Cos’è il bene comune? – Ci sono diverse “puzze” in Sicilia. Il malaffare, i continui cambi di casacca della classe politica, la disoccupazione dilagante soprattutto tra i più giovani, il clientelismo. Insomma, chi più ne ha più ne metta. È un feto così forte e nauseabondo che fa allontanare anche i migranti che arrivano sulle coste siciliane, i quali, seppur provengono da contesti di povertà, morte e dolore, vorrebbero arrivare nel resto d’Europa e considerano la Sicilia una semplice tappa del loro viaggio. In fin dei conti hanno ragione. Capita, spesso, di provare disagio quando un parente viene a trovarci. Una vergogna che ci imprigiona nel momento in cui scompaiono bellezze naturali e storiche e siamo circondati dal degrado urbano che troppo spesso umilia le nostre città e i piccoli centri in cui viviamo. Non c’è idea su cosa sia il “bene comune”. Si rompono i cestini dei rifiuti dalla passeggiata a mare, si gettano vassoi che contenevano focaccia per strada e i vecchi divani e armadi vengono scaraventati nei torrenti come se fossero delle discariche a cielo aperto.

La scelta di essere indifferenti – Si, forse sarà anche un po’ banale e scontato. Ma quando si parla di rifiuti in Sicilia non si può non partire da una condizione culturale che ci trasciniamo da troppo tempo. Viviamo in uno dei posti più belli del mondo, ma non ce ne rendiamo conto. Insultiamo ogni giorno Madre Natura con il nostro comportamento. Anche l’indifferenza è una scelta, forse la più grave di fronte a un contesto del genere. Fa male vedere lungo le strade che conducono a Bronte mucchi di spazzatura ammassati ai bordi delle strade. È umiliante scorgere a Messina cassonetti bruciati e mobili posti a corredo sui marciapiedi. Lo stesso si potrebbe dire per altre zone della Sicilia. Anche la più banale scaletta di un sottopassaggio che conduce al mare, infatti, potrebbe essere insozzata da qualsiasi rifiuto. È un problema culturale, quindi politico e dunque sociale. Una catena impossibile da spezzare. Le classi politiche che si sono succedute non sono state in grado di programmare una raccolta differenziata degna di questo nome. A eccezione di qualche piccolo comune, la differenziata sembra una bestemmia in Sicilia.

La situazione continua a peggiorare – Si, anche in questo settore c’è la cosiddetta “manciugghia”. C’è sempre stata e forse nell’ultimo periodo si sta provando a razionalizzare un settore che era diventato ingestibile. La città di Messina, per esempio, sta dando segni di ripresa da quando è arrivato il Commissario Alessio Ciacci. C’è molto da fare, ma in generale potrebbe non bastare. Anche i buoni esempi rischiano di essere travolti dall’insopportabile fetore che rischia di farci dimenticare, una volta per tutte, i profumi e gli odori della Sicilia. A confermare la degenerazione sicula ci ha pensato Alessandro Bratti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti: «In Sicilia c’è una situazione di emergenza, non dichiarata, che dalle prime considerazioni che abbiamo fatto, dagli elementi che abbiamo raccolto, dal 2010 a oggi non vi sono stati cambiamenti. Esiste un sistema di fatto basato su discariche, soprattutto private e non è in linea con quelli che sono gli orientamenti più moderni. […] In Sicilia c’è una situazione di stallo o addirittura di peggioramento. La riforma con il passaggio dagli Ato alle Srr (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti) non è mai partita e adesso, con il passaggio dalle Province alle città metropolitane, si potrebbe cambiare una riforma che non ha ancora visto la luce. Complessivamente c’è una situazione di grande confusione, che non è cambiata nonostante le gestioni politiche siano state differenti».

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