Due anni collegati tra loro: 2001 e 2013 – “Tracker”, l’ottavo album solista di Mark Knopfler, è uscito in versione digitale. Un’ennesima perla nella storia della musica internazionale. Il disco si presenta con 11 nuove canzoni firmate da Knopfler e ispirate a diversi argomenti, oltre che ad autori come Beryl Bainbridge e Basil Bunting. Le canzoni, come ad esempio il singolo “Beryl” in radio dal 23 gennaio, contengono racconti di vita vera accompagnati con l’inconfondibile musicalità di Knopfler. Era l’estate del 2013 quando Mark Knopfler, leader dello storico gruppo “Dire Straits”, si esibiva al Teatro antico di Taormina di fronte a un pubblico in visibilio ed entusiasta. Nel 2001, invece, il grande protagonista era stato Bob Dylan che rimase impressionato dalla bellezza del panorama naturalistico che offre Taormina. E come ha raccontato il professor Mario Bolognari, pretese «una suite nell’albergo (Grand Hotel Timeo) accanto al Teatro e vi rimase tutta la notte sdraiato nel terrazzino con una cena fredda e un paio di birre». Storie taorminesi, fatti di un passato non troppo lontano che oggi, però, sembrano distanti dalla nostra quotidianità.

Tutto scorre sotto “the lights of Taormina” – Già, ma per quale motivo, si chiederà qualcuno, ho accostato Mark Knopfler a Bob Dylan? C’è chi potrebbe pensare che due personalità del genere sono sinonimo di esclusività e di unicità, ovvero dei caratteri distintivi di questo luogo. E non ha torto. Ma c’è chi potrebbe pensare all’ultimo brano scritto e cantato dall’artista britannico. Si, mi riferisco a “Lights of Taormina”. La canzone presente nell’album “Tracker”, che a quanto pare è nata durante una tournée in giro per il mondo proprio insieme a Bob Dylan. C’è poco rock in questo nuovo album di Mark Knopfler. Ciò che emerge, invece, è la sua capacità di raccontare storie. Knopfler è ormai uno storyteller con la passione di narrare le vicende altrui. Tra lo spettacolo panoramico di Taormina con «music floating in across the bay», il cantautore parla di vite che si sono incrociate e poi si sono smarrite. Si sono allontanate ed è rimasto soltanto il ricordo, come quello dei dolci baci paragonati al «the red wine from Messina». Quasi ogni strofa si conclude con «the lights of Taormina», le luci di Taormina. Dei riflettori sulla vita che scorre inesorabile, come le correnti in mezzo al mare.

Ispirati nella stessa stanza d’albergo – Ma “Lights of Taormina”, oltre a essere un chiaro riferimento alla terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo, rappresenta il forte legame di Mark Knopfler con Bob Dylan. Ecco il motivo di quei due concerti (2001 e 2013), che rappresentano due pezzi di storia taorminese tenuti insieme da una stanza d’albergo. «Ero in un tour in Europa – ha detto al “The Australian” Knopfler – e Bob era stato a Taormina poco prima che arrivassi anche io. Ho soggiornato nella sua stessa stanza d’albergo. Era una suite accanto al Teatro. Sono stato sul balcone per molto tempo dopo che mi ero esibito e ho pensato a un sacco di cose. Allora la mattina dopo ho letto qualcosa che diceva che Bob aveva trascorso anche lui molto tempo su quel balcone. Sapevo solo che aveva vissuto lo stesso tipo di esperienza. Non so se sarei riuscito a scrivere quella canzone senza quell’esperienza». Due grandi artisti ispirati nello stesso luogo magico tra mare, Teatro Greco e la maestosità dell’Etna. Sta di fatto che gli undici brani di “Tracker” mettono in luce l’interesse di Knopfler per le storie e le vite degli altri. Anche in questa occasione il chitarrista e compositore di Glasgow va controcorrente. Nella terra dell’indifferenza, dove spesso voltiamo le spalle a chi chiede aiuto e giunge sulle coste siciliane sfidando il Mare Nostrum, ascoltare la musica e le parole di questo grande artista non può fare altro che bene. In primis alla nostra anima.

https://www.youtube.com/watch?v=t7Du425IjPU

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