La vicenda del porto di Tremestieri, situato nella zona sud di Messina, continua a fare discutere. Nella città dello Stretto non si placano le polemiche sull’approdo che a ogni mareggiata deve essere chiuso a causa della sabbia che si deposita nell’invasatura. «Il problema dell’insabbiamento è comune alla maggior parte delle aree portuali, che però sono governate da amministrazioni capaci di gestire preventivamente il problema», fanno sapere dall’associazione politica “CapitaleMessina”. I membri dell’associazione ricordano che «il porto emergenziale di Tremestieri è indubbiamente nato male, ma là l’abbiamo voluto senza voler considerare alcun’altra soluzione alternativa meno esposta. Una volta usciti dalla Zona Falcata, farlo più a Sud o più a Nord poco importava, in ogni caso non avrebbe goduto della protezione dello Stretto e sarebbe stato esposto allo scirocco. Il porto probabilmente non fu progettato benissimo, soprattutto a causa della prescrizione della commissione Via che pretese che non interrompesse il flusso dei sedimenti lungo costa (di fatto lasciando l’imboccatura in pieno trasporto solido litoraneo). Successivamente, alle carenze della struttura ha messo una pezza la Prefettura, allungando il braccio meridionale del porto e migliorandone, in modo consistente, la sicurezza d’utilizzo. E’ evidente comunque che questo intervento non poteva arrestare il problema dell’insabbiamento».

L’associazione politica “CapitaleMessina” propone una soluzione di fronte a un problema che la città si sta trascinando da troppo tempo: «Per attenuare il problema, prevenendolo, basterebbe che il comune intervenisse con i propri mezzi – anche soltanto con una pala meccanica – sulla spiaggia esistente immediatamente a Sud del porto, spostando il materiale ridossato lungo il molo meridionale e lo abbancasse subito a monte. Effettuando questa manutenzione, implementandola in occasione di previsioni meteo avverse (lo scirocco è prevedibile con 5-6 giorni di anticipo), certo non eliminerebbe il problema, ma ne rallenterebbe l’effetto negativo sullo specchio del porto, non alterando soprattutto lo stato dei luoghi che, se non manutenuti, riacquisterebbero rapidamente il profilo precedente».

Per “CapitaleMessina” si tratta dell’unica soluzione possibile. Altre idee «comprese quelle che potrà dare la nota ditta danese DHO, impegnata dall’Autorità Portuale a trovare soluzioni tecniche all’insabbiamento – rischierebbero di alterare le condizioni di gara per la realizzazione del “porto grande di Tremestieri” e risulterebbero quindi irrealizzabili, se prima non sarà certa la tempistica relativa alla costruzione del porto (3 – 5 – 10 anni?). E’ dunque fuori luogo indicare soluzioni tecniche irrealizzabili o addirittura fantasiose o fare esposti in Procura. L’Amministrazione comunale avrebbe dovuto prevedere la soluzione indicata nell’ambito del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, facendolo approvare con la relativa Valutazione Ambientale Strategica (altre amministrazioni stanno puntando proprio alla gestione dei litorali, con autorizzazioni poliennali come avviene in altre regioni Italiane), con la certezza che non appena il sistema di gestione verrà arrestato, il mare redistribuirà i sedimenti nella medesima area, rendendo i luoghi compatibili con il bando del porto grande».

Infine l’associazione ha lanciato una stoccata al comune di Messina sulla gestione del porto di Tremestieri: «E’ stata evidente, fino ad oggi, l’incapacità del comune nella gestione della problematica complessiva ed è perciò auspicabile che al più presto, chi di competenza provveda ad affidare i poteri speciali, sia per la gestione della situazione attuale, ma anche e specialmente per la realizzazione del nuovo porto, ad un soggetto in grado di potere affrontare e risolvere nella maniera più efficiente i problemi di ordine tecnico e finanziario legati alla realizzazione dell’opera».

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