La morale della favola – A parte qualche “amichetta” con un disperato bisogno di “visibilità”, Pippo Civati ha perso la maggior parte dei suoi punti di riferimento in Sicilia. Chi di scissione ferisce, di scissione perisce. È questa la morale della favoletta che da più di un anno vede protagonista l’esponente della minoranza democratica, il quale a giorni alterni minaccia di votare contro il proprio partito in Parlamento e di fare un passo indietro in via del Nazareno. Niente, a parte gli annunci ancora non è successo nulla. Neanche la sponda del sindacalista Maurizio Landini ha convinto Pippo Civati a fare il grande passo. Un balletto che fa confondere gli spettatori, anche quelli più interessati. Tra finte e controfinte, Civati ha spiazzato alcuni dei suoi fedelissimi in Sicilia che qualche giorno fa hanno abbandonato (finendo sulle prime pagine dei quotidiani nazionali) il partito per dialogare con quelli di Sel e del M5s. Sono stati inviati in avanscoperta, oppure sono stati strumentalizzati dal loro punto di riferimento? Il tempo darà le risposte necessarie. Intanto quei naufraghi sono alla ricerca dell’America, della “terra ferma” che potrebbe permettere al loro leader di approdare in qualche porto sicuro e non essere travolto dall’anonimato dei troppi personalismi della politica italiana.

«Cerca visibilità fuori casa e restando comodamente in poltrona prova a scalare Sel» – In attesa della parola “terraaaaa” pronunciata dai fan di Pippo, i civatiani della Sicilia si sono ammutinati. Non ci stanno ad essere utilizzati per altri obiettivi ad personam. Così Piero David e Antonella Monastra, ex coordinatore e portavoce dell’area Civati in Sicilia, hanno abbandonato la nave. «Da un paio d’anni lavoriamo in Sicilia per Civati e non senza risultati: il 25% dei voti a Palermo sulla sua mozione congressuale, il 20% a Messina, per fare due esempi. Purtroppo da qualche tempo questo leader, e deputato del Pd, sembra affetto da una strana sindrome: ogni giorno ripete di aver detto prima quello che anche altri dicono. E invece di essere lieto che la buona novella si affermi, Civati si arrabbia, trascura quelli che lo hanno appoggiato (ben 400 mila al congresso e gli sembrarono pochi), cerca visibilità fuori casa e restando comodamente in poltrona prova a scalare Sel, forse sperando che Vendola torni al privato», hanno affermato i due ex civatiani. La replica del leader lombardo non si è fatta attendere: «Trovo irricevibili le parole di Antonella Monastra, si vede che forse ha deciso di fare parte di un sistema. Stiamo ponendo un problema politico gigantesco che c’è in questa Regione: il trasformismo del Pd in Sicilia».

Trasformismo di ritorno – Già, il trasformismo. Ma anche in questo caso vale lo stesso proverbio: chi di trasformismo ferisce, di trasformismo perisce. Civati, ormai da diverso tempo, ha rinnegato i valori che hanno portato alla nascita del Partito Democratico. Preferisce affiancare in qualche dichiarazione Fratoianni di Sel, piuttosto che qualche suo collega di partito. Poi partecipa a iniziative politiche con Sel, Rifondazione comunista e vari movimenti. Cos’è questo se non trasformismo? «Vuole uscire dal Pd prima che Landini costruisca la sua “coalizione sociale”? Lo dica», hanno affermato David e Monastra. Sembra un gioco delle tre carte e Civati, che si richiama tanto ai valori della “vera sinistra”, dovrebbe assumersi la responsabilità delle proprie dichiarazioni e azioni. Non può stare con due piedi in una scarpa e non può strumentalizzare chiunque per i suoi obiettivi personali.

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