Lettere al direttore

Caro Direttore, prendo spunto dall’articolo del 25.3.2015, a Tua firma ed intitolato “Taormina, Casa Cuseni. Gioia: «Accordo fatto, mancano solo i dettagli»”, per mettere nero su bianco e sottoporre alla Tua attenzione alcune considerazioni ispiratemi dal Tuo scritto.

Preliminare un plauso a Franco Spadaro il quale, dimostrando sensibilità e lodevole impegno, è riuscito a “recuperare” un bene di alto valore culturale quale “Casa Cuseni”, facendo sì che lo stesso fosse in grado di sostenersi economicamente: coniugare un museo (così nasce, da quanto mi consta, Casa Cuseni) con una piccola attività ricettiva è un’iniziativa “smart” che offre all’utenza un modo nuovo per vivere l’esperienza museale.

Ciò che invece mi lascia molto perplesso è l’iniziativa del Comune di Taormina, volta a rendere tale realtà “Museo Ufficiale della Città”.

Sottolineo: nulla da eccepire sull’iniziativa di Spadaro e su “Casa Cuseni”. Un privato cittadino ha deciso di adibire a museo il proprio pregiato immobile e, per sostenere i costi di questa iniziativa (ed anche per trarre una giusta e legittima retribuzione), esercita in parte di esso una piccola attività turistico-ricettiva.

Le mie perplessità nascono dalle seguenti considerazioni.

Taormina gode la fortuna di annoverare, tra gli immobili di proprietà comunale, parecchi edifici di alto valore storico, artistico e architettonico: la Badia Vecchia, il Palazzo Corvaja, la ex Chiesa del Carmine, la ex Chiesa di S. Francesco, Palazzo Ciampoli, la ex Pretura, il Palazzo dei Duchi di S. Stefano. Quest’ultimo, addirittura, è stato acquisito al patrimonio comunale con la destinazione a museo e, com’è ben noto, con una collezione di sculture già pronte per l’esposizione.

Ebbene, ad oggi, nonostante sia stata più volte affermata la volontà dell’Amministrazione Comunale di dar ampio risalto al settore “Cultura” e a dispetto del’impegno e della spesa di somme destinate al “Museo Diffuso”, nessuno dei citati immobili di pregio è stato effettivamente destinato ad un progetto museale.

Certo, mercè le dichiarazioni verbali dell’Assessore di turno, sono state annunciate iniziative volte all’apertura di uno o più musei: ma non è mai stato chiarito cosa avrebbero dovuto ospitare. Come se il museo fosse una sorta di non-luogo, alla stregua del centro commerciale (artificiale o naturale che sia…), da “farcire”, volta per volta, di oggetti transeunti.

Fatto sta che, alla data odierna, sia l’effimero “Museo Archeologico”, sia il controverso “Museo Siciliano delle Arti e Tradizioni Popolari di Taormina” (per intenderci: quello che ospitava la cd. “Collezione Panarello”) sono stati chiusi a tempo indeterminato.

Il primo ha visto “temporaneamente” traslocare le proprie opere presso la ex Chiesa di S. Francesco di Paola, nelle more della ristrutturazione della Badia Vecchia; ma, dalla chiusura della mostra dedicata alle macchine di Leonardo da Vinci (ospitata nella detta Chiesa), non è più dato sapere con esattezza ove siano stati allocati i reperti archeologici né se saranno mai esposti al pubblico. A ciò si aggiunga che, presso l’Antiquarium del Teatro Antico, giacciono catalogati altri bei reperti archeologici ed altri attendono di esserlo: un patrimonio che potrebbe essere proficuamente impiegato per esposizioni museali di un certo rilievo; ma, evidentemente, il Sindaco di Taormina ed il Direttore del Parco Archeologico di Giardini Naxos sono stati distratti dal gravoso impegno di stilare dubbi accordi per la gestione dei beni architettonici taorminesi al punto di dimenticare come impiegare proficuamente (per la Cultura dell’utenza!) il materiale a loro disposizione. Ringhiare sull’impiego dei proventi del Teatro Antico, oggi divenuto poco più di un auditorium, sembra essere più stimolante…

Il “Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Taormina” è stato traslocato, anch’esso, presso la ex Chiesa di S. Francesco di Paola: a parte il fatto che non credo sia accettabile che un bene storico ed architettonico sia adibito a “deposito temporaneo” al servizio di altre strutture (Palazzo Vecchio non è mai stato adibito a deposito di Palazzo Pitti!), a tutt’oggi non è stato chiarito se tale esposizione sarà resa nuovamente fruibile al pubblico.

Ometto, per evitare l’accusa di “conflitto d’interesse” l’analisi del triste destino del Palazzo dei Duchi di S. Stefano: mi consta che l’ultimo piano sia interessato da veri e propri allagamenti, tali da permeare anche al piano oggi destinato alla celebrazione dei matrimoni civili…se questo è un museo…

Le altre strutture, sporadicamente aperte per ospitare esposizioni o eventi organizzati da terzi privati, non sono oggetto di interesse per l’Amministrazione: abbandonate a loro stesse, ammalorate dalla carenza pressoché assoluta di manutenzione, attendono che il loro destino sia scritto da una mano pietosa.

In fin dei conti: non vi è un progetto museale di iniziativa comunale a dispetto della disponibilità di siti e di possibilità; non è chiaro in che termini possa l’Amministrazione Comunale contribuire fattivamente nel successo del Museo Casa Cuseni, considerato che il Comune di Taormina non è in grado di gestire in proprio (non avendolo mai fatto) una propria analoga struttura.

Pertanto, che significato ha l’iniziativa dell’Assessore Gioia? E come mai tale progetto, che prima di avere addentellati con il settore Turismo li ha – logicamente – con il settore Cultura, accusa l’assenza dell’Assessore Caruso?

E soprattutto: come mai l’intera Giunta, con l’ausilio del “facente funzioni dirigenziali” del settore, non riesce ad elaborare uno straccio di progetto museale degno di tale nome?

Avv. Giuseppe Ragonese

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