Mostra Andy Warhol - Foto A Jakomin blogTAORMINA ©2015

I colori e l’originalità di Warhol a Taormina – Sul Corso Umberto, di fronte al bar Mocambo, c’è la pubblicità della mostra dedicata ad Andy Warhol. Sembra quasi strano vedere qualcosa del genere, soprattutto dopo le polemiche e gli scontri politici delle ultime settimane. Però Andy Warhol è qua. E anche se la primavera non si è ancora svelata nei suoi animati colori, è sufficiente entrare nella mostra allestita nell’affascinante cornice di Palazzo Corvaja per rendersi conto che in queste stanze c’è il trionfo della vita con le sue mille sfumature. Il clima rigido non ha sancito il passaggio alla bella stagione, ma dal punto di vista artistico e culturale ci ha pensato il genio statunitense a inondare Taormina con i suoi colori e la sua originalità. Appena si entra nella sala si è circondati da una serie di serigrafie di Marylin del 1981, ovviamente firmate da Warhol. Serigrafie su cartoncino, piccole e grandi, che catturano gli occhi del visitatore. Ci distraggono ed è come se quei barattoli Campbell’s soup can (sempre firmati da Warhol) passassero in secondo piano. Eppure si tratta di una delle opere geniali del maestro della Pop Art, che per decenni ha mangiato quella zuppa.

L’assenza di emozioni – Passeggiando tra i pannelli che dividono la mostra si scorge il volto scarno e quasi privo di emozioni di Lisa Minnelli. Forse, con quel tocco di rossetto, Warhol ha fatto uno strappo alla sua regola. Un modo di pensare, come sottolineato dal curatore della mostra Giuseppe Stagnitta, che ha spinto Warhol verso un «cambio assoluto nell’interpretazione dell’arte. Se prima di lui gli artisti lavoravano sull’inconscio, Warhol elimina dalle opere le emozioni. L’uso della serigrafia, a tal proposito, non è una casualità. Era un modo per rappresentare l’oggetto, togliendo le emozioni e i contenuti». È un aspetto della genialità di Warhol, che ha avuto anche l’intuito di saper interpretare prima di altri la realtà contemporanea e la sua liquidità, dove l’unico e l’eccezionale vengono meno di fronte alla produzione in serie. Warhol fa lo stesso nell’arte. I barattoli Campbell’s e Two dollars ne sono una dimostrazione. Riproduce, con una semplice firma, un capolavoro che diventa di conseguenza multiplo e quindi un maggior numero di persone hanno la possibilità di acquistare un’opera d’arte.

Il Charlie Chaplin della storia dell’arte – La visione filosofica di Andy Warhol (definito anche uno “spacciatore di celebrità”) si basa su una democratizzazione dell’arte. Tutto diventa ripetitivo e seriale secondo le tecniche della pubblicità e dell’editoria. Charlie Chaplin, in “Tempi Moderni”, aveva messo in luce i gesti ripetitivi, disumani e spersonalizzanti della catena di montaggio che generano prodotti in serie identici. L’uomo si fa macchina. Ecco, sotto un certo punto di vista Andy Warhol è il Charlie Chaplin della storia dell’arte. Quello che l’attore e regista britannico rappresentò nel mondo cinematografico, l’artista di Pittsburgh lo concretizzò nel sacro universo dell’arte. È come se le sue opere sono state “desacralizzate” rispetto alla storia dell’arte dei secoli precedenti. Nella mostra taorminese, organizzata dallo Studio Soligo e curata da Giuseppe Stagnitta e Julie Kogler con la consulenza scientifica dello psicologo dell’arte Alberto Angelini, ci sono 76 opere di cui dieci pezzi unici. Tra questi spicca la Cospiracy at Dallas del 1982, che ripercorre l’assassinio del presidente Kennedy, e John Gotti del 1986, opera che ripropone il profilo dello storico criminale americano di origini italiane.

Ivan Gioia: «Oltre Andy Warhol avremo anche Pablo Picasso» – E poi locandine cinematografiche, album, riviste (“Interview Magazine”) e cover di dischi originali firmati dal pittore statunitense. Nella stanza che precede la conclusione dell’intensa mostra viene mandata in onda l’intervista che Vanni Ronsisvalle, scrittore e addetto della Rai alla cultura tra gli anni ’70 e ’80, fece ad Andy Warhol a Roma. Il giornalista racconta che quando uscirono per le strade della capitale, Warhol teneva al collo una macchina fotografica da pochi soldi. Fotografava qualsiasi cosa e durante il percorso incontrarono Federico Fellini con cui intrapresero una chiacchierata. Riflessioni, idee e racconti che si possono conoscere in una saletta ben sistemata. Warhol, più degli altri, è figlio del nostro tempo ed è riuscito ad anticipare, come capita a chi sa guardare “oltre la linea”, i nuovi paradigmi della quotidianità. Un personaggio “unico” che sta a proprio agio nella particolarità di Taormina. All’inaugurazione della mostra è intervenuto anche il vice sindaco e assessore al Turismo, Ivan Gioia, che ha voluto aprire con questo evento la stagione turistica della terrazza che si affaccia sul Mediterraneo: «Siamo contenti di ospitare una mostra così importante, che conferisce a Taormina un rilievo internazionale. Si apre in questo modo la stagione turistica e culturale. Quest’anno siamo riusciti a programmare per tempo e quindi oltre Andy Warhol avremo anche Pablo Picasso dall’8 luglio fino al mese di settembre. E infine con Casa Cuseni stiamo per trovare un accordo per farla diventare il museo della città. Tutto ciò a dimostrazione che Taormina è attenta alla cultura, perché fa rima con turismo».

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