Casa Cuseni Taormina - Foto Andrea Jakomin Blogtaormina ©2015
Casa Cuseni Taormina - Foto Andrea Jakomin Blogtaormina ©2015

Luogo culturale strategico del Mediterraneo – Dopo il grigiore e la pioggia della stagione invernale, la primavera ha portato un po’ di sole. Il panorama è stupendo da Casa Cuseni. Il mare blu bagna la costa jonica, mentre l’Etna, ancora innevata, è visibile in tutta la sua maestosità. Si, la decisione di far diventare Casa Cuseni il museo della città di Taormina è davvero una buona idea. Le sue stanze custodiscono una storia che ha attraversato secoli. Un patrimonio che, al pari della vista che si può ammirare dalla casa fatta edificare da Robert Kitson, entusiasma il visitatore. Già, i primi turisti sono appena arrivati. Finlandia, Inghilterra, Germania. Casa Cuseni ospita persone provenienti da ogni parte del mondo, confermando di essere un punto strategico, sia sotto il profilo culturale che geografico, del Mediterraneo. Per questi motivi vedere un’opera di Picasso, De Chirico o Dalì nella villa di Taormina non è come vederli in un contesto museale di una grande metropoli. La particolarità, l’unicità del posto si fondono con le bellezze naturali e creano un qualcosa di indimenticabile.

L’arte è di Casa – Anche un dipinto di un grande artista di fama mondiale, tra queste stanze, può trasmettere sensazioni differenti. In occasione dell’ultimo incontro per gli appassionati di jazz, che si è svolto sabato 28 marzo, il direttore di Casa Cuseni, Franco Spadaro, ha organizzato una mostra su dodici maestri del Novecento. “Art’s? It’s just a job!!”, è stato il tema della mostra in cui i protagonisti sono stati Filippo De Pisis, “Nudo anni 40”; Massimo Campigli, “Donne bianche”; Giorgio De Chirico, “Le muse inquietanti”; Henry Moore, “Studio di figure”; Pablo Picasso, “Il suonatore di flauto”; Sebastian Matta, “Maternità”; Mario Schifano, “Gigli d’acqua”; Henry Faulkner, “Olio” 1971; Luigi Veronesi, “Composizione” 1964; Salvadord Dalì, “Il carro di Elia”; Antonio Marasco, “Motociclista”; Corrado Cagli, “Piccolo processo”; Fernando Botero, “Gatto”; Mario Sironi, “Passante” 1945. Artisti differenti tra loro, ma uniti dal contesto storico e dall’eccezionalità delle loro opere. Questa mostra ha dimostrato, di nuovo, l’importanza del luogo, un museo in cui l’arte è di Casa.

Quel dono a Daphne Phelps e il viaggio a Pisa di Faulkner con Williams – Dipinti che celano storie davvero interessanti. Come “Il suonatore di flauto” di Pablo Picasso, opera del 1959 regalata di persona a Daphne Phelps da Alfred Barr Junior, il primo direttore del Moma di New York. Oppure come non parlare delle “Muse inquietanti” di Giorgio De Chirico, uno dei quadri più celebri dell’esponente della pittura metafisica. Il dipinto è stato realizzato quando De Chirico si trovava a Ferrara, nel 1917, durante la guerra. Si tratta di un quadro che rappresenta il manifesto dell’arte di De Chirico, perché compaiono gli elementi principali usati dal pittore metafisico: spazi urbani vuoti con prospettive deformate e manichini al posto di persone. Poi c’è l’“Olio” del 1971 del pittore Henry Faulkner, che ricorda il viaggio a Pisa di Faulkner con Tennessee Williams. La torre di Pisa viene avvolta da una spirale di fiori (quelli del giardino di Casa Cuseni) che rappresenta la passione di Faulkner per il commediografo americano Tennessee Williams.

L’unicità di Casa Cuseni in un mondo globalizzato – Altra opera affascinante è il disegno del 1971 di Corrado Cagli, “Piccolo processo”. Il quadro è dedicato al giudice Navarra, il primo uomo ad aver condannato la mafia all’ergastolo nel 1975. Il disegno fu una riflessione ironica di Cagli, che viveva a Taormina in via Fazello (stessa via in cui si trovava il giudice Giuseppe Navarra), sulla frustrazione procurata dai processi di mafia che non potevano essere “approfonditi” per mancanza di prove. Era l’anno 1970, ma nel 1975 il giudice Navarra riuscì a condannare cinque mafiosi per la strage di viale Lazio, Palermo. Era la prima volta che gente di mafia veniva arrestata, processata e condannata. Questo quadro rimase per molti anni nella casa di Palermo, dove Giovanni Falcone lo vide nell’abitazione del giudice Navarra ormai in pensione. Falcone si emozionò per questo disegno e disse: «Giuseppe tu hai iniziato la lotta alla mafia con un piccolo processo, hai condannato i primi mafiosi e noi faremo un maxiprocesso per arrestarli tutti». Storia antica e contemporanea vengono custodite a Casa Cuseni, una villa costruita per volere di Robert Kitson che riuscì a immaginare qualcosa di straordinario prima ancora di comprare un appezzamento di dodicimila metri quadri sulla collina. Una Casa costruita con i massi della collina e con il marmo, il legno e la terracotta secondo un’arte tramandata nel corso dei secoli. Un luogo magico situato tra la Madonna della Rocca e i tetti della città di Taormina che si affacciano sul mare e la baia di Naxos. In lontananza si scorge la piana di Catania e sua maestà l’Etna. Nell’epoca della globalizzazione è possibile vedere con facilità un Picasso o un De Chirico in qualsiasi grande museo del mondo, ma ammirarlo in un ambiente che Goethe aveva descritto come «uno stupendo scenario dell’arte e della natura», è qualcosa di non riproducibile che può offrire soltanto Taormina e in particolar modo Casa Cuseni.

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