Giovanni Ardizzone, presidente Ars - Foto Blogtaormina ©2015

Un clima incandescente all’Ars – La Finanziaria regionale ha fatto agitare gli animi della politica siciliana. Prima i sindaci e i consiglieri comunali hanno esternato il loro fastidio di fronte alle decisioni della giunta Crocetta e dopo aver scoperto una norma ribattezzata “Salva Monterosso”, è scoppiato il caos anche all’interno del Parlamento siciliano. La Segretaria regionale verrebbe salvata, dopo la condanna in primo grado da parte della Corte dei Conti, da una modifica dell’articolo sei presente nella bozza della Finanziaria, che garantirebbe a un dipendente regionale che deve qualcosa alla regione di poter fare ricorso alla buonuscita. Un “salvagente” che ha fatto andare su tutte le furie sia Forza Italia che il Movimento Cinque Stelle, i quali chiedono la cancellazione della norma. Intanto prosegue il braccio di ferro tra Crocetta e il governo nazionale, che sembrerebbe intenzionato a non concedere una robusta tranche di 700 milioni di euro di finanziamenti necessari per chiudere il bilancio. Con ogni probabilità si tratta di una tattica del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, per ottenere un peso diverso nel dialogo con il governatore Crocetta.

Ardizzone: «La manovra ancora non c’è, perché manca il bilancio» – In una situazione del genere, però, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovanni Ardizzone, non si scompone. Il politico dell’Udc non entra nel merito delle singole norme, ma si augura che tra martedì e mercoledì inizino i lavori in Commissione: «Non entro nel merito delle singole norme. La manovra di bilancio complessivo non c’è, proprio perché manca il bilancio. Quindi abbiamo una serie di norme tra di loro non omogenee che sono al vaglio degli uffici della presidenza dell’Ars. Mi auguro che inizieremo il percorso martedì o mercoledì in Commissione nella speranza che arrivino tutti gli atti, quindi il bilancio, e solo allora potremo pronunciarci. Adesso siamo alle dichiarazioni di principio e poi non enfatizzerai neanche molte norme. Si è parlato ad esempio, in maniera impropria, delle norme gettonopoli o anche delle norme che toglierebbero soldi ai teatri. Ancora non c’è nulla di certo, anche se il termine del 30 aprile si sta avvicinando. C’è un forte ritardo manifestato da parte del governo regionale e l’Ars farà il suo dovere fino in fondo».

«La regione non può dispensare somme come una volta» – Le radici messinesi di Ardizzone sono un’ottima occasione per parlare anche delle questioni territoriali e la situazione di Taormina Arte è al centro di un acceso dibattito. Il presidente non è entrato nel merito della vicenda, anche per la carica istituzionale che ricopre, ma ha voluto ricordare che la regione non può dispensare somme come una volta. Taormina Arte andrà rilanciata, ma il denaro pubblico verrà speso con parsimonia: «Io capisco che c’è in atto una querelle tra gli amministratori locali e la regione siciliana. C’è una presa di posizione da parte dell’assessore Li Calzi, che a dire il vero non ha mostrato alcuna ritrosia nel trovare una soluzione di sintesi che possa salvaguardare Taormina Arte. È chiaro che già da anni si parla della trasformazione in Fondazione, ma noi non possiamo pensare che la regione possa dispensare somme come una volta. Le risorse sono finite ovunque. Taormina Arte è un brand che non può essere perso, ma occorre gestire il denaro pubblico con grande parsimonia».

I moderati devono concentrarsi sul progetto e non sui singoli uomini – Giovanni Ardizzone, oltre a ricoprire un incarico di primo piano nel Parlamento siciliano, è anche un esponente di spicco dei centristi dell’isola. Il futuro dei moderati, alla luce di un periodo complicato e controverso, anche a livello nazionale, è un tema fondamentale per la geografia della politica italiana. Per il presidente dell’Ars i moderati devono ritrovare una loro “ragione”, un loro progetto ben definito a prescindere dal politico del momento: «Credo che i moderati devono ritrovare una loro ragione d’essere all’interno del sistema politico che ancora è molto fluido. Non credo ci siano certezze e non penso che il quadro politico sia definito. Neanche a sinistra, con un Partito Democratico in forte crescita ma che dovrà stare attento a non implodere. Dall’altro lato, nel centrodestra, vediamo la crescita di Salvini che probabilmente erode consenso più al Movimento Cinque Stelle in quanto si tratta di un voto di protesta. I moderati devono ritrovare una loro ragione indipendentemente dall’uomo che può impersonare un’azione politica di centro. Ed è questo il difficile, perché la differenza dagli estremi è data dal fatto che i moderati si sono sempre caratterizzati nel corso della storia non per l’azione di un singolo uomo, ma per un progetto e una prospettiva ben precisa. Quando ti affidi all’uomo della provvidenza e svanisce il clamore e l’entusiasmo del momento, si conclude anche l’idea che ha sostenuto il leader dell’ultima ora».

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