I bozzetti di Sartorio
I bozzetti di Sartorio - Foto Blogtaormina ©2015

Due sale per ammirare la bravura di Sartorio – L’emozione di ammirare l’arte sacra. Sabato pomeriggio, presso gli spazi espositivi del Monte di Pietà, sono stati mostrati al pubblico i bozzetti di Giulio Aristide Sartorio per il Duomo di Messina. Le cittadine e i cittadini potranno ammirare da vicino i lavori dell’artista romano fino al 26 aprile. Ne vale davvero la pena. Nella sala sinistra si rimane affascinati dai quadri di Sartorio e insieme allo studio su carta dell’intera parete sono esposti dodici dei cartoni con cui l’autore riporta il bozzetto sulla tela nelle dimensioni dei mosaici. Invece nella sala destra sono esposti i bozzetti su carta dell’intero progetto decorativo di Giulio Aristide Sartorio. Il contesto storico del Monte di Pietà fa risaltare ancora di più queste opere d’arte, che sono il risultato di vicende complesse e nello stesso tempo intriganti. Il Duomo di Messina, infatti, venne ricostruito dopo il disastroso terremoto del 1908 secondo il progetto di Francesco Valenti e venne inaugurato il 14 agosto del 1929.

Il ruolo fondamentale di monsignor Paino – Fu in quella data che la Cattedrale della città dello Stretto aprì le sue porte ai fedeli e già da diverso tempo l’arcivescovo Angelo Paino aveva pensato a una fastosa decorazione musiva che doveva andare ad abbellire le pareti del Duomo. Il progetto iconografico venne ideato dallo stesso monsignor Paino e venne incentrato sul ruolo fondamentale che il culto per la Madonna ha nella storia di Messina. In principio l’incarico per la realizzazione dei cartoni venne affidato al pittore romano Rodolfo Villani, mentre la messa in opera dei mosaici al mosaicista capitolino Evandro Monticelli. A sorpresa le decorazioni dei due artisti vennero bocciate nel 1930 dalla Commissione di esperti che non le ritenne adeguate alla continuità dell’edificio e dei mosaici medievali delle absidi. Purtroppo le immagini di Villani verranno distrutte e l’arcivescovo Paino affiderà l’incarico a Giulio Aristide Sartorio, il quale, per evitare una clamorosa bocciatura come era successo ai predecessori, si impegnò a consegnare alla Commissione gli studi preparatori. I bozzetti e la parte dei cartoni vennero consegnati nel 1932, ma a causa di un tumore al fegato l’artista morì e lasciò incompiuta l’opera.

Dal Sartorio al Bargellini – Un vero peccato, considerando il lavoro svolto dal Sartorio che è possibile visitare in queste settimane presso il Monte di Pietà. Un anno dopo l’incarico venne affidato al fiorentino Giulio Bargellini, che riuscì a portare a termine, prima della morte che lo coglierà nel 1936, solo la decorazione della contro-facciata e parte delle Litanie Laterane della navata sinistra. Era una sorta di maledizione, ma un altro avvenimento doloroso, la guerra, provocherà danni irreparabili ai mosaici del Bargellini che verranno distrutti dai bombardamenti del 1943. Proseguì i lavori Pietro Gaudenzi, mentre la realizzazione dei mosaici venne affidata allo Studio del mosaico del Vaticano. Anche queste sezioni musive vennero distrutte dai bombardamenti e rimangono soltanto dei bozzetti conservati in una collezione privata genovese. Nel Duomo di Messina c’è la storia di questa città. Non soltanto dal punto di vista storico e architettonico, ma anche esistenziale. Messina che cade a terra, sia per cause naturali che umane (come la guerra), ma ha la forza di rialzarsi e andare avanti.

La genialità del Sartorio ostacolata solo dalla malattia – L’antropologia del messinese, quello autentico, sta nelle mura della Cattedrale e in quei dipinti e mosaici sempre distrutti e con pazienza e in parte ricostruiti (anche se in maniera diversa). In questo momento storico spiccano, senza ombra di dubbio, i lavori di Giulio Aristide Sartorio, che entrato nelle grazie del regime fascista nel 1930 riuscì a ornare Montecitorio con le sue opere. Un artista “particolare” che nelle sue opere mostrava le proprie radici liberty, dannunziane e cinematografiche. La sua visione del sacro, in effetti, è qualcosa di originale, scenico, contemporaneo ma non lontano dall’impronta classica che caratterizza l’arte sacra. Il programma iconografico del Sartorio prevedeva nel transetto la raffigurazione delle origini della fede cristiana a Messina, con la predicazione di San Paolo, la tradizione della Sacra Lettera e scene della vita della Madonna e di Cristo. Nelle tre navate veniva rappresentata la storia cittadina affiancata dalle figure di angeli e santi che intonano le Litanie Lauretane. L’artista romano si appassionò così tanto al progetto che decise di approfondire le vicende storiche della Basilica e della città e si procurò tutte le fonti bibliografiche necessarie. Soltanto la malattia fermò il suo capolavoro.

Filippo Romano: «Condividere queste opere con la città di Messina è molto importante» – Una città presa di mira dal fato come Messina, però, si rialzerà e lo farà dopo diversi decenni. In vista del Giubileo del 2000 la Curia arcivescovile è riuscita a realizzare una parte, piccola ma stupenda, delle decorazioni progettate dopo il terremoto e ha scelto, guarda caso, proprio quelle di Sartorio per l’arco che apre il transetto verso la navata centrale. Un simbolo, una dimostrazione concreta di come la città non si è mai rassegnata alla distruzione e alla sofferenza. Un esempio attuale, che in tempi di crisi economica e sociale potrebbe essere preso come spunto per ripartire. Questi concetti sono stati espressi anche dal Commissario straordinario della Provincia regionale di Messina, Filippo Romano, il quale ha messo in luce sia il valore culturale che quello sociale della mostra: «Condividere queste opere con la città di Messina è molto importante, perché riassumono una storia simbolica di una città che non è riuscita, per vari motivi, a realizzare ciò che si era prefissata, ma nel 2000 monsignor Marra ha realizzato una parte di questi affreschi. Allora, forse, c’è un barlume di speranza e magari dopo questa mostra si potrà procedere a realizzare ulteriori parti di queste opere nel Duomo di Messina».

Il rettore Di Pietro ha ricordato monsignor Paino – «E’ stata una mostra quasi a costo zero e quindi in piena sintonia con la spending review», ha aggiunto con ironia il dottor Romano. Era presente anche il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovanni Ardizzone, che ha tenuto a ricordare le grandi bellezze custodite dalla città di Messina. Tra le personalità di un certo rilievo c’era anche il rettore del Seminario Arcivescovile “S. Pio X”, monsignor Cesare Di Pietro, che ha approfittato del contesto culturale per condividere l’idea di far diventare «il rettorato un museo permanente». E inoltre ha voluto ricordare il ruolo centrale, in tutta la vicenda dei bozzetti di Giulio Aristide Sartorio, di monsignor Paino «che è stato ingiustamente collegato al regime. In realtà si è servito di Mussolini solo per far arrivare dei fondi, ma se ne allontanò in tempi non sospetti. Semmai monsignor Paino fu grande amico del ministro liberale Martino e non è giusto che la città di Messina non ricordi questa personalità neanche dedicandogli una via, una strada o facendo costruire un busto».

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