dobbiamo più sentire dire c’è Taormina o Capo D’Orlando, ma ci sono i siciliani con dei tesori immensi. Entriamo in questa logica».

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