L’immobilità che va avanti – Una terra che sfugge al trascorrere del tempo, che non si fa trascinare nel vortice delle società contemporanee. La Sicilia affascina milioni di turisti e viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo anche per questo motivo. Certo, il sentimento di fiabesca immobilità lo si percepisce nei borghi e nei centri più piccoli, per non parlare delle spiagge e delle isole che circondano questa regione. Meno nelle popolose città. In un contesto del genere, in grado di ispirare letterati e artisti, può capitare di incontrare o sentir parlare una donna che incarna l’mmobilità di alcune zone della Sicilia. Una signora che fa della “fermezza” e del “lento” passaggio da una poltrona all’altra un suo tratto distintivo. Parole come trasformismo e cambi di casacca, per la first lady della Sicilia, sembrano superate. Concetti ormai arcaici. Lei sta oltre la linea e guarda lontano. Si tratta di Patrizia Monterosso, una donna per tutte le stagioni (politiche), l’emblema della classica donna siciliana. Silenziosa, ma sempre pronta a dire l’ultima parola, quella decisiva. Si, Patrizia Monterosso sarebbe piaciuta a Leonardo Sciascia che ne avrebbe fatto un personaggio dei suoi libri.

Dall’ufficio di Fabio Granata a quello di Alessandro Pagano – E chissà che Andrea Camilleri non ci stia facendo un pensierino. Nella burocrazia regionale lei si muove benissimo. È da quattordici anni che ha iniziato la sua scalata e anche nell’ultimo periodo, dove la crisi economica ha affrettato i tempi e ci ha fatto comprendere la zavorra rappresentata da questa burocrazia, ecco che Patrizia Monterosso non viene scalfita da nessuna ondata di rinnovamento. Un muro, una difesa implacabile. Tutto inizia nel 2001, quando diventa consulente esterno all’assessorato dell’Istruzione. Tre anni dopo, però, avviene la svolta. Nel settembre del 2004 entra nel suo primo ufficio di gabinetto di un assessorato. Si tratta di quello ai Beni culturali guidato da Fabio Granata, che all’epoca, prima di cimentarsi nell’attuale esperienza ambientalista, era uno degli esponenti più in vista di Alleanza Nazionale e assessore regionale del presidente Totò Cuffaro. La Monterosso inizia a entrare in confidenza con il Palazzo del potere della politica siciliana e dopo un po’ di tempo passa nell’ufficio di Alessandro Pagano, che in quel periodo militava in Forza Italia. Patrizia Monterosso era un semplice funzionario, ma dopo la conclusione della legislatura bruciò le tappe e diventò dirigente generale.

La trade union della politica siciliana – Un ruolo che non abbandonerà molto presto e anche quando Lino Leanza era assessore ai Beni culturali manterrà lo stesso incarico. Passeranno gli anni, i politici e gli scandali, ma lei è rimasta sempre nei luoghi di potere. Anzi, ha continuato ad avere maggior peso all’interno del sistema siciliano. Quando Raffaele Lombardo era diventato presidente della regione Sicilia la chiamò a Palazzo d’Orleans per occupare la carica di Segretario generale (in precedenza era il suo capo gabinetto). Patrizia Monterosso è giunta al vertice e con abilità, da quel momento in poi, è riuscita a mantenere quell’incarico a prescindere dalla maggioranza politica sancita dal voto elettorale. Molti, ancora in queste settimane, si interrogano sul motivo per il quale la Monterosso sia una figura bipartisan, da larghe intese. Da Cuffaro, condannato e incarcerato per concorso esterno in associazione mafiosa, fino a Rosario Crocetta, professionista dell’antimafia e della legalità. Patrizia Monterosso è la trade union tra due mondi distanti anni luce l’uno dall’altro. Già, piacerebbe molto a Sciascia. Almeno perchè gli permetterebbe di riprendere quel famoso concetto sulla mafia e i professionisti dell’antimafia che costò all’autore di Racalmuto una serie infinita di polemiche.

La difesa a oltranza di Crocetta – Oggi, però, verrebbe accolto come un illuminato. Il tempo ha dato ragione a Sciascia. Ma questo è un altro discorso. Patrizia Monterosso è un monumento. A forza di lavorare ai Beni culturali, anche lei è diventata una sorta di bene culturale intoccabile. Eppure qualche “guaio” l’ha dovuto affrontare anche la Segretaria generale. Nel campo della formazione professionale, per esempio, la Monterosso, quando era dirigente generale della Formazione, è stata sottoposta a un’indagine sui cosiddetti “extrabudget” da parte della Procura della Corte dei Conti, che ha chiesto alla dirigente un risarcimento di 1,270 milioni di euro. Non importa, a quanto pare ci sono condanne di serie A e condanne di serie B. Il presidente attuale, Rosario Crocetta, non ci pensa neanche a privarsi della professionalità della Monterosso e quando è stata condannata in primo grado dalla Corte dei Conti l’ex sindaco di Gela non ha esitato ad affermare: «Non stiamo parlando di una sentenza penale ma di una decisione della Corte dei conti che ha il valore di una sanzione amministrativa. La Monterosso ha sbagliato, pagherà. Altri provvedimenti, sarebbero un abuso. Non c’è alcuna incompatibilità prevista dalla legge. Patrizia non ha offerto le sue dimissioni, non ne abbiamo proprio parlato. Per me rimane una funzionaria irreprensibile che ha fatto denunce e contribuisce alla lotta nella corruzione nella formazione professionale».

Cuffaro: «La Monterosso è politicamente legata a chi ha continuato a essere parte integrante dei governi dopo di me» – Una sorta di intoccabile, ma sarebbe interessante scoprirne il motivo. E vedremo cosa succederà dopo che il procuratore generale della Corte dei conti, Diana Calaciura, ha chiesto in appello la conferma delle condanne comminate in primo grado all’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, agli ex assessori regionali Carmelo Incardona e Luigi Gentile e al segretario generale della Regione, Patrizia Monterosso, per danno erariale dovuto al pagamento degli extrabudget agli enti di formazione professionale. Qualcuno dice che il sistema siciliano degli ultimi trent’anni è venuto meno. L’arresto di Totò Cuffaro, però, sembra più che altro un capro espiatorio per continuare ad andare avanti sempre lungo la stessa strada. Cuffaro ha pagato per tutti? Forse si e in riferimento al sistema politico vigente, l’ex governatore aveva detto a “Teleacras”: «Se io sto pagando per un intero sistema, va ammesso che quel sistema è continuato fino a oggi. Il segretario generale, Patrizia Monterosso, è una dirigente valida, ma politicamente legata a chi ha continuato a essere parte integrante dei governi dopo di me». E così si torna alla famosa “immobilità” locale.

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