Filippo Romano - Blogtaormina ©2015

Una storia infinita? – Che fine farà il villaggio “Le Rocce”? È la domanda che si pongono le cittadine e i cittadini di Taormina, ma anche chi ama questo luogo naturale simbolo della zona jonica siciliana. È un interrogativo che ci trasciniamo ormai da diversi anni, senza ottenere risposte certe. Preso atto che la provincia regionale di Messina, ormai denominata libero consorzio comunale, ha avviato un bando di gara relativo a «una procedura per l’affidamento della concessione, mediante finanza di progetto, per la conservazione e la rinaturalizzazione dell’area denominata “Le Rocce” e dell’annessa struttura ricettiva alberghiera tramite lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria», occorre ricordare che le forze politiche, in diverse occasioni, si sono espresse in favore della rinaturalizzazione del sito taorminese. Era il 3 ottobre del 2013 quando il Consiglio comunale approvava una delibera in cui venivano mostrare delle “perplessità” sul bando e si chiedeva il rispetto dell’ambiente circostante e una riqualificazione con particolare attenzione alla sostenibilità ecologica del luogo.

Filippo Romano: «Perché in questi anni non si è fatta una variante al piano regolatore?» – Un tema, a quanto pare, bipartisan all’interno del Consiglio comunale di Taormina. Però la questione centrale, al momento, sarebbe un’altra ed è stata sollevata proprio dal Commissario straordinario della provincia di Messina, Filippo Romano: «Perché in questi anni non si è fatta una variante al piano regolatore?». Un quesito che andrebbe posto direttamente agli amministratori della città, che negli ultimi anni non hanno preso in considerazione un’opzione del genere. Per quale motivo non l’hanno valutata? Il Commissario straordinario è un dirigente e svolge il proprio lavoro. Questo passo spetterebbe ai politici della Perla dello Jonio e a quanto pare anche il dottor Romano ha invitato più volte la classe dirigente taorminese a prendere una posizione chiara in favore del vincolo al piano regolatore. Niente, fino a oggi nessuno ha avanzato una proposta che potrebbe risolvere la delicata situazione. «Il comune ha detto più volte di voler rinaturalizzare e basta e io ho ribadito più volte, ma non è stato capito, va bene però mettete un vincolo al piano regolatore. Fino a oggi sono stati persi due anni. Perché non hanno fatto una variante al piano regolatore e dire noi vogliamo il verde pubblico? Qual è il problema?», ha dichiarato il Commissario Romano.

Cosa comporterebbe un vincolo al piano regolatore? – L’ipotesi di porre una variante al piano regolatore, in realtà, era stata avanzata dal sindaco Eligio Giardina nell’intervista del 13 marzo 2015: «Noi possiamo ribadire di mettere un vincolo come modifica al piano regolatore attuale, vincolare “Le Rocce” e dire che più di quello che c’è non si può fare, in cui si stabilisce che non ci sarà nessuna deroga nell’aumentare la volumetria del villaggio “Le Rocce”». Nell’attesa che la classe politica locale dia risposte concrete sulla vicenda, c’è da capire cosa comporterebbe un vincolo al piano regolatore? A questa domanda aveva risposto l’avvocato Filippo Maria Salvo, che aveva detto come «una variante particolare non comporta un esproprio di specifici beni immobili o terreni, ma una diversa definizione delle possibilità edificatorie. […] Secondo la giurisprudenza più attendibile, i vincoli espropriativi concernono beni specifici (un determinato terreno o immobile) e servono a “localizzare” sul territorio comunale un’opera pubblica. Un vincolo è, invece, “conformativo” (e, dunque, non espropriativo) se è finalizzato a regolare la proprietà privata». Cosa vuol dire, dunque, vincolo conformativo?

«Rinaturalizzare secondo i vincoli della Sovrintendenza è obbligatorio» – Secondo la giurisprudenza, come ricorda l’avvocato Salvo, sono conformativi il vincolo di inedificabilità in prossimità di una strada, la destinazione a verde attrezzato o parco, la destinazione a zona agricola di pregio. Si tratta di ipotesi plausibili, ma sulle quali si sta temporeggiando da troppo tempo con il rischio di riproporre un ennesimo pasticcio come l’ex pensione Minerva. Il Commissario straordinario, Filippo Romano, ha ribadito che «c’era tutto il tempo per fare una variante al piano regolatore. La rinaturalizzazione è un obbligo di legge e la Sovrintendenza deve dare i suoi pareri molto rigidi. Rinaturalizzare secondo i vincoli della Sovrintendenza è obbligatorio. L’obiettivo della provincia regionale di Messina non è quello di fare cassa, ma evitare di avere una responsabilità grossa come un macigno sulle spalle, perché si tratta di responsabilità considerando la situazione attuale che si trascina da decenni».

«Il contratto prevede la realizzazione di un albergo esattamente uguale a quello che c’era» – Il dottor Romano ha confermato che ci si trova in una fase conclusiva di un processo abbastanza complesso e ha voluto precisare alcuni punti come l’assenza di un aumento di cubatura e la rinaturalizzazione del territorio nei limiti previsti dal bando: «Siamo nella fase finale di un processo molto complesso, che è il project financing. Una ditta presenta un progetto, viene vagliato, sottoposto a gara per vedere se vi sono altre ditte che alle stesse condizioni offrono dei risultati migliori, come un tempo più breve di realizzazione delle opere, un risparmio maggiore per il pubblico erario. Nel caso del villaggio “Le Rocce” il contratto prevede la realizzazione di un albergo esattamente uguale a quello che c’era, senza il minimo aumento di cubatura e preservando la flora locale per come è in questo momento. Si tratta di obblighi, come la rinaturalizzazione del territorio nei limiti in cui sia prevista dal bando. Poi vi è un punteggio aggiuntivo, per chi oltre la conservazione farà delle attività in più che migliorino la flora e la situazione ambientale del promontorio».

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