Le etichette – «Si può fare finta che Crisafulli possa candidarsi a sindaco di Enna: guai a porre il problema, tanto per un politico l’importante è ottenere i consensi». È stata questa la dichiarazione rilasciata dal presidente della regione Rosario Crocetta durante il convegno sul contrasto alle mafie promosso a Roma dalla Commissione parlamentare antimafia. Mirello Crisafulli è considerato un impresentabile anche dal governatore siciliano. Lui non potrebbe candidarsi, invece Silvio Alessi, il candidato che ad Agrigento ha vinto le primarie di coalizione e in passato era stato vicino al centrodestra, «sembra una persona onesta», ha detto Crocetta. Del resto da queste parti si fa presto a etichettare la gente. Durante una Leopolda Pif non ci pensò due volte a scagliarsi contro Crisafulli, considerato il simbolo del malaffare presente anche nel Partito Democratico. Vladimiro, questo il nome all’anagrafe del politico di Enna, proviene dalle fila del Partito Comunista e da quelle dei Democratici di Sinistra. In seguito è approdato nel Pd e durante le ultime primarie per scegliere il candidato segretario si era schierato con Gianni Cuperlo.

Una distrazione di massa – Un appoggio che portò diversi voti all’esponente della sinistra del partito. E infatti a Pietraperzia Crisafulli totalizzò 142 voti su 144. Un risultato bulgaro che non sorprese più di tanto, perchè nella terra in cui Berlusconi, nel periodo di massimo splendore, realizzava il famoso 61-0, Mirello resisteva e vinceva. Lui è l’emblema di Enna. Anche l’Università Kore, che attira studenti da ogni parte della Sicilia, è stata voluta “con forza” da Crisafulli. È il simbolo di un vecchio modo di fare politica. Amico di Massimo D’Alema e orgogliosamente allergico a ogni Leopolda, soprattutto regionale. La storia di Pietraperzia, svoltasi nel vivo emozionale delle primarie, aveva nascosto un problema molto più grande. È vero che Crisafulli ha “un’influenza” sul territorio da far impallidire tutti gli altri politici, ma ormai rischia di diventare la distrazione di massa, il capro espiatorio rispetto agli atteggiamenti di Rosario Crocetta e di una parte del Pd. Il professionista dell’antimafia, quello che Pietrangelo Buttafuoco in “Buttanissima Sicilia” ha accusato di aver ridotto Lucia Borsellino, figlia di Paolo, a «scudo e pennacchio cui far firmare delibere per contributi alla clinica Humanitas, a Catania».

Garantismo, libera interpretazione – Sono noti, soprattutto a chi vive in Sicilia, gli atteggiamenti e i comportamenti di Rosario Crocetta che se la prende con Mirello Crisafulli, ma non ci pensa proprio a privarsi della Segretaria generale della regione, Patrizia Monterosso, che ha attraversato sia l’epoca Cuffaro che quella Lombardo esercitando un’influenza non indifferente nei palazzi del potere ed è stata condannata dalla Corte dei Conti. No, in questo caso è meglio non sbandierare il mito della legalità e dell’impresentabilità. Conviene farsi una “verginità” criticando il solito Mirello Crisafulli, che ha i suoi evidenti limiti politici ed è esponente di una storia con diversi scheletri nell’armadio, ma a quanto pare, al momento, non ha subito nessuna condanna. Neanche quel filmato che attestava l’incontro casuale (durante un congresso della Cgil) con Raffaele Bevilacqua, che era stato condannato come capo mafioso di Enna, lo scalfì. Si trattò di un saluto, con tanto di bacio tra due ex colleghi al consiglio provinciale (e, come fa notare Buttafuoco, chi è che non si saluta in questo modo?). Però non ci fu nulla di più. La magistratura archivò il fascisolo senza rinviarlo a giudizio. Dunque non si capisce cosa si intende, nel Partito Democratico, per garantismo. Un valore o uno strumento da utilizzare per mettere da parte qualche “avversario” scomodo?

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