L’Onu, l’Ue e la guerra civile in Libia – Un governo di unità nazionale entro la fine della settimana. È questo l’obiettivo di Bernardino Leon, mediatore dell’Onu per Libia. Leon ha parlato di «un governo di unità guidato da un presidente e un Consiglio presidenziale composto da personalità indipendenti, non appartenente ad alcun partito o affiliate ad alcun gruppo e che siano accettabili per tutte le parti e tutti i libici». Si tratta di un passaggio cruciale per il futuro del Paese. Anche Federica Mogherini, Alto rappresenttante dell’Unione europea per gli affari esteri, è consapebole dell’importanza di questo momento e all’agenzia “Ansa” ha ribadito che «siamo al punto di svolta. O la Libia riparte ed è in grado di affrontare unita la sfida della sicurezza e del terrorismo, o non resta così: andrà peggio». E per prevenire una possibile degenerazione della vicenda, come annunciato in questi giorni anche dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, l’esercitazione “Mare aperto” della Marina militare sarà una chiara azione antiterrorismo. Una missione dovuta ai fatti di Tunisi, alle tensioni in Libia e ai disordini nel Golfo di Sirte con la battaglia tra le forze governative e gli jihadisti del Califfato. La Libia, nonostante i tentativi di mediazione dell’Onu, è una nazione che sta precipitando verso un’evidente guerra civile.

Monitorare le acque tra Libia e Sicilia – Una situazione che rischia di destabilizzare tutto il Mediterraneo, soprattutto a causa dell’avanzata dell’Isis e dei cosiddetti “lupi solitari” che minacciano la civiltà di questa area geografica. I tragici fatti del Museo del Bardo ne sono un esempio. Quindi, come confermato dalla “Rivista Italiana Difesa”, la nuova missione si baserà sul dispositivo “Mare aperto” rafforzato dagli Uav Predator dell’Aeronautica che si trovano a Sigonella. In base all’evolversi della situazione, molto probabilmente, il dispositivo verrà potenziato. L’obiettivo primario di “Mare sicuro” sarà quello di «monitorare le acque tra Libia e Italia e prevenire qualunque minaccia, terroristica o meno, diretta contro l’Italia. Questo nuovo impegno è stata finanziato fino al 30 settembre con 40 milioni di euro, inseriti con un emendamento nel decreto di rifinanziamento delle missioni all’estero approvato a febbraio». Si porverà a far calmare le acque ed evitare azioni terroristiche nei confronti di pescherezzi, navi da crociera, mercantili e motovedette della Guardia Costiera. In effetti più i fondamentalisti islamici dell’Isis avanzano e si avvicinano alle coste libiche e maggiore è il pericolo di infiltrazioni sui barconi carici di migranti che provano a raggiungere la Sicilia.

Sirte, una parte della popolazione appoggia l’Isis – Il rischio non è così remoto e i “lupi solitari” che inneggiano allo Stato Islamico sono difficili da controllare. Dunque gli attacchi kamikaze sono un problema reale. Per evitare simili tragedie e controllare gli interessi economici dell’Italia in Libia, le navi della Marina militare avranno a bordo degli incursori e Fanti di Marina con postazioni aggiuntive di armi difensive, i quali dovranno evitare sgradevoli “sorprese”. Poi ci sarà l’utilizzo, a turno, di moderne unità navali per evitare minacce più tradizionali e nello stesso tempo improbabili, considerando lo stato in cui versano i mezzi navali della Libia. Se l’Italia sta provando ad attuare delle contromosse al largo della Libia e l’Onu e l’Unione europea insistono per una soluzione politica e non militare, gli jihadisti continuano ad avanzare. Approfittano delle divisioni governative e incrementano le loro truppe con l’adesione di diversi gruppi islamisti. Sirte, ormai al centro dell’attenzione strategica e mediatica, ne è un esempio. I miliziani non demordono e una buona parte della popolazione locale li sostiene in maniera esplicita. Il tempo passa e la propaganda islamista continua a riscuotere successo.

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