Ingroia, Crocetta, Fiumefreddo
Ingroia, Crocetta, Fiumefreddo

Partecipate, un terreno minato – C’è posta per Rosario Crocetta. Nelle ultime ore l’assessore regionale al Bilancio, Alessandro Baccei, ha consegnato una bozza sul piano di riordino delle società partecipate della Sicilia. L’obiettivo è sempre quello di risparmiare e abbattere gli sprechi e il contesto su cui l’assessore vorrebbe intervenire è quello giusto, ma nello stesso tempo il più delicato. L’universo delle partecipate costa 300 milioni di euro l’anno e dà lavoro a 7 mila persone. Un argomento spinoso che potrebbe far saltare l’assessore di turno intenzionato a ricandidarsi, ma l’esperto inviato da Palazzo Chigi non ha simili pruriti e allora pensa a un drastico ridimensionamento delle partecipate sicule. Là dove tutti i suoi predecessori hanno fallito, l’attuale assessore al Bilancio vorrebbe mettere in pratica una spending review senza precedenti. Ma il rischio è sempre lo stesso: quando Baccei aveva proposto un taglio dei costi della politica, ormai eliminati dalla legge Finanziaria, la reazione della classe dirigente siciliana è stata così accorata da far svanire il piano dell’assessore.

Sicilia e-Servizi e Riscossione Sicilia non si toccano – Il governatore Crocetta, per adesso, tace ed è alle prese con la spinosa questione della legge di stabilità. Il piano Baccei prevede il controllo pieno di due partecipate su oltre trenta. Si tratta di Sicilia e-Servizi e Riscossione Sicilia. In un eventuale piano di ridimensionamento verranno salvate queste partecipate, che sono guidate da due fedelissimi di Rosario Crocetta: Antonio Ingroia e l’avvocato Antonio Fiumefreddo. Nell’isola si è già iniziato a parlare di cerchio magico di Crocetta e intanto la partecipata Riscossione Sicilia, per evitare il default, dovrebbe ricevere 40 milioni di euro dalla Finanziaria. Secondo il piano Baccei queste due partecipate sono considerate fondamentali, mentre tutte le altre dovrebbero subire una consistente sforbiciata. Nella bozza sono riportati due elenchi. Nel primo confluiranno le controllate che la regione vuole mantenere, ma cedendo quote importanti ai privati. Tra queste ci sono Sviluppo Sicilia, che non riesce più a pagare gli stipendi ed è sull’orlo del baratro, l’Ast – Azienda trasporti siciliani che vanta molti acquirenti, l’Irfis, la Sas, la Seus 118, il Parco scientifico e tecnologico e quello dei Mercati agroalimentari.

Da Siciliacque a Sicilia immobiliare. L’elenco di Baccei – Ma l’elenco principale è il secondo, dove sono presenti le partecipate da chiudere o da vendere tramite le quote in possesso della regione. In prima fila c’è Siciliacque, la società che gestisce la vendita all’ingrosso dell’acqua. Creata dall’ex presidente Cuffaro, ha fatto la fortuna dei privati francesi e oggi, con un canone simbolico e più che ridimensionato dal governo Crocetta, possiede gli invasi di Sicilia. Se su Siciliacque c’è l’interesse di molti privati, che in questo modo potrebbero entrare nel business regionale, è appetibile anche l’Airgest, la società dell’aeroporto di Trapani. Nella bozza Baccei dovrebbero essere cedute anche le quote regionali della Mediterranea holding (che a sua volta si trova nella ex Siremar), Consorzio nanotecnologie, società Interporti, Sicilia immobiliare, Italkali. Si prevede, come per la Finanziaria, un vero e proprio percorso a ostacoli. C’è da capire quali punti della bozza Baccei riusciranno a uscire indenni dall’iter politico, poi si dovrà comprendere la portata economica del piano di ridimensionamento delle partecipate e del loro potenziale sul mercato. Ma anche in questa partita economica la politica dirà la sua.

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