Startup
Startup - Foto Andrea Jakomin /Blogtaormina ©2015

Fare innovazione con le startup – Il terzo appuntamento di “Fare innovazione” si è svolto ieri pomeriggio presso l’auditorium del Liceo “C. Caminiti” di Giardini Naxos. Si è parlato di startup, “modi, nodi ed esperienze”. Un incontro centrale, fondamentale nella serie di conferenze programmate dagli organizzatori. L’ambiente era un po’ diverso da quello che avevamo visto durante i due appuntamenti precedenti. L’argomento e i relatori, del resto, hanno creato un clima quasi familiare. Ideale per comprendere davvero cos’è una startup sia dal punto di vista teorico che pratico. Così tra un intervento e l’altro non sono mancate battute, commenti, domande e qualche riflessione che ha certificato il diploma da nerd dei protagonisti che hanno intrattenuto il pubblico. Già, non si può parlare di argomenti del genere senza essere dei nerd. Sarebbe una bestemmia laica. Tra serietà e qualche momento di ilarità in pieno stile “The Big Bang Theory”, in cui compariva Batman preferito, in maniera “inspiegabile”, a Spongebob, l’incontro è stato un’occasione preziosa per comprendere davvero il senso della parola startup in Italia, le differenze con il resto del mondo e il modo di pensare e agire necessario per intraprendere questo percorso innovativo. La

La distanza tra la startup americana e quella italiana – L’incontro è stato moderato da Mauro Curcuruto, Smartwork Srl, e da Giuseppe Arrigo, Startup Messina. Marcello Perone, della Keedra, ha introdotto il concetto di startup sostenendo che si tratta di un termine ormai «inflazionato». Il giovane messinese ha ricordato che c’è una grande differenza tra il nostro modo di intendere una startup e quello americano e delle altre nazioni mondiali: «Quando si parla di startup, nell’accezione americana, o quantomeno in realtà che non coincidono con quella italiana, si intende un’attività imprenditoriale. […] In Italia, invece, la definizione di startup è molto più semplice. Si considera startup una qualsiasi azienda nata da poco tempo. E una simile superficialità denota una grande confusione nel panorama nostrano». Al di là di una simile considerazione, che è sempre bene tenere in mente, Perone nel suo intervento ha evidenziato come le startup possiedono «un alto rischio di fallimento, perché le novità possono essere non capite. Ma nello stesso tempo possiedono un grande potenziale di crescita. Di solito, infatti, si usa dire che la startup fallisce o “fa il botto”». Perone ha ribadito che per «fare una startup, e quindi un’impresa, si deve partire da un’idea e fare un planning. Spesso tutto inizia da un bisogno. Lo startupper prende spunto da un problema che lo riguarda da vicino o da qualcosa che gli suscita particolare interesse».

«Creare una startup è un percorso lungo» – Si tratta di un processo in cui è fondamentale confrontarsi con gli altri, ricevere critiche e trovare un finanziatore. In fin dei conti i soldi, la soddisfazione e il successo rimangono obiettivi primari. All’incontro di Giardini Naxos ha preso la parola anche Antonio Musumeci, responsabile marketing dell’azienda “Paradigma” e membro dell’organizzazione no profit “Youth Hub Catania”. La filosofia del coworking appartiene a Musumeci, che ha evidenziato come «l’importante è fare incontrare persone con competenze differenti». Certo, quando si parla di startup non si deve pensare che si tratta di un percorso semplice e immediato. Il giovane catanese ha voluto ricordare ai presenti che «creare una startup è un percorso lungo. Servono energie e tanti soldi. Per fare startup si deve innovare. Si lavora davvero tantissimo. Non ci sono orari, non c’è il cartellino da timbrare, ma occorre non perdere di vista i “tempi” del mercato». Creare una startup, inoltre, vuol dire non chiudersi in se stessi, ma «aprirsi e “farsi smontare”». Dalla teoria alla pratica. E non poteva essere altrimenti, considerando la presenza di Valerio Merenda, Giuseppe Patanè, Dino De Luca e Fabio Bruno che hanno raccontato le loro esperienze. Da Crabtoon a Park Smart passando per Spidwit e Itineranda. Esempi concreti di startup frutto di lavoro, impegno e una visione della realtà lontana anni luce dai paradigmi che hanno caratterizzato il Novecento.

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