Baccei è irremovibile – La tanto attesa Finanziaria messa a punto dall’assessore regionale al Bilancio, Alessandro Baccei, non piace per niente alla classe politica siciliana. Qualcuno direbbe che è un buon motivo per approvarla a occhi chiusi. Già, da queste parti anche se non sei un populista movimentista il rischio è che la classe dirigente attuale ti spinga, giorno dopo giorno, a farti passare dall’altra parte della barricata. Impressioni di fine inverno che non possono segnare una deviazione, ma una presa di coscienza razionale. Serve pragmatismo e lucidità di fronte alle dichiarazioni che i sindaci siciliani hanno rilasciato nella giornata di ieri per rispondere alla volontà della giunta regionale di approvare in breve tempo la legge di stabilità che dovrebbe aiutare a far respirare le casse della Sicilia. I sindacati si incontreranno anche oggi con il governatore Rosario Crocetta, il quale sta cercando un punto d’incontro tra le due parti, ma l’assessore Baccei è irremovibile. La Finanziaria non può mutare. Troppi sprechi e clientele negli ultimi decenni in Sicilia. E’ arrivato il momento di cambiare il corso delle cose.

Le barricate dei sindaci siciliani – Una presa di posizione che non piace ai sindaci siciliani, i quali ieri erano riuniti in assemblea dall’Anci. A presiedere la veemente protesta c’era Leoluca Orlando, primo cittadino di Palermo e guida dell’Anci Sicilia: «Il prossimo 21 aprile, durante l’assemblea regionale con tutti i sindaci, presenteremo una grande mappa della Sicilia dove scriveremo i nomi di tutti i responsabili dello stato in cui versano i comuni dell’isola. Metteremo i nomi di tutti i deputati, regionali o nazionali di ogni provincia, perché appaia chiaro di chi è la responsabilità». I sindaci dei grandi e dei piccoli centri della regione se la sono presa con la giunta regionale, ma anche con tutti gli esponenti politici dell’Ars che sono stati accusati di «non legiferare». Parole che spingeranno i sindaci a chiedere, giorno 21 aprile, le dimissioni dei deputati. Dichiarazioni pesanti che meriterebbero un approfondimento, ma non in questa sede. Già, perché queste affermazioni rischiano di far passare in secondo piano la Finanziaria e la necessità di ridimensionare i costi della politica siciliana e quelli della Pubblica amministrazione.

L’obbligo di ridimensionare i costi della politica – Un carrozzone che, a mesi alterni, finisce sulle prime pagine dei giornali nazionali e internazionali. Non va dimenticata una simile vergogna, una bestemmia nel momento in cui la Sicilia ha il numero più alto di disoccupati e assiste impotente, come sempre, all’emigrazione forzata dei suoi figli in cerca di un lavoro e di una vita migliore. Chi nasce da queste parti è costretto ad andare via e chi giunge sulle coste sicule considera la Sicilia una terra di passaggio per raggiungere altre mete, come il Nord Europa. Si, questa regione è diventata, per tutti e senza differenza di colore e di religione, un luogo di transito. Un’indifferente casella del Monopoli che passa in secondo se non in terzo piano. Altro che isola al centro del Mediterraneo. Una definizione, ormai, soltanto geografica. Certo, tutti i problemi non svaniranno con l’approvazione della Finanziaria. Però è un passo dovuto verso chi soffre e contro la politica degli sprechi che ha contribuito a creare la situazione in cui ci troviamo. Come fanno i sindaci e i politici che siedono nei vari consigli comunali della Sicilia a non comprendere un’esigenza del genere?

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