Sulla questione della opportunità o meno di concedere alle grandi aziende petrolifere l’autorizzazione ad effettuare ricerche e trivellazioni nel nostro mare la stampa e le TV italiane hanno avuto un approccio che definirei “romantico” che tuttavia non può funzionare quando si è chiamati ad assumere una decisione importante, una di quelle che condizionano la propria vita e quella dei propri figli. Le posizioni che ho finora letto sulla opportunità o meno di consentire le trivellazioni nel canale di Sicilia sono, per certi aspetti, assolutamente condivisibili ma sono viziate dalla loro assoluta parzialità.

Coloro che hanno motivato il loro netto dissenso alla autorizzazione ad effettuare la ricerca di idrocarburi o gas nel mare che circonda la nostra isola  con la necessità di preservare e conservare la Sicilia, la sua natura, le sue bellezze e la sua storia hanno  quantomeno trascurato due aspetti fondamentali per un approccio corretto alla discussione: il primo riguarda la capacità della nostra economia di continuare a sopravvivere nelle attuali condizioni. La nostra economia è, sotto gli occhi di tutti, allo stremo e senza un colpo di reni risolutivo noi Siciliani continueremo a rimpiangere occasioni perse, ripetendo, come un vecchio disco rotto, che si può vivere di cultura e turismo, mentre i nostri giovani (e oramai non solo quelli) si allontanano in maniera così massiccia dalla loro terra da potersi parlare di un nuovo fenomeno di vera emigrazione. L’altro aspetto è quello della sicurezza: gli incidenti nei pozzi petroliferi Italiani sono avvenuti  nel 1994,  nel 1991,  nel 1965 e, in epoca più remota,  nel 1955. L’ultimo incidente è quindi avvenuto più di 20 anni fa, con tecnologie e leggi ben diverse da quelle oggi vigenti che, correttamente e convenientemente, si sono inasprite a seguito dell’incidente del 2010 della BP nel Golfo del Messico. In questi ultimi 20 anni in Italia sono stati bucherellati  “in sicurezza” circa 1.000 nuovi pozzi (dati ministeriali), quasi 45 ogni anno, praticamente uno a settimana.

E quindi, senza con ciò schierarmi a favore delle trivellazione, vorrei però porre alcune domande nella speranza di ottenere delle risposte che mi consentano di assumere una posizione consapevole. Perché si può trivellare lungo tutte le coste italiane in apparente sicurezza e qui da noi no? Perché la Puglia e la Basilicata hanno, per tramite delle royalty, un’economia praticamente autosufficiente e noi no? Se dovesse succedere un incidente in un impianto di trivellazione sulle coste pugliesi che garanzie ci sono che il danno ambientale non si estenda anche alle nostre coste? Se il bacino petrolifero sotto il fondo del nostro mare fosse un unico grande contenitore di petrolio, per quale motivo dovrei guardare altre regioni o paesi godere dei benefici della estrazione per poi, magari, subire gli sconvolgimenti ambientali a causa dell’estrazione del greggio? E se poi le tecniche di estrazioni fossero così sicure come sembra dagli ultimi dati statistici, perché solo la Sicilia deve restare fuori dai vantaggi economici derivanti dal pagamento delle royalty?

Sono riuscito a trovare qualche dato economico desunto da fonti autorevoli: grazie alle royalty,  in Italia sono entrati, nel solo 2013, circa 300 milioni di Euro nelle casse delle regioni, circa 100 milioni di Euro nelle casse dello Stato e circa 30 milioni di Euro in quelle dei comuni. In Basilicata, in cui è presente uno dei più grandi giacimenti estrattivi dell’Europa Meridionale, gli impiegati nell’indotto del settore petrolifero sono circa 2.800 (fonte ANSA). La principale argomentazione contro le trivellazioni è quella dell’impatto ambientale e, anche qui, vorrei condividere qualche informazione che sono riuscito a raccogliere. Probabilmente i più sanno cosa sia un V.I.A.; tuttavia, se vi fosse qualcuno che, per sola distrazione, non rammentasse il significato dell’acronimo (che io non conoscevo),  urge esplicitarne il suo significato: Valutazione di Impatto Ambientale. Chi si prefissa di realizzare un impianto (e Vi risparmio le differenze tra off-shore e on-shore) deve redigere un documento in cui vengono analizzati tutti i rischi per l’atmosfera, l’ambiente idrico, il contesto socio-economico locale, etc.

Tale documento è pubblico e la sua pubblicazione viene annunciata sui principali quotidiani Nazionali e Regionali, per consentire ad ogni cittadino, o associazione ambientalista, di leggerlo sul sito del ministero dell’ambiente ed esporre i propri dubbi entro i sessanta giorni dalla sua pubblicazione. Le dotte considerazioni contro la trivellazione sono senz’altro ricche di spunti di riflessione ma sembrano, nella maggior parte dei casi, non fare alcun preciso riferimento a questo piano, rischiando così di apparire come operazioni mediatiche di procurato allarme o, peggio ancora, come il frutto di una studiata volontà di suggestionare l’opinione pubblica ipotizzando scenari catastrofi e apocalittici. Ecco, ciò che vorrei è che si riuscisse a spiegare ad un padre di famiglia di Licata o di Priolo o di Giardini Naxos quali rischi realmente corre la sua salute o quella dei suoi figli; vorrei sapere quanti posti di lavoro verrebbero creati e gli effetti dell’indotto sull’economia delle singole città e dell’intera regione.

Mi piacerebbe che potessimo scegliere con la serenità e la capacità che solo i padri e le madri di famiglia posseggono, senza lasciarsi condizionare da chi, abbagliato dalle proprie convinzioni radical-chic, in nome di un principio, non si accorge più di quello che accade attorno a se’. Perché ci sono quasi 200 km di costa che attendono di essere bonificati dalla presenza degli scarichi fognari, perché c’è una consistente parte del patrimonio culturale che necessita di essere curato e reso fruibile, perché per fare turismo occorrono infrastrutture e per fare cultura occorre investire nell’istruzione e perché per fare tutto potremmo considerare la possibilità di fare ciò che già altre regioni fanno! Ecco ciò che vorrei … perché, sia chiaro, non sono aprioristicamente a favore o contro le trivellazioni ma, di grazia, vorrei potere avere maggiori informazioni per potere decidere per me e per i miei figli!

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