«Anche il Settore Economia oggi richiede un coordinamento nazionale» – «I salesiani di Taormina non c’entrano nulla con la questione del Gerini. Ogni Ispettoria è indipendente dal punto di vista economico, così come ogni casa è indipendente da un’altra casa. Però ogni casa risponde alla sede regionale e l’Ispettoria sicula risponde alla direzione generale di Roma. Noi abbiamo 17 milioni di crediti con la regione siciliana per la vicenda dei corsi di formazione professionale». È stata questa la risposta di don Enzo Biuso alla ricostruzione che avevamo pubblicato il 20 marzo dal titolo “Taormina, il Codice Salesiano e la vendita dell’immobile”. È vero, nell’organizzazione dei salesiani italiani ci sono ben sei Ispettorie: Italia centrale, Triveneto, Lombardo-emiliana, Piemonte-Valle d’Aosta, Meridionale e Sicilia. In questo organigramma che potremmo definire “federale”, le Ispettorie hanno una sorta di autonomia l’una dall’altra. Anche in campo economico, ha sottolineato don Biuso, è così. Però, consultando il sito ufficiale dei salesiani in Italia (www.donboscoitalia.it), nella sezione dedicata all’organizzazione e nel paragrafo CISI Economia, si possono leggere delle precisazioni che stridono con le affermazioni precedenti: «Anche il Settore Economia oggi richiede un coordinamento nazionale, sia dal punto di vista formativo, per acquisire nuove competenze e confrontarsi sulle nuove opportunità, sia dal punto di vista operativo, per studiare sinergie e strategie comuni nell’affrontare le sfide dell’oggi. Il Settore Economia è costituito dall’insieme degli economi ispettoriali, sovente supportati dai relativi consulenti ispettoriali».

Quelle parole contraddittorie – Se esiste questo coordinamento nazionale e il Settore Economia è formato da tutti gli economi ispettoriali, come fa ad esistere un’indipendenza? Proprio come detto da don Biuso durante la riunione di sabato tra gli ex allievi, «ogni casa risponde alla sede regionale e l’Ispettoria sicula risponde alla direzione generale di Roma». Quindi non esiste un’autonomia assoluta. Se c’è un grave problema di liquidità all’interno di un’azienda, è chiaro che tutto ciò va a influire sui rami della società sparsi sul territorio. Un altro esempio può essere quello riguardante uno Stato federale. Le regioni hanno la propria autonomia, ma il centralismo, seppur ridimensionato, non viene meno in alcune decisioni importanti, fondamentali. Credo che questa sorta di “federalismo” salesiano non faccia eccezione, anche se si tratta di un Ente religioso riconosciuto dallo Stato. Nella Repubblica federale tedesca, tanto per fare un altro esempio, il federalismo è il tratto distintivo della Germania. Un meccanismo che funziona piuttosto bene, anche perché federalismo fa rima con solidarietà e quindi le regioni più ricche devono aiutare economicamente quelle più deboli.

Da Vasto a Macerata fino a Gallipoli: hanno tutti problemi con le regioni per crediti accumulati? – Già, l’economia. Un settore che non può rimanere in un recinto che non esiste, come dimostra il sistema importante e complesso tedesco. Figuriamoci in altre organizzazioni o enti di carattere religioso. La vicenda, stando alle dichiarazioni dei salesiani taorminesi, non sarebbe riconducibile a Gerini, il faccendiere di Aleppo e agli altri personaggi dell’intreccio. Bensì a un debito di 17 milioni di euro con la regione siciliana per la vicenda dei corsi di formazione professionale. Il credito si sarebbe accumulato anche a causa di anni scolastici passati già conclusi. Sarebbe questo il motivo della chiusura di diversi centri salesiani disseminati nell’isola. Però la chiusura di luoghi gestiti dall’Ordine religioso riguardano anche altre parti d’Italia. Volendo tralasciare la situazione romana, molte delle librerie situate sul territorio nazionale che fanno riferimento alla “Elledici”, «l’editrice nel segno di Don Bosco», hanno chiuso o sono in crisi. Inoltre si potrebbero citare le vicissitudini delle scuole salesiane di Macerata, la crisi del centro formativo professionale dei salesiani di Vasto (Chieti), la scuola media di trazione salesiana di Montechiarugolo (Parma), la vendita di immobili salesiani a Gallipoli.

La figura di don Mazzali – Dalla turistica ed estiva Vasto a Taormina. Una cosa è certa: gli immobili messi in vendita sono molto appetibili. Non si tratta di strutture poste nelle periferie di qualche metropoli, ma di gioielli che in caso di cambio di destinazione d’uso potrebbero fruttare milioni di euro. Tutte crisi, sentendo le fonti ufficiali, dovute a cause diverse ma con un unico minimo comun denominatore: vendere gli immobili dei salesiani. Difficile credere che il tutto non sia collegato ai fatti di Roma e alla truffa di cui abbiamo parlato il 20 marzo 2015. Poi c’è la vicenda che riguarda don Giovanni Battista Mazzali, ex ispettore dei salesiani di Sicilia. Figura contattata più volte anche dagli ex allievi dei salesiani di Taormina, ma che in questi anni si era rifiutato di incontrarli. Una personalità centrale all’interno dell’Ispettoria regionale e finito sulle cronache nazionali, come riportato dal “Corriere della Sera”, per essere stato accusato di truffa. Avrebbe falsato dei documenti per poter ottenere dalla Santa Sede il via libera a una trattativa, che in realtà avrebbe portato vantaggi soltanto ai «mediatori», l’avvocato Renato Zanfagna e il faccendiere siriano Carlo Moisè Silvera. Sia la magistratura italiana che la gendarmeria vaticana li hanno accusati di aver contraffatto un documento per sbloccare l’elargizione di 100 milioni di euro e così chiudere la guerra giudiziaria sul lascito di Alessandro Gerini, noto anche come “il marchese di Dio”. Che strane coincidenze. E a questo punto non c’è altro da dire se non affidarsi alla saggezza proverbiale della Chiesa: «Non saprai mai cosa pensa un gesuita e dove trova i soldi un salesiano».

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