Nella conferenza stampa indetta da Gaetano Armao e Uccio Missineo sulle procedure di affidamento dei servizi integrati dei beni culturali in Sicilia, è stata avanzata la proposta di realizzare un partenariato tra pubblico e privato per il rilancio del patrimonio artistico e monumentale della Sicilia: «Con le gare per la gestione dei servizi museali era stata avviata un’iniziativa per rilanciare i beni culturali siciliani attraverso un’offerta di qualità, chiudendo una pagina di gestione abusiva degli incassi dei biglietti, attraverso il coinvolgendo della migliore imprenditoria italiana del settore. L’annullamento delle procedure nel 2013 ha provocato un gravissimo danno poiché ha impedito che i siti fossero affidati a chi gestisce il Colosseo o gli Uffizi. La Corte Costituzionale ha ritenuto illegittime le norme pretestuosamente utilizzate dal Governo Crocetta per annullare le procedure di affidamento in concessione dei servizi per il pubblico di musei e siti archeologici per le Province di Agrigento,Trapani, Palermo, Messina e Siracusa, aggiudicati nel 2012. L’obiettivo spregiudicato di certa politica di collocarvi precari ed avventizi è così fallito, ma ha innescato contenziosi e pesanti risarcimenti e fatto perdere tempo prezioso. Il danno alla credibilità della Sicilia è pesante».

«Due anni di inerzie hanno pregiudicato gli sforzi fatti per garantire la fruizione e la valorizzazione moderna dei beni culturali e che avrebbe portato la Sicilia all’avanguardia con la definizione del più importante affidamento di servizi nei beni culturali in Europa, avviato coi bandi pubblicati nel 2010. È così anche il ritorno della Dea e degli argenti, senza lo sviluppo coordinato del comprensorio Morgantina-Piazza Armerina, da opportunità è divenuto emblema del fallimento diffuso. Un’occasione perduta, per siti, visitatori, erario, investimenti, alla quale occorre porre subito rimedio puntando al partenariato pubblico-privato per il rilancio del patrimonio artistico e monumentale di Sicilia».

«Calcoliamo che i posti di lavoro perduti siano 300 tra diretti e indotto, circa 6 milioni di euro di fatturato nei servizi aggiuntivi vanificati, un flusso per l’erario di circa 5 milioni di euro smarrito per miopia e convenienza politica. È questo senza contare che il privato avrebbe aperto e valorizzato siti spesso chiusi o in degrado. La situazione disastrosa che troveranno turisti e visitatori a partire dalla prossima Pasqua. L’art. 30 del d.d.l. di finanziaria approvato dal Governo regionale lascia più che perplessi in quanto traspare l’intendimento di ricominciare tutto daccapo nei servizi integrati ai beni culturali, aggiungendo quindi al danno anche la beffa. Rivolgiamo un appello al Prof. Purpura, assessore ai BBCC ed all’identità siciliana, affinché provveda alla revoca dell’annullamento delle aggiudicazioni e proceda così ad affidare alle imprese vincitrici i siti fornendo ai visitatori un servizio di standard europeo sin dalla prossima stagione estiva. Si è perso già troppo tempo»

© Riproduzione Riservata

Commenti