Tra Tunisia e Mazara del Vallo ci sono meno di 200 km – A poche ore dalla strage in Tunisia, dove un commando di tre uomini ha tentato di fare irruzione in Parlamento per poi entrare nel Museo del Bardo in cui hanno tenuto centinaia di persone in ostaggio (100 erano italiani) e ucciso 20 turisti, ecco che la Sicilia, dopo settimane in cui il rischio fondamentalista nel Mediterraneo sembrava affievolirsi, deve fare i conti con le strategie del terrore. Le vicende del Museo del Bardo a Tunisi hanno messo in allarme il sindaco di Mazara del Vallo, Nicola Cristaldi: «Condanniamo fermamente l’attacco terroristico al museo del Bardo di Tunisi. Ed esprimiamo preoccupazione per questa strage di turisti alle porte delle nostre coste», ha detto il primo cittadino del comune “più tunisino” d’Europa con oltre il 15 per cento della popolazione proveniente dalla Tunisia. «Chiediamo – ha sottolineato Cristaldi – maggiori controlli da parte delle autorità tunisine e italiane nella nostra zona. L’attacco è un segnale che interrompe il naturale processo di convivenza tra le comunità mediterranee. A Mazara che dista meno di 200 km dalle coste tunisine c’è la più grande marineria del Mediterraneo con il porto peschereccio più importante d’Italia».

Verso la battaglia di Sirte – In realtà la convivenza pacifica tra i popoli che si affacciano sul mar Mediterraneo è finita da un po’ di tempo. Da quando l’Isis si è affacciato sulle coste libiche, il rischio, soprattutto per pescherecci e motovedette delle forze militari, di andare incontro a possibili sequestri, è davvero molto elevato. La situazione in Libia è davvero caotica e il Paese vive in una continua e perenne guerra civile. Come detto da Luciano Tirinnanzi, direttore responsabile di “Lookout news”, sul “Giornale di Sicilia”, Cirenaica e Tripolitania si combattevano anche sotto Gheddafi e adesso che la situazione politica è degenerata la lotta perenne è l’unica cosa certa in Libia. Se in Iraq, e per essere precisi nella città di Tikrit, i fondamentalisti islamici respingono con forza i tentativi delle forze governative di riappropriarsi della città tra Baghdad e Mosul, in Libia la situazione rischia di precipitare in maniera definitiva. Nelle prossime ore la battaglia principale si svolgerà a Sirte, centro strategico sul Mediterraneo. L’emittente televisiva “Al Jazeera” ha detto che le forze dello Stato maggiore del Congresso nazionale di Tripoli sono pronte ad attaccare Sirte per prendere il controllo delle postazioni in mano allo Stato islamico. Le forze della brigata 166, insieme a quelle dell’operazione Shuruq, si stanno ammassando nella base aerea di al Qardabiya a est di Sirte.

L’allarme delle autorità libiche – È la nostra Kobane, la città che non può cadere in modo definitivo nelle mani delle milizie del Califfato. Sarebbe il primo decisivo passo verso l’instabilità della zona mediterranea, sia dal punto di vista commerciale che politico. In attesa di questa battaglia decisiva, dove ancora una volta l’Occidente sta mostrando le sue divisioni, il presidente del Parlamento libico di Tobruk, Aqila Saleh, ha confermato che «l’Isis e al Qaeda possono passare dalla Libia all’Italia e ciò è un grande pericolo visto che molti terroristi sono in Libia. Auspichiamo il sostegno dell’Italia per lottare contro il terrorismo». Le istituzioni libiche hanno posto l’attenzione sull’eventuale trasferimento dei terroristi in Italia e quindi in Sicilia. Il pericolo esiste, è reale ed è la geografia a confermarlo. Inoltre le autorità della Libia si aspettano che l’Italia si impegni in un pattugliamento del Mediterraneo, per impedire che giungano altre armi alle truppe del presunto Stato Islamico. Il governo di Renzi ha garantito, con il ministro degli Esteri Gentiloni, sostegno alla Libia e l’Unione europea ipotizza un blocco navale nel Mediterraneo per cercare di ridurre eventuali pericoli, anche se i fondamentalisti potrebbero provare a sfondare dai Balcani dove, tra l’altro, hanno diversi seguaci.

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