La Sicilia si è ingrassata senza pensare alla “prova costume” delle future generazioni – La bella stagione è arrivata, almeno secondo il calendario, e in vista della classica “prova costume” quasi tutti hanno iniziato a stare attenti alla linea. Palestra, jogging e dieta sono all’ordine del giorno per provare a stare bene con se stessi. È un modo di fare così diffuso che, a quanto pare, ha coinvolto anche la regione Sicilia che di buon cibo ne sa qualcosa. L’isola del Mediterraneo, soprattutto negli ultimi decenni, si è ingrassata senza pensare alla “prova costume” delle future generazioni. Un ingurgitare che farebbe venire il vomito a chiunque, ma non a lei. La solare regione del sud Italia non si è preoccupata della linea e non ha pensato alle conseguenze delle proprie azioni. Il concetto di “responsabilità” non è stato quasi mai preso in considerazione e oggi si trova a essere così grassa da non riuscire a muoversi. Rispetto al resto del mondo che corre veloce e cambia con rapidità, la Sicilia sembra un dinosauro che prova, in maniera abbastanza goffa, a muoversi per non “estinguersi”.

Una sola cura possibile – È una lotta contro il tempo. Un bravo dietologo sarebbe servito qualche anno fa, ma i siciliani hanno sempre scelto il presidente con il vassoio di cannoli o quello con la cassata facile. Personalità che, per forza di cose, hanno fatto ingrassare a dismisura la Sicilia. Come spesso accade quando si accumulano chili in eccesso, questi non si depositano in maniera omogena in tutto il corpo, ma si concentrano soltanto in alcune parti e altre zone rimangono “magre”. Il risultato è disgustoso ed è quello che è successo alla Sicilia. Alcune zone anatomiche, ovvero settori sociali, si sono ingrassati oltre ogni limite, mentre altre parti del corpo sono rimaste magre e gracili (e il riferimento è alle cittadine e ai cittadini che non hanno “santi in Paradiso”). La situazione è tragica, perché quel grasso accumulato rischia di compromettere la salute anche di chi non ha mai partecipato a ricchi banchetti. Del resto si è tutti sulla stessa barca (anzi, corpo) e quindi le conseguenze di un grave stato di salute vengono pagate da tutti. La soluzione è soltanto una: radicale “cura dimagrante”, che per la Sicilia vuol dire Finanziaria senza se e senza ma.

Crocetta parla di “Sblocca Sicilia” – Il testo è stato approvato dalla giunta regionale e il presidente Rosario Crocetta la chiama “Sblocca Sicilia” e speriamo che dal punto di vista anatomico qualcosa si sblocchi davvero. Nella legge di stabilità sono previsti dei tagli consistenti al carrozzone siciliano: 754 dirigenti, 1770 dipendenti, 3800 forestali delle varie tipologie oltre a più di un centinaio dipendenti dei consorzi di bonifica e ente sviluppo agricolo e circa 500 del Corpo forestale. E infine un taglio di poltrone e incarichi di sottogoverno. Come riportato dal quotidiano “La Repubblica” «nel comparto agricoltura è prevista non solo la fuoriuscita a 63 anni di circa 3800 operai forestali secondo le norme pre Fornero e un contributo di accompagnamento alla pensione, ma si taglia anche di 1500 unità il contingente degli “antiincendio” destinandoli a manutenzione di foreste e falde acquifere ed entro il 2019 si tagliano della metà i 1250 agenti del Corpo forestale». I dieci istituti autonomi case popolari (Iacp) si accorpano nell’Agenzia unica Aspa, il Consiglio regionale dei beni culturali passa da 50 a 13 membri, scompaiono i collegi dei revisori dei parchi archeologici, cancellati e accorpati agli altri, gli uffici per le gare d’appalto (Urega) di Trapani, Siracusa e Agrigento. Scompariranno diverse poltrone e non solo quelle dei consiglieri comunali.

Altre norme della Finanziaria – È prevista la creazione della centrale unica degli acquisti, che secondo le stime dell’assessore al Bilancio, Alessandro Baccei, porterà dal 2015 al dimezzamento della spesa per i farmaci e a un calo del 10 per cento di quello di dispositivi medici e del cinque per cento di beni e servizi. La ragioneria generale verrà controllata da un dipartimento dell’assessorato all’Economia, che metterà in evidenza gli effetti economici di spese ed entrate. Una serie di norme renderanno più semplici autorizzazioni ambientali e iter burocratici e coinvolgono i comuni e le ex province, come “organismi intermedi” nell’utilizzo dei fondi europei. Infine si concederanno al ribasso i contributi a teatri e orchestre, ma si creerà il fondo unico per lo spettacolo (Furs) da cinque milioni di euro. Per accedere al fondo tutti i teatri, dal Massimo di Palermo al Bellini di Catania, dovranno rinunciare ai contratti integrativi dei dipendenti, circa 1000 persone.

 

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