L’Italia dice addio ai vecchi manicomi criminali. Da domani, infatti, chiuderanno gli ospedali psichiatrici giudiziari. Nel nostro Paese ne esistono sei: Castiglione delle Stiviere (Mantova), Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino (Firenze), Napoli, Aversa (Caserta). L’altro si trova a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Questa legge è considerata un «pasticcio» dalla Società italiana psichiatria, la Sip, che in questi anni si è battuta contro gli «ergastoli bianchi» e per la chiusura degli «Opg-lager». Il problema, per quanto riguarda la struttura in provincia di Messina, è che non si sa ancora dove andranno i circa 30 internati che hanno commesso, nella maggior parte dei casi, reati contro la persona. Si tratta di individui affetti da gravi disturbi psichici e che, per motivi di residenza, fanno riferimento all’Asp di Palermo.

Gaetano Mazzola, segretario aziendale della Cisl Fp Palermo Trapani all’Asp di Palermo, ha dichiarato che «come misura alternativa all’Opg era prevista la costruzione di una Rems (residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) nella provincia di Trapani, ma i lavori non sono mai partiti. Il risultato è che da domani nessuno sa dove andranno queste persone, che hanno commesso reati gravi e che, per il 50 per cento, sono giudicate tecnicamente “indimissibili” a causa delle patologie psichiatriche che presentano. Fra gli internati all’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, c’è ad esempio, F. C. T. che nel 2009, davanti alla stazione centrale di Palermo, aggredì a martellate due anziani, riducendoli in fin di vita. Lui ed altri in condizioni simili, internati fino ad oggi all’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto da domani saranno liberi di girare per le nostre città con i rischi che ne conseguiranno per la popolazione o saranno destinati alle Comunità terapeutiche assistite (Cta), con altri rischi per il personale medico e sanitario e per gli altri utenti».

A novembre del 2014 la Cisl Fp Palermo Trapani ha organizzato, all’Asp di Palermo, un seminario sulla salute mentale per sensibilizzare la direzione generale dell’azienda su un tema che potrebbe trasformarsi in una bomba sociale. «I vertici aziendali  hanno ignorato il problema e oggi che l’emergenza è alle porte, nessuno dice cosa fare per arginarla. Si pensa di scaricare tutto il problema sulle spalle dei medici e del personale sanitario, che dovrebbero occuparsi anche di garantire le misure di sicurezza, trattandosi di soggetti oggetto di misure cautelari? Chiediamo al direttore generale, Antonino Candela di convocare con urgenza i sindacati per pianificare interventi immediati e adottare provvedimenti a tutela del personale sanitario e medico, che dovrà farsi carico dell’assistenza di questi soggetti. Lo sollecitiamo a farsi portavoce all’assessorato regionale alla Salute dell’esigenza di realizzare in tempi brevissimi la Rems di Trapani, perché occorrono azioni durature e non misure tampone».

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