Dopo le piazze infinite, le vie e le città, tra le più importanti e rappresentative del mondo, di cui ricordiamo New York, Dubai, Londra, Roma, San Francisco, Chicago, Basilea, Buenos Aires, Tokyo, Santo Domingo, Berlino, Monaco di Baviera, Francoforte, Milano, Napoli, Parigi, Montecarlo, Madrid, Mosca, Città del Messico, Monterrey, Atene, Istanbul, Calgary, Vienna, Lisbona e Panama, Botero arriva anche in trinacria portando per la prima volta in Italia la “Via Crucis, la pasion de Cristo”. Le innumerevoli località che hanno celebrato la sua arte, di cui sarebbe troppo lungo l’elenco completo, hanno sempre visto il suo stile originale, un figurativo moderno di influsso neo-rinascimentale, che ha portato alla nascita del termine “boterismo”, con cui attraverso il suo tratto inconfondibile ha riletto tutti i temi universali dell’essere umano. Esaltando i volumi e le forme, nel racconto moderno delle antiche passioni, dei miti, delle credenze, degli eventi e delle leggende, e permeando tutto attraverso la forza del colore, ha ricreato una nuova estetica occidentale che trasuda anche una certa sensualità, e denuncia, a ben vedere, con stile e ironia i limiti e le cadute della società moderna.

Ospita questo suo ultimo lavoro il complesso monumentale di Palazzo reale e la Cappella Palatina, nel cuore del centro storico di Palermo. L’artista colombiano, nato a Medellin il 19 aprile del ’32, ha sempre vissuto di un amore abbastanza corrisposto con il bel paese, in cui possiede una casa a Pietrasanta, al di là di certe piccole incomprensioni legate allo spostamento di alcune sue opere, storia antica, per volere della chiesa, ma la scelta espositiva siciliana sembra sposarsi benissimo con il tema del suo lavoro.

Vi è una grande congruenza tra i colori della passione e i colori della terra siciliana, tra gli aspetti dolorosi della morte per la rinascita e il travaglio di un’isola che lotta da sempre per affermare la sua esistenza culturale e una parentela diretta con il passaggio da una discosta ironia dal sapore quasi rinascimentale allo sprofondamento nel dolore più assoluto, pur nascosto dai colori, della morte per antonomasia, quella della via della croce. Metafora stessa della vita cristiana la “VIA CRUCIS La pasión de Cristo” è l’esemplificazione, come scrive il Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, «di uno tra i racconti più intensi della cristianità alla quale più artisti, soprattutto tra Medioevo e Rinascimento, dedicarono opere divenute famosissime. Botero, ispirato dalla conoscenza dei grandi maestri del passato, riesce a narrare un evento legato alla vita e alla morte di Cristo, mettendone in evidenza il dramma ed il lato umano più che quello divino: rende così attuale il tema della sofferenza nella società contemporanea votata al consumismo, afflitta dai drammi quotidiani delle guerre, della fame, degli abusi e delle sopraffazioni.»

Sembra un segno leggero ma forte anche che la sigla dell’Assemblea regionale siciliana diventi la parola “Ars”. La promozione dell’evento infatti è sorta dall’impegno dell’Assemblea, della Fondazione Federico II e dal Museo colombiano di Antioquia, da cui sono state spedite le opere, poste poi sotto la cura dell’architetto Giuseppe D’Ippolito della Fondazione Federico II. Dopo aver fatto tappa a New York, Medellin, Lisbona e Panama, la mostra (costituita da 27 dipinti ad olio e 17 disegni) sarà ospitata nelle Sale di Duca di Montalto del Palazzo Reale dal 21 marzo al 21 giugno 2015 e mostrerà un Botero che sembra aver abbandonato la vena di denuncia satirica ed essersi accostato con rispetto al drammatico tema sacro della Via Crucis. Senza cercare l’impatto emotivo, forte, preferito da tanta parte degli artisti contemporanei Botero si accosta umilmente, anche dal punto di vista iconografico, dipingendosi piccolo accanto a cristo in un tema biblico così importante, provando a creare una sorta di piccolo rifugio emozionale, parallelo come una stanza in cui ci si può ricoverare, lasciando fuori le tensioni e le pressioni della vita. Pur dichiarandosi non religioso, e attratto solo dal parallelo che richiama questo tema con le sofferenze quotidiane dell’uomo e dalla grande tradizione iconografica artistica dei secoli passati, che oggi sembrava dimenticata, Botero ci offre una nuova e colorata versione di un tema classico cristiano. 

«Ho voluto presentare il dramma di Cristo come se fosse vissuto da un essere umano. L’unica allusione alla divinità di Cristo è rappresentata nell’opera Sepoltura in cui appare un angelo che vola sopra la scena». In tutto ciò appare chiaramente il dolore e la pesantezza della croce, ma ad un occhio esperto non sfugge nemmeno l’ironia che ancora pervade l’artista sudamericano. E la leggiamo in uno spostamento da una parte all’altra del corpo di cristo di un segno importante del dolore, la ferita al costato. Una ferita che pur conservando il significato liturgico, assume la simbologia semeiotica della potenza delle immagini. Qualunque sia il lato a noi esposto in una immagine di Cristo che racconti il dolore della morte e al contempo della rinascita della vita, deve comparire, per dare forza all’immagine, il segno della ferita e il dolore composto che ci riporta.

© Riproduzione Riservata

Commenti