Katrin Ann Orbeta e Vincenzo Merenda - Foto Andrea Jakomin/blogTAORMINA ©2015

Fiabe e app insiemeEra il 9 febbraio 2015 quando parlavamo della startup Crabtoon, che si occupa di animazione, illustrazione 2d e app mobile. Gli ideatori del progetto sono Vincenzo Merenda, ragazzo di Taormina, e Katrin Ann Orbeta, ragazza di Pozzallo. Si tratta di due graphic designer e illustratori, appassionati di animazione. Con il trascorrere del tempo il team di Crabtoon ha ideato il brand Mash&Co, un mondo pensato per i più piccoli e anche per i genitori. Una app che cammina di pari passo con le fiabe. Sembrerebbe un paradosso, ma in realtà non è così. Dalla tecnologia possono nascere progetti di qualsiasi tipo e Mash&Co ne è una dimostrazione. Un’idea nata da un’esigenza ben precisa, che Vincenzo Merenda, Ceo di Crabtoon, ha spiegato ai nostri microfoni: «Volevamo produrre qualcosa di nostro e per questo abbiamo iniziato a pensare a un progetto con un’evoluzione merceologica. Ci siamo resi conto che c’era scarso interesse per l’ambiente dei bambini e abbiamo deciso di utilizzare le nuove tecnologie. Ci siamo messi in gioco facendo quello che sappiamo fare, ovvero l’animazione, la grafica e il saper raccontare. Abbiamo unito il tutto con l’interattività ed è nata l’app».

Una app con funzioni pedagogiche – Si tratta di una app con precise funzioni pedagogiche, dove l’obiettivo è recuperare il “c’era una volta” che aspettavamo con ansia durante il pomeriggio o la sera: «Ci stiamo impegnando a fare un’app che riprenda quei valori trasmessi dalle favole che ci raccontavano i nostri nonni e i genitori. Non pensiamo a un’app contenitore o baby-sitter, ma vorremmo fare qualcosa di più dinamico. Vorremmo ricreare quei momenti. All’interno abbiamo cercato di inserire tematiche riguardanti il problem solving, enigmi e quesiti che possono aiutare a incrementare lo sviluppo cognitivo del bambino, mentre nella storia abbiamo cercato di inserire temi e valori come l’amicizia, la famiglia e la natura». Trasmettere valori con l’aiuto delle nuove tecnologie. Una soluzione che spiazzerebbe i nemici a priori della “tecnica”. Merenda e Orbeta, rispettivamente Ceo e Art director di Crabtoon, si sono lasciati contaminare seguendo la vera filosofia di una startup. Non si sono rinchiusi nel loro mondo, ma si sono aperti alle nuove conoscenze.

La svolta di Budapest e la voglia di contaminarsi – Il periodo formativo trascorso a Budapest ne è un esempio e forse, senza la tappa magiara, oggi non esisterebbe Mash&Co: «L’idea del progetto nasce a Budapest. Eravamo là perché stavamo facendo uno stage all’interno di uno studio di animazione ed è nata questa esigenza. Budapest ci ha trasmesso molto, perché hanno un’attenzione particolare per l’animazione e per contenuti educativi di un certo livello. Tutto ciò ci ha fatto pensare di esportare questo modello utilizzando i mezzi a nostra disposizione». Entrare in relazione con altre realtà, non avere paura delle critiche, scomporsi per ricomporsi in un secondo momento come dei Lego. I team delle startup accettano le regole del gioco e non si tirano indietro. Sanno bene che fare sistema, cooperare, vuol dire avere maggiori possibilità di raggiungere un obiettivo. Soprattutto in un mondo globalizzato, sarebbe un suicidio comportarsi in maniera differente.

Supportare il territorio con dei network – Anche Taormina, per esempio, dovrebbe entrare in quest’ottica. Relazionarsi con i virtuosismi che la circondano. Catania, dal punto di vista delle startup, sarebbe una grande opportunità. Anche Vincenzo Merenda ne è convinto: «Taormina ha una grande opportunità che si chiama Catania con cui potrebbe instaurare un legame molto forte. Nella città etnea ci sono delle realtà davvero dinamiche». Purtroppo il legame è precario e il nostro territorio non sembra coltivare queste passioni, per usare un eufemismo. Manca la conoscenza verso questo mondo ed è grave che la politica si disinteressi dell’universo delle startup. Eppure si parla sempre di politiche in favore dei giovani, ma nella sostanza chi ha una buona idea va incontro a questioni burocratiche e amministrative che scoraggerebbero chiunque. «Avere un punto di riferimento potrebbe accelerare anche il processo legislativo. Si potrebbe stilare un calendario annuale per sensibilizzare i giovani. Altrimenti può capitare di perdere le buone idee di alcuni ragazzi, che sul territorio non hanno trovato un network adatto in grado di supportarli».

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